A Messina si accende lo scontro sul Trasporto Pubblico Locale in vista dello sciopero indetto per il prossimo 5 maggio. Al centro della polemica un durissimo botta e risposta tra i vertici di ATM S.p.A. e le sigle sindacali UILTRASPORTI, FILT-CGIL, FAISA CISAL e ORSA

A innescare la miccia è stata una nota diramata dall’azienda di trasporti, che ha rotto il silenzio mantenuto finora per “rispetto delle procedure di raffreddamento” e per le imminenti elezioni comunali. ATM S.p.A. definisce lo sciopero una scelta “irresponsabile innanzitutto nei confronti dei cittadini, ma anche degli stessi lavoratori”. Secondo il management, in sede prefettizia sarebbe emerso che nessuna istanza sindacale legittimava l’astensione dal lavoro, accusando i sindacati di voler “incidere su chi debba fare cosa in Azienda”.
La direzione chiude la nota con una provocazione: “Lo sciopero, però, sarà comunque molto, molto, utile, a ricordare, a Tutti, che in passato […] gli autobus o passavano costantemente con grande ritardo, ovvero non passavano”. Un’ironia volta a sottolineare il presunto cambio di passo dell’azienda a partire da giugno 2020.
La dura replica dei sindacati: “Tempi di feudale memoria”
La risposta dei rappresentanti dei lavoratori non si è fatta attendere. Le organizzazioni sindacali si trovano costrette a riscontrare la nota dell’attuale management, definendola agli occhi dei lavoratori come un “tragico salto indietro verso tempi di ‘feudale memoria'”. I sindacati stigmatizzano inoltre la scelta della data del 25 Aprile per veicolare quello che definiscono un messaggio intriso di autoritarismo rivolto a chi rappresenta la maggioranza dei dipendenti.
Rispedendo al mittente la provocazione sul passato del trasporto messinese, le sigle sottolineano che non c’è nulla su cui ironizzare e che il merito del risanamento aziendale è un risultato esclusivo delle lotte e dei sacrifici dei dipendenti. Solo i lavoratori e i sindacati che si sono schierati apertamente possono rivendicare un reale contributo alla ricostruzione del servizio pubblico. Al contrario, l’attuale gestione viene accusata di aver semplicemente amministrato ingenti risorse pubbliche, distribuendole spesso “ad personam con bonus discutibili” e inaugurando una stagione di discriminazioni interne.
Riguardo alla mobilitazione, le sigle sindacali precisano che lo sciopero non è un gesto irresponsabile, ma l’esercizio di un diritto al dissenso sancito dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. Viene inoltre chiarito un dettaglio tecnico: l’astensione dal lavoro avrà una durata di 4 ore, e non di 6 come erroneamente indicato dall’azienda.
I sindacati denunciano una sostanziale continuità con una gestione passata che ha colpevolizzato i lavoratori, rendendosi responsabile di gravi violazioni. Tra le criticità evidenziate la negazione del diritto alle ferie, le trattenute salariali arbitrarie operate dall’ufficio paghe, i trasferimenti punitivi e licenziamenti privi di giusta causa.
Le organizzazioni sindacali affermano di essere i portavoce di lavoratori che vogliono difendere il loro futuro, opponendosi a un falso cambiamento che mantiene inalterate dinamiche oppressive. CGIL, UIL, FAISA e ORSA si dicono pronte a un confronto pubblico aperto alla città e ai lavoratori, avendo già manifestato questa disponibilità in Prefettura.
Tuttavia, il monito è chiaro: in assenza di riscontri concreti e soluzioni adeguate entro il 5 maggio, la mobilitazione proseguirà con determinazione attraverso ulteriori iniziative di protesta. Le sigle annunciano inoltre l’intenzione di organizzare una conferenza stampa pubblica per illustrare con la massima chiarezza alla cittadinanza la reale situazione aziendale e le ragioni alla base della protesta.




