
Lo spettacolo tratta dell’intenso confronto su temi delicati e prepotentemente attuali (bullismo e omosessualità), tra il mondo della scuola e il complicato universo dei rapporti genitori-figli.
“Il Nodo” è ambientato in una classe di prima media della scuola pubblica di Lake Forest, piccolo centro abitato nei dintorni di Chicago. Ma attenzione: il “dove” non è importante, importante è il “quando” e soprattutto il “perché”.
Quali sono le responsabilità educative dei genitori e quali quelle delle istituzioni nei confronti dei figli? Di chi è la colpa se i nostri figli si trasformano in vittime o carnefici? Com’è possibile che si possa scatenare una violenza tale da indurre un ragazzo o una ragazza ad uccidersi? Dove sbagliamo? Chi sbaglia? Di chi è la responsabilità? “Il nodo” non è semplicemente un testo teatrale sul bullismo (il che, comunque, basterebbe a renderlo assolutamente attuale e necessario), è soprattutto un confronto senza veli sulle ragioni intime che lo generano.
LEGGI ANCHE
- Spadafora, i conti che disturbano la narrazione: il Comune cade per l’inchiesta, ma il bilancio approvato racconta un’altra storiaIl commissario Borzì approva il rendiconto 2025: rispettato il Piano di riequilibrio, recuperata la quota di disavanzo e nessuna anticipazione di tesoreria. L’inchiesta giudiziaria su Pistone resta un capitolo autonomo… Read more: Spadafora, i conti che disturbano la narrazione: il Comune cade per l’inchiesta, ma il bilancio approvato racconta un’altra storia
- Taormina, il fondo che c’era già. Il rischio di una montagna di burocrazia e una cambiale per gli Enti locali. Per non parlare dei costi di quel che poteva essere discusso all’ARSUn “nuovo modello” contro gli incendi? Ma il fondo di rotazione era già stato scritto, discusso e bocciato dall’Ars. E affidare ai Comuni la pulizia sostitutiva dei terreni privati rischia… Read more: Taormina, il fondo che c’era già. Il rischio di una montagna di burocrazia e una cambiale per gli Enti locali. Per non parlare dei costi di quel che poteva essere discusso all’ARS
- Catania, condanna in appello per il docente universitario. Nota della sen. Musolino“La sentenza della Corte d’Appello di Catania, che ha condannato il docente universitario catanese per violenze sessuali e molestie nei confronti di studentesse commesse tra il 2010 e il 2014… Read more: Catania, condanna in appello per il docente universitario. Nota della sen. Musolino
- Maxiprocesso “Nebrodi 2”: raffica di condanne per oltre 324 anni, ma cade l’aggravante mafiosaIl Tribunale di Patti fa calare il sipario sul maxiprocesso “Nebrodi 2“, la vasta inchiesta che ha scoperchiato il sistema di frodi sui fondi europei destinati all’agricoltura. Il bilancio del… Read more: Maxiprocesso “Nebrodi 2”: raffica di condanne per oltre 324 anni, ma cade l’aggravante mafiosa
- Molestie e violenze a studentesse, professore condannato a 4 anniSentenza della Corte d’appello a Catania, in primo grado era stato assolto La terza sezione penale della Corte d’appello, accogliendo sostanzialmente la richiesta della Procura, ha condannato a quattro anni… Read more: Molestie e violenze a studentesse, professore condannato a 4 anni

Osa porsi le domande assolute come accade nelle tragedie greche, cerca le cause e non gli effetti. Ed è questo aspetto ad attrarmi di più.
Oggi abbiamo le piattaforme digitali per raccontare storie, per denunciare fatti e azioni rilevanti. Dunque a cosa serve nello specifico il teatro? Serve a mettere a nudo, nella sintesi e nell’intensità che lo contraddistinguono, le più profonde contraddizioni dell’uomo, le ragioni ultime del suo agire.
Heather Clark e Corryn Fell non sono solo l’insegnante e la madre di Gidion. Il loro conflitto, come quello tra Medea e Giasone, tra Dioniso e Penteo, tra Eteocle e Polinice, racchiude in sé tutti noi come singoli individui e tutti noi come società. E ci pone di fronte alle nostre responsabilità: per ogni ragazzo ferito, umiliato, ma anche per chi umilia e ferisce, siamo noi ad essere sconfitti, come individui e come società, nostra è la responsabilità, nostra è la pena e il dolore.

La madre e l’insegnante di Gidion combattono per salvare se stesse dal baratro della colpa e forse per cercare un senso ad una morte tanto orribile. Nel frastuono e nel clamore della loro battaglia non si accorgono che solo una voce resta muta e lontana: quella del figlio.
Il nodo gordiano è un nodo che non puoi districare se non tagliandolo di netto. La metafora del titolo è dunque molto chiara: esistono conflitti che non possono più essere sciolti, ma solo recisi.
E dunque: non bisognerebbe mai trovarsi in circostanze tanto estreme da risultare irrecuperabili.
Educare la generazione di domani è la più sacra, la più alta responsabilità umana. Trascurarla è un atto gravissimo che porta ineluttabilmente ad altrettante gravissime conseguenze. Eppure viviamo in una società dove i genitori troppo spesso difendono ad oltranza i loro figli, difendendo in realtà nient’altro che se stessi. Una società dove gli insegnanti sono sotto pagati e poco, pochissimo considerati. Una società dove un qualsiasi ragazzo ha il diritto di sentenziare sulla validità dell’insegnamento. Una società dove a volte fare l’insegnante è un ripiego, non il più nobile degli incarichi. Una società che ha rovesciato il principio cardine non solo dell’educazione ma anche del buon vivere sociale: il rispetto dei ruoli. Spesso si dice che non esistono più maestri. Il punto è, a mio avviso, che non esistono più allievi. Su Facebook, su Twitter, su Instagram, tutti possono dire la loro su qualsiasi argomento, senza averne le competenze e addirittura la benché minima esperienza. Un caos brutale nel quale facilmente restano impigliati i più fragili.
Haether e Corryn sono due figure tragiche che si fronteggiano, il campo di battaglia è la classe, il tempo è quello dell’ora dei colloqui e per l’esattezza dalle 14.45 alle 16.15. Un’ora e mezza di attacchi, difese, strategie, accordi sperati e immediatamente traditi, senza sosta. Una grande prova d’attore. Ambra Angiolini e Arianna Scommegna combatteranno per noi, sul palco, questa battaglia nella speranza che si possa tornare a parlarsi con senso di responsabilità e di rispetto.
Perché parlarsi è meglio che combattersi, sempre.
Teatro Vittorio Emanuele:
Mercoledì 15 marzo 2023, ore 21
Giovedì 16 marzo 2023, ore 21
Venerdì 17 marzo 2023, ore 17:30







