A Messina i toni si accendono attorno a un tavolo sindacale, non tanto per i temi in agenda quanto per la sede logistica in cui discuterli. Al centro della contesa c’è la riunione del 28 maggio tra la UIL e la società partecipata UniLav S.c.p.a., un incontro che ha innescato un botta e risposta a distanza tra i vertici aziendali e i rappresentanti dei lavoratori.
La miccia è stata accesa da una nota ufficiale datata 27 maggio 2026, con cui UIL Messina e UILTUCS Sicilia hanno duramente stigmatizzato la scelta di UniLav di convocare il tavolo di confronto presso lo studio privato dell’avvocato Santi Delia, presidente della società. Le sigle sindacali, definendo la decisione una “grave condotta”, hanno puntato il dito contro una presunta “bizzarra e discutibile concezione privatistica” della gestione aziendale. Secondo i sindacati, non sussisterebbe alcuna motivazione valida per giustificare l’arbitrario trasferimento delle attività formali dalla sede istituzionale di via del Bufalo allo studio personale del presidente avvocato Santi Delia. La UIL ha inoltre evidenziato come l’Università di Messina, socia di maggioranza assoluta con il 95,24% delle quote a fronte del 4,76% detenuto dal Policlinico, disponga di sedi ampiamente attrezzate per ospitare simili convocazioni. I segretari Ivan Tripodi e Francesco Rubino hanno così formalizzato la loro protesta, annunciando il rifiuto di partecipare in un luogo privato e chiedendo un intervento tangibile e urgente della Magnifica Rettrice dell’Ateneo, la Professoressa Giovanna Spatari.
La replica di UniLav non si è fatta attendere, respingendo al mittente ogni accusa di gestione personalistica attraverso un documento a firma del Presidente Delia e dell’Amministratore Delegato. La società ha innanzitutto smontato l’assunto di poter disporre liberamente degli spazi dell’Ateneo, ribadendo la propria natura di società partecipata e non di istituzione universitaria diretta. A dettare la scelta della sede, hanno spiegato i vertici, sono state “impellenti necessità logistiche“. La sede legale di via del Bufalo, concessa in uso dall’Università, misura infatti appena 150 metri quadri e conta solamente sei stanze già occupate dal personale, con un’unica sala destinata alle riunioni e al Consiglio di Amministrazione. Proprio a partire dalla giornata del 28 maggio, l’azienda ha fatto notare che quei ristretti locali risultavano interamente assorbiti dai colloqui dei candidati per il collocamento mirato, rendendo inopportuna e impossibile la convivenza con l’incontro sindacale.
L’utilizzo dei locali in uso al Presidente è stato dunque inquadrato da UniLav non come una prova di forza, ma unicamente come una soluzione pratica per garantire l’assoluta urgenza della riunione sollecitata dalla stessa Uil, evitando ulteriori rinvii della trattativa a discapito dei lavoratori. La società ha infine ricordato che il proprio Statuto consente in modo esplicito lo svolgimento delle attività al di fuori della sede istituzionale, rinnovando l’auspicio di poter contare sulla presenza di tutte le sigle per favorire il dialogo e il bene comune dei dipendenti.




