Nel mirino la determinazione della Segretaria Generale Carrubba. Decurtati del 50% gli aventi diritto rispetto alla graduatoria provvisoria. Le sigle sindacali chiedono la revoca immediata e minacciano l’interruzione delle relazioni.
A poche ore dalla proclamazione del Sindaco Federico Basile, si accende subito lo scontro sindacale a Messina. Al centro della bufera c’è la decisione della Dott.ssa Carrubba, nella sua qualità di Segretario e, da oggi anche Direttore Generale, accusata di aver modificato in modo unilaterale il Contratto Collettivo Decentrato Integrativo (CCDI) vigente.
La miccia che ha innescato la protesta è la pubblicazione della determinazione dirigenziale n. 5113 del 28 maggio 2026. L’atto stila la graduatoria definitiva degli aventi diritto alle Progressioni Economiche Orizzontali (PEO) per il 2024, operando un taglio drastico: il 50% in meno dei beneficiari rispetto a quanto stabilito nella graduatoria provvisoria. Una “penalizzazione palese nei confronti degli esclusi”, denunciano le organizzazioni sindacali, che si pone in netto contrasto con l’accordo già sancito in sede negoziale tra le parti per il triennio 2023/2025, strumento a oggi pienamente in vigore.
I rappresentanti dei lavoratori sottolineano come l’iter fosse stato regolarmente avviato durante la precedente amministrazione, sotto la direzione dell’allora Direttore Generale Dott. Salvo Puccio. Fu proprio quest’ultimo, con la determina n. 10920 del 1° dicembre 2025, ad adottare l’atto iniziale e propedeutico della selezione. Un procedimento che, secondo i sindacati, ha superato ogni valutazione giudiziale, risultando allo stato dei fatti “inoppugnabile e quindi non revocabile”, in linea con quanto già fatto per le Peo 2023.
L’accusa mossa alla Dott.ssa Carrubba è dura: aver agito in solitaria, discostandosi dalle regole pattuite. La contrattazione decentrata, ricordano i sindacalisti, assegna proprio alle parti l’individuazione delle risorse e dei criteri selettivi, un processo che si è tenuto “non nelle segrete stanze ma nei luoghi deputati alla trattativa”. Il contratto definitivo aveva peraltro incassato il parere favorevole dei Revisori dei Conti ed era stato regolarmente inviato all’ARAN.
Giudicando “fortemente lesivo” il comportamento della direzione, le sigle sindacali chiedono la revoca immediata della determina n. 5113 e la corretta applicazione del CCDI, sollecitando inoltre l’attivazione delle procedure per il 2025 seguendo i medesimi criteri del passato.
Il documento, firmato dai vertici sindacali Livio Andronico, Emilio Di Stefano, Antonio Trino, Giuseppe Previti, Giuseppe Gemellaro e Giorgio Adamo, si chiude con un vero e proprio ultimatum: se questa modalità di gestione dei rapporti dovesse permanere, le relazioni sindacali saranno da considerarsi interrotte e i dipendenti verranno immediatamente convocati in assemblea. Le relazioni, ribadiscono, devono essere improntate a principi di responsabilità, correttezza e trasparenza per prevenire i conflitti, non per generarli.




