1 view 3 min 0 Comment

Elezioni e liste “gonfiate”, il duro attacco del Pd a Sud chiama Nord: «Un inganno alla democrazia e dimostrazione di insicurezza»

- 27/04/2026
Pd Hyerace

La strategia di Sud chiama Nord viene percepita come una forzatura del sistema per far finta di essere quindici entità diverse quando in realtà la matrice è unica.

La corsa elettorale si accende e il Partito Democratico decide di andare all’attacco frontale contro le strategie di Sud chiama Nord. Al centro della polemica c’è la scelta del movimento di Cateno De Luca di presentarsi alle urne con ben quindici liste, sfruttando l’interpretazione dell’esenzione dalla raccolta firme che sarebbe, secondo Sud chiama Nord, garantita dalla presenza già consolidata all’Assemblea Regionale Siciliana. Una mossa che per i Dem non ha nulla a che vedere con il pluralismo politico, ma rappresenta piuttosto un espediente per aggirare le regole. (Per la questione si rimanda alla Legge Regionale Siciliana 7/1992, integrata dalla L.R. 35/1997)

A lanciare il guanto di sfida è Armando Hyerace, segretario provinciale del Pd, che usa parole durissime per definire la manovra degli avversari politici. L’accusa è netta: moltiplicare artificiosamente le liste serve unicamente a creare una percezione di consenso che, nei fatti, potrebbe non esistere e per trasformare la campagna elettorale in una competizione di trucchi anziché in un leale confronto di proposte. «Scorciatoie e trucchetti atti ad aggirare una regola non sono un segno di forza, ma magheggi per ingannare la democrazia», ha dichiarato il segretario.

Il nodo della questione riguarda il principio di rappresentatività e la tenuta delle regole del gioco. Secondo Hyerace, il principio cardine per tutti dovrebbe essere «un partito, una lista», una prassi a cui il Pd stesso si attiene, scendendo in strada a raccogliere le firme una ad una per ogni eventuale lista aggiuntiva. La strategia di Sud chiama Nord, invece, viene percepita come una forzatura del sistema per far finta di essere quindici entità diverse quando in realtà la matrice è unica.

La raccolta firme, ricorda il leader Dem, ha una funzione vitale e imprescindibile: misurare l’effettivo sostegno popolare dietro ogni simbolo. Saltare questo passaggio significa costruire una rappresentazione falsata della realtà e piegare la democrazia. Sulla questione, Hyerace non esclude di voler fare chiarezza anche sul piano della legittimità normativa.

La stoccata finale del segretario provinciale mira a smontare l’immagine di invincibilità del movimento avversario. Dietro la facciata delle quindici liste e la spinta dei “candidati-immagine“, argomenta Hyerace, si nasconderebbe in realtà un’intrinseca insicurezza: la necessità di ricorrere a questi meccanismi dimostrerebbe che gli stessi promotori, dietro la spocchia ostentata, non si fidano fino in fondo della tenuta del loro reale bacino elettorale.