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Messinesi? Niente riesce a scalfirli.

- 19/06/2026

Tra fondi pubblici, silenzi interessati e rassegnazione collettiva, la “lupa” dell’indifferenza avvolge una comunità che sembra non voler più vedere ciò che accade alla luce del sole.

Niente riesce a scalfirci. Neanche la ‘giornaliera luce delle gazzette’ come la definiva ironicamente Giacomo Leopardi“. Nicola Gratteri inizia così, con Antonio Nicaso, il volume “Padrini e padroni” edito da Mondadori nel 2016.

Una frase che si attaglia perfettamente a Messina ed ai messinesi.

Niente li scalfisce, né i cittadini di questa città in declino, né coloro che l’hanno conquistata. Non un fremito, non un lamento, un mugugno di indignazione, neanche di blanda disapprovazione.

Solo il silenzio dell’indifferenza regna, come se quel che si legge in alcune liste di assegnazione di fondi europei per il tramite del Comune di Messina fosse “nulla”. Come se la luna non fosse ormai che nascosta dietro un dito, il mignolo.

Ormai la regola che vige è quella della sfacciata luce del sole sotto la quale accade di tutto, contando sull’indifferenza generale, ammantata da quella vergognosa speranza che “pure per me, prima o poi, se sto buono, qualcosa cadrà dalla tavola del banchetto”.

Com’è possibile? Come può accadere? Se i cittadini non si indignano di fronte a ciò che leggono dai tipi di giornali on line, pochi e determinati a non stare a guardare, accade che neanche coloro che vengono “attaccati” sembrano avere alcun interesse a rispondere. Perché il silenzio vale quanto la delegittimazione. Se non rispondo il fatto non c’è. Anche perché la narrazione continua imperterrita ed ogni “interferenza” non la scalfisce. Appunto.

Come la “lupa”, quella nebbia che avvolge lo Stretto nei giorni in cui le correnti d’aria calda e fredda si incontrano sulle acque fredde del mare, la rassegnazione si è impadronita di coloro che sono convinti che indignarsi non serve a nulla, perché tutto ormai è apparentemente fermo ed impunito. Che lo sguardo di chi dovrebbe scrutare meglio oltre la nebbia è distolto, volto verso altro.

Eppure tutto quel che sembra fermo, sotto quella coltre continua a scorrere. Lentamente. Inesorabilmente. Per affiorare prima o poi, prepotentemente.

Scrivere? E’ diventato ormai un esercizio stanco, ma non ancora inutile. Un impegno che però si dibatte nella miseria che ci circonda.

GiuBe