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L’azzardo delle 15 liste pro Basile: perché la legge regionale non fa sconti sull’esenzione delle firme

- 25/04/2026

L’ombra della ricusazione sulle 15 civiche di Basile: l’esenzione del partito madre non copre le formazioni satelliti. Senza la raccolta firme, il taglio delle commissioni elettorali potrebbe essere automatico.

di GIUSEPPE BEVACQUA

Il panorama delle elezioni amministrative messinesi si arricchisce di un capitolo che intreccia strategia politica e puro diritto elettorale. Al centro dell’attenzione c’è l’operazione dell’ex sindaco Federico Basile e la presentazione di ben 15 liste collegate sotto l’egida di “Sud chiama Nord”. Al netto delle dichiarazioni e delle rassicurazioni, l’analisi normativa restituisce una fotografia nitida: le liste “satellite” rischiano concretamente la scure dell’esclusione.

Il punto di partenza è dettato dalla Legge Regionale Siciliana (L.R. 7/1992, integrata dalla L.R. 35/1997). La norma stabilisce un vantaggio logistico fondamentale per le formazioni politiche già strutturate: i partiti rappresentati all’Assemblea Regionale Siciliana o in almeno un ramo del Parlamento nazionale sono esentati dall’obbligo di raccogliere le sottoscrizioni per presentare i propri candidati. Un requisito che il partito “Sud chiama Nord” possiede a pieno titolo.

Il nodo giuridico, tuttavia, si stringe quando si tenta di interpretare questo diritto come un bonus illimitato. Come è accaduto a Messina.

La giurisprudenza elettorale è chiara e non prevede la possibilità di estendere l’esenzione a una pletora di formazioni ulteriori. Il principio fondante è restrittivo: un partito politico può presentare una sola lista con il proprio simbolo ufficiale all’interno della medesima competizione comunale. Di conseguenza, l’esenzione dalla raccolta firme si applica in modo esclusivo a quella specifica lista madre.

Il tentativo di allargare questo paracadute normativo a 15 liste —cercando di “agganciarle” formalmente o inserendo richiami grafici al simbolo del partito regionale—si scontra frontalmente con il divieto di presentare più liste riconducibili alla stessa forza politica. Il risultato è immediato: per le decine di liste satelliti, l’esenzione decade. Emerge così in tutta la sua forza l’obbligo inderogabile di presentarsi ai nastri di partenza con le firme dei cittadini regolarmente raccolte.

Il peso piuma dei pareri regionali

In questo scenario, la burocrazia offre sponde deboli. I pareri emessi dall’Assessorato Regionale alle Autonomie Locali non costituiscono infatti uno scudo legale. Si tratta di atti amministrativi endoprocedimentali che non hanno alcun potere vincolante sulle Sottocommissioni Elettorali Circondariali. Sono quest’ultime—organi prefettizi e giudiziari preposti all’ammissione—a operare in totale autonomia, con il dovere di applicare la legge primaria.

Una circolare “comprensiva” non può sovvertire la norma. I cambi di rotta degli assessorati, capaci di emettere pareri di senso opposto a distanza di pochi giorni, sono un classico fenomeno pre-elettorale che, all’atto pratico, non offre a nessuna lista una garanzia giuridica blindata.

Un vizio insanabile

Non si tratta di procurato allarme, ma di semplice e cruda cronaca giuridica. La presentazione di una lista sprovvista del numero minimo di firme valide, se priva di un titolo di esenzione inattaccabile, porta inevitabilmente alla ricusazione automatica da parte della Commissione Elettorale.

Non è prevista alcuna valutazione discrezionale: l’assenza di firme è un vizio insanabile che determina l’impossibilità tecnica di partecipare al voto. Il tentativo di coprire una molteplicità di liste civiche sotto un unico ombrello parlamentare si rivela dunque un azzardo politico ad altissimo rischio burocratico.