La mozione di Cosimo Oteri e Amalia Centofanti chiede al sindaco di intervenire presso il Ministero della Cultura per assegnare il capolavoro di Antonello al Museo regionale. L’opera, però, è già stata collocata stabilmente al Museo Nazionale d’Abruzzo. Lo storico messinese aveva sollevato il caso subito dopo l’acquisto dello Stato
Riportare a Messina l’Ecce Homo di Antonello da Messina, acquistato dal Ministero della Cultura per 14,9 milioni di dollari. È quanto chiedono il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Cosimo Oteri, e la consigliera Amalia Centofanti, attraverso una mozione datata 9 luglio e indirizzata al sindaco e alla Giunta comunale.
Una richiesta che rilancia una questione culturale e identitaria certamente rilevante, ma che arriva quando il Ministero guidato da Alessandro Giuli ha già assunto e concretamente attuato una decisione differente: dal mese di giugno il dipinto è entrato stabilmente nelle collezioni del Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, il MuNDA.
Soprattutto, quella avanzata oggi dalla Lega non è una rivendicazione nuova. A chiedere con forza che l’opera venisse destinata al Museo regionale di Messina era stato, già il 9 febbraio scorso, lo storico e studioso messinese Nino Principato, intervenuto immediatamente dopo la notizia dell’acquisto da parte dello Stato.
La mozione della Lega
Nel documento, Oteri e Centofanti ricordano che il dipinto è stato acquistato dalla Direzione generale Musei presso Sotheby’s e sottolineano il profondo legame tra Antonello e la sua città natale. Secondo i due consiglieri, il Museo regionale interdisciplinare di Messina rappresenterebbe la collocazione più coerente sotto il profilo storico, artistico e scientifico, anche perché custodisce già un importante nucleo di opere del maestro.
La mozione impegna il sindaco e la Giunta ad avviare «con la massima tempestività» ogni iniziativa presso il Ministero della Cultura e la Direzione generale Musei, affinché l’Ecce Homo venga assegnato permanentemente al MuMe. Si chiede inoltre di coinvolgere la Regione Siciliana, i parlamentari nazionali e regionali eletti nel territorio, l’Università, le istituzioni culturali e la Città Metropolitana, costruendo un fronte comune a sostegno della candidatura messinese.
Il testo richiama anche l’articolo 9 della Costituzione e il principio della valorizzazione territoriale dei beni culturali. Il ritorno di un’opera di Antonello nella città in cui il pittore nacque e si formò, sostengono i firmatari, avrebbe un valore non soltanto museale, ma anche simbolico, identitario e turistico.
Il dato che manca: il quadro è già a l’Aquila
La mozione, tuttavia, non affronta un elemento decisivo: l’opera non è più in attesa di una destinazione.
Il 5 giugno il Ministero della Cultura ha annunciato ufficialmente che l’Ecce Homo sarebbe diventato «patrimonio stabile» del Museo Nazionale d’Abruzzo, indicando nel Castello cinquecentesco dell’Aquila la sua residenza «definitiva e stabile». L’inaugurazione si è tenuta l’8 giugno alla presenza del ministro Giuli.
La Direzione generale Musei ha successivamente confermato che il capolavoro ha trovato una «collocazione permanente» nel MuNDA. La scelta è stata inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 e collegata al rilancio del museo abruzzese, tornato nel Castello cinquecentesco dopo diciassette anni e dopo un lungo intervento di recupero e riallestimento.
La battaglia politica messinese, dunque, non dovrebbe più limitarsi a chiedere una semplice assegnazione. Per portare l’opera al MuMe sarebbe necessario ottenere dal Ministero una revisione di una decisione già formalizzata e resa operativa.
L’acquisto da 14,9 milioni di dollari
Lo Stato italiano aveva annunciato l’acquisizione il 9 febbraio. Il dipinto, comprato dalla Direzione generale Musei presso Sotheby’s per 14,9 milioni di dollari, è una piccola tavola dipinta su entrambi i lati: sul recto compare Cristo coronato di spine, mentre sul verso è raffigurato San Girolamo penitente in un paesaggio roccioso.
Secondo il Ministero, le dimensioni ridotte, la doppia immagine e le tracce lasciate dall’uso nel corso dei secoli confermerebbero la sua originaria funzione di oggetto destinato alla devozione privata. Giuli aveva definito l’acquisizione un’operazione di altissimo valore culturale e l’opera un caso unico nel panorama artistico del Quattrocento italiano.
Prima di raggiungere l’Aquila, la tavola era stata presentata al pubblico nella Biblioteca del Senato, a Roma. Già il 26 marzo il Ministero aveva comunicato che sarebbe stata assegnata al Museo Nazionale d’Abruzzo.
L’appello anticipato di Nino Principato
La richiesta di Messina, però, era stata formulata molto prima della mozione consiliare.
Il 9 febbraio, nel giorno stesso in cui il Ministero confermava l’acquisto e mentre circolava l’ipotesi di una destinazione al Museo di Capodimonte, Nino Principato aveva chiesto pubblicamente che la tavola fosse affidata al Museo regionale di Messina.
Lo storico aveva indicato due ragioni fondamentali: Antonello era messinese e il MuMe custodisce già il Polittico di San Gregorio e una tavoletta devozionale bifronte raffigurante, su un lato, la Madonna con il Bambino e un francescano offerente e, sull’altro, un Ecce Homo con la corda al collo.
Principato aveva ricordato che quest’ultima opera era stata acquistata dalla Regione Siciliana a un’asta Christie’s e successivamente destinata al museo messinese. La presenza del nuovo dipinto avrebbe quindi permesso di ampliare un percorso scientifico e museale già esistente, mettendo in relazione due opere bifronti dello stesso autore.
Una battaglia culturale iniziata troppo tardi dalle istituzioni
La mozione della Lega ha il merito di riportare il tema nel Consiglio comunale e di chiedere una mobilitazione istituzionale. Ma la cronologia non può essere ignorata. Quando Principato sollevò il caso, la destinazione definitiva non era stata ancora ufficializzata e vi sarebbe stato spazio per un intervento immediato e unitario delle istituzioni cittadine e regionali.
Oggi il quadro è diverso. Il Ministero ha scelto L’Aquila, ha motivato la decisione nell’ambito della strategia di valorizzazione dei musei territoriali e ha inaugurato l’allestimento permanente.
Messina può ancora rivendicare il proprio legame con Antonello e chiedere almeno esposizioni temporanee, prestiti, collaborazioni scientifiche o una revisione dell’assegnazione. Ma dovrà farlo sapendo che il tempo delle semplici candidature è trascorso. E ricordando che, quando la partita era ancora aperta, la voce più chiara era arrivata non dalla politica, ma da uno storico messinese che aveva compreso immediatamente il valore culturale e identitario della posta in gioco.




