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Messina, il rimpasto gattopardesco: cambia la Giunta, restano i soliti (con la Castelli vicesindaco)

- 22/06/2026

Tra assessori a termine, rientri acrobatici e un cumulo di deleghe talmente ipertrofiche da far invidia alla NASA, i fedelissimi del “cerchietto magico” si costruiscono curricula pronti per lo spazio. Peccato che, nel frattempo, Messina resti ferma al palo e i giovani normali debbano continuare a scappare. Mentre la “narrazione” continua grazie ai messinesi.

Tanto rumore per nulla. Si potrebbe riassumere così, rubando una celebre espressione a Shakespeare, il pomposo annuncio della “nuova” Giunta del sindaco di Messina, Federico Basile. Un valzer di nomine che, a guardare bene i decreti, somiglia pericolosamente al classico gioco delle tre carte della politica nostrana: si mescolano i fattori, si spostano le pedine e si ridistribuiscono i compiti, ma l’algoritmo del potere locale rimane immutato.

A Palazzo Zanca va in scena l’usato sicuro. Per la stragrande maggioranza dei posti chiave si tratta infatti di una sfilata di riconferme blindate, seppur con qualche rimescolamento strategico delle competenze. Massimo Finocchiaro si porta a casa un pacchetto di deleghe pesante e variegato, che spazia dalle manutenzioni e servizi al pronto intervento, passando per spettacoli, grandi eventi e cimiteri. Francesco Caminiti mantiene salde le sue storiche attribuzioni a edilizia, mobilità e politiche demaniali. Cambiamento di rotta invece per Liana Cannata, a cui vengono affidati decoro urbano, arredo urbano, politiche agroalimentari e pari opportunità, mentre ad Alessandra Calafiore vengono rinnovate le deleghe già precedentemente assegnate, con la singolare aggiunta di animali e acquario. Restano in sella anche Enzo Caruso e Nino Carreri.

E per quegli alleati rimasti momentaneamente scoperti? Niente paura, il sistema ha le sue reti di protezione e non lascia indietro nessuno: l’ex vicesindaco Salvatore Mondello è già dato in rampa di lancio per un comodo atterraggio alla Città Metropolitana o ai vertici di qualche partecipata comunale, mentre Massimiliano Minutoli si avvia blindato verso la presidenza del Consiglio comunale, potendo contare su una maggioranza bulgara in aula.

Ma la vera perla di questo finto rinnovamento è il clamoroso rientro “dalla finestra” di Laura Castelli. Non solo conquista la carica di vicesindaco, ma le vengono affidate deleghe cruciali e politicamente sensibilissime: contenzioso, contrasto all’evasione, patrimonio comunale, comunicazione e sistemi informativi e tecnologici. Dopo la memorabile debacle elettorale a Milazzo, dove la sua candidatura a sindaco si è infranta contro la dura realtà delle urne, la Castelli ha trovato prima un paracadute alla Città Metropolitana e oggi, per miracolo politico, agguanta la seconda poltrona più importante del Comune di Messina. Una parabola acrobatica che dimostra come, nel perimetro della politica nostrana, la bocciatura da parte degli elettori non sia affatto un problema, purché si faccia parte del cerchio giusto. Grande assente oggi Salvo Puccio. Che fine farà?

Tra le novità si registra l’ingresso dell’ex provveditore agli studi Stello Vadalà, che assume la guida di politiche sportive, formazione e politiche scolastiche, e l’introduzione di una trovata che definire stucchevole è un generoso eufemismo: l’assessorato “a rotazione” per i giovani. La prima a sperimentare questo contratto a tempo determinato della politica sarà Ines Forami, che guiderà le politiche giovanili per soli sei mesi. Un’idea bizzarra, con tutto il rispetto per la giovanissima Ines, che demolisce in un colpo solo i concetti di continuità amministrativa e programmazione. Come si può incidere sul futuro delle nuove generazioni con una scadenza semestrale sul petto, quasi si trattasse di uno stage formativo? Se l’amministrazione avesse voluto fare sul serio, avrebbe istituito una commissione consultiva di giovani (ovviamente non eletti) per supportare un assessorato strutturato, guidato da una figura con competenze e un curriculum adeguati alla gravità della situazione. E sia chiaro, il problema della competenza non riguarda la riconfermata Cannata guards caso con altre deleghe, ma la scelta della formula stessa: lo spot pubblicitario che prevale sulla sostanza, mentre la fuga dei giovani messinesi dalla città resta un’emorragia continua.

Sullo sfondo, ma neanche troppo, si muove il vero regista dell’operazione: il patron e attuale sindaco di Taormina, Cateno De Luca. È stato lui a intrattenere la platea nel Salone delle Bandiere, trasformando la presentazione dei nuovi assessori nella rappresentazione plastica del suo eterno sogno politico: la scalata alla presidenza della Regione Siciliana. Tra i vari passaggi, De Luca ha lanciato il suo nuovo mantra: “Vincere quotidianamente”. Un concetto suggestivo per i social, ma logicamente e umanamente impossibile. La pretesa di vincere ogni singola sfida ignora le regole elementari della realtà e della complessità amministrativa, ma si sa, la propaganda non ha bisogno di logica, ha bisogno di sogni da vendere. Per altre novità concrete sul “cerchietto allargato” del leader, bisognerà invece attendere la fine l’estate.

La lezione che esce da questa tornata di nomine è amara, soprattutto per i ragazzi di questa terra. Il messaggio spedito da Palazzo Zanca è limpido e disarmante: i posti che contano sono rigorosamente riservati a chi fa parte del sistema, mentre le porte esterne restano sbarrate.

In una Sicilia in cui le nuove generazioni scappano per mancanza di meritocrazia, questa farsa delle poltrone e delle deleghe non fa che cementare il più tossico dei pregiudizi: senza “spinte” non si va da nessuna parte. O entri nel sistema, o compri un biglietto di sola andata.