La verità è che il primo partito per capillarità e diffusione in Sicilia è Fratelli d’Italia con l’8,17%, che scavalca Sud chiama Nord, fermo all’8,12%.
Un pallottoliere, molto più di un pizzico di spregiudicatezza comunicativa e la ferrea volontà di spacciare un feudo locale, una “repubblica” nuova di zecca, per un impero intergalattico. Ed ecco a voi il capolavoro della propaganda firmato da Cateno De Luca. Da giorni circola trionfalmente una tabella che pretende di certificare il miracolo: Sud chiama Nord (ScN) sarebbe il “primo partito della Sicilia” con un roboante 20,54% dei consensi.
Peccato che, a spulciare i numeri con la lente da studente ben preparato in rudimenti di statistica (o di un cittadino dotato di memoria e senso del ridicolo, come il post social che ci ha illuminato), il trucco svanisca all’istante.
Quella spacciata per un’analisi scientifica (che somiglia tanto ai fogli di calcolo elaborati da un noto ex assessore fin dal 2018) è in realtà una clamorosa balla metodologica, un’operazione di maquillage contabile che fa acqua da tutte le parti. Se si ha davvero intenzione di conoscere come stanno i fatti, armati pazienza e voglia di leggere (merce rara a Messina) allora di seguito vi dimostriamo come funziona il maquillage. E perché è fallace. Vediamo, quindi, perché, con dati alla mano.
La fallacia di Messina: un comune che schiaccia tutti
Il primo pilastro della mistificazione sta nel metodo di aggregazione. Gli esperti più di comunicazione che di statistica scelti da De Luca hanno preso i voti assoluti di 17 comuni siciliani, totalmente diversi per dimensioni e peso demografico, e li hanno sommati come se stessimo parlando di entità omogenee. Un minestrone indigeribile.
Il totale dei voti validi della tabella è di 362.637. Di questi, ben 104.068 provengono da una sola città: Messina. Stiamo parlando del 28,7% dell’intero bacino elettorale considerato, concentrato in un unico perimetro urbano. A Messina, De Luca gioca in casa e incassa un monumentale 57,16% (59.485 voti). Ma sommare il dato grezzo di Messina a quello di Ispica o di Bronte senza alcuna ponderazione serve solo a drogare il risultato finale. Messina, da sola, copre quasi l’80% di tutti i voti totali raccolti da ScN nella tabella (74.471). Un dato che così elaborato ed assimilato droga l’intero calcolo e risultato.
La prova del nove: quanto pesa davvero ScN senza la sua fortezza?
Se si vuole fare un’analisi seria e capire quanto valga politicamente il partito fuori dalle mura del suo capoluogo, basta applicare una elementare formula statistica di scorporo (che forniremo a chi ne farà richiesta o volesse fare la verifica).
Così epurato dall’anomalia iper-localistica messinese, il peso reale di Sud chiama Nord crolla al 5,80%. Altro che egemonia regionale. Una percentuale rispettabile, certo, ma che colloca De Luca perfettamente nella pancia del gruppo, ben lontano dai fasti del primo partito dell’isola.
La narrazione del primato diffuso cozza miseramente anche contro un altro dato evidente: ScN risulta primo in un solo comune su 17. Parliamo appena del 5,88% dei territori presi in esame.
Se si guarda oltre Messina, a Barcellona Pozzo di Gotto il partito tiene (21,13%), ma viene asfaltato dalle civiche di centrodestra. In piazze pesanti come Agrigento si ferma a un misero 3,16%. Avere un feudo non significa possedere un regno. Trasformare un risultato circoscritto a un solo centro in una prova di leadership generalizzata è una forzatura che non regge il peso della realtà.
Liste civiche e il vero primato di Fratelli d’Italia
Per svelare la mappa reale del voto sul territorio, occorre abbandonare i voti assoluti e calcolare la media non ponderata delle percentuali in ogni singolo comune. È l’unico modo per dare a ogni centro lo stesso peso strategico ed eliminare l’effetto distorcente di Messina.
I risultati di questa operazione sono scomodi per il sindaco-sceriffo:
| Forza Politica | Media Comunale Reale |
|---|---|
| Fratelli d’Italia | 8,17% |
| Sud chiama Nord | 8,12% |
| Forza Italia | 7,27% |
| Grande Sicilia | 5,89% |
| Partito Democratico | 5,55% |
| Movimento 5 Stelle | 2,47% |
il primo partito per capillarità e diffusione in Sicilia è Fratelli d’Italia con l’8,17%, che scavalca Sud chiama Nord, fermo all’8,12%.
Ma il dato politicamente più rilevante, che la tabella di De Luca tenta disperatamente di nascondere per polarizzare lo scontro, è il peso mastodontico del civismo. Se sommiamo le medie delle liste civiche (Centro Destra al 28,10%, Centro Sinistra al 19,30% e Autonome al 5,53%), scopriamo che il 52,93% degli elettori ha votato per liste senza simbolo. Più di un siciliano su due. Nei piccoli centri i partiti tradizionali non sono scomparsi: si sono semplicemente camuffati dietro sigle locali per fare incetta di preferenze. Confrontare i voti di un partito di bandiera come ScN con le percentuali asfittiche dei simboli tradizionali, ignorando il mare magnum del civismo in cui quegli stessi partiti si nascondono, è una totale malafede analitica.
Insomma, se l’obiettivo era fare scena sui social e impressionare i non addetti ai lavori con una narrazione da avanspettacolo, l’obiettivo è raggiunto. Se l’obiettivo era fare un’analisi politica seria, il sindaco farebbe bene a cambiare consulenti. I numeri non mentono, la propaganda, in stile “1984” di George Orwell, sì.





