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La città dei cantieri – Territorio e Partecipazione, “Progetti a misura di città o di risorse da intercettare?”

- 27/03/2023

NOTA STAMPA “TERRITORIO E PARTECIPAZIONE, V Quartiere dell’Associazione, Umberto De Luca

Il dibattito apertosi sul proliferare dei cantieri cittadini e le recenti dichiarazioni dell’assessore Salvatore Mondello stanno facendo emergere un quadro di fondo che va al di là dei tempi e delle modalità di apertura, gestione e chiusura dei cantieri stessi (che appaiono modellati più alle esigenze delle imprese che della collettività) e finisce con il lasciare irrisolte, almeno per il momento, problematiche come quella dei parcheggi sulla litoranea Nord o dell’assurdo e inutile parcheggio di interscambio di San Licandro Alto .

Nel recente passato l’Amministrazione ha dimostrato un iper-attivismo nella presentazione di progetti, sfruttando la congiuntura favorevole che metteva a disposizione ingenti risorse, prescindendo dalla qualità delle idee progettuali. Il punto chiave che sta venendo a galla, però, è che gli stessi progetti nel loro insieme non sembrano rispondere a una visione di città, quanto piuttosto all’idea prioritaria di intercettare i fondi disponibili. Né, ovviamente, servono a risolvere le emergenze, che diventano tali proprio perché, in mancanza di una politica capace di guardare in prospettiva, non si interviene a tempo debito su criticità già a note o facilmente prevedibili. Nel momento in cui i cantieri vengono aperti, emergono così i dubbi sulla loro effettiva utilità, non in valore assoluto, ma in relazione a una complessiva idea di sviluppo. Ci sorge il dubbio che si agisca, in buona sostanza, secondo la criticatissima affermazione keynesiana che anche i lavori improduttivi (ad esempio scavare buche, per poi riempirle nuovamente) generano comunque ricchezza, visto che creano lavoro e reddito.

In questo caso, tuttavia, non si tratta di buche che vengono riempite, bensì di strutture destinate a restare nel futuro di Messina. Basti pensare allo stadio “Franco Scoglio”, anch’esso nato per intercettare immediatamente fondi, nella convinzione che il progetto sarebbe stato poi migliorato: dopo decenni, è ancora lì, con tutte le sue carenze, a partire dalla mancata copertura (caso praticamente unico in Italia). Non solo, i costi di gestione sono enormi e, ovviamente, ricadono su tutta la collettività.

Non si può avallare una simile operazione e, soprattutto, è assurdo che tutti questi progetti siano stati elaborati senza tenere conto di una concertazione con i territori; senza consultare le Circoscrizioni e, attraverso esse, i cittadini. Diamo lavoro, ma allo stesso tempo garantiamo sviluppo, perché altrimenti pagheremo con gli interessi nel lungo periodo gli attuali benefici occupazionali legati all’apertura dei cantieri. Noi riteniamo che ci sia ancora il tempo per rimodulare diversi interventi, per cui si apra immediatamente quel confronto con i territori che finora non c’è stato e non si attenda – è il caso della pista ciclabile di S. Agata – di creare l’emergenza (ma forse l’obiettivo è proprio questo…), per poi cercare di mettere pezze.

Il V Quartiere, poi, continua a chiedere un intervento per ripristinare le aree di parcheggio interdette tra Paradiso e Contemplazione. Apprendiamo dalla stampa che il Comune sarebbe pronto a intervenire, finanziando interventi di somma urgenza: ben venga anche questa soluzione, anche se è una beffa pensare che altrove, per esempio nella III Municipalità, sono stati spesi soldi per rifare parcheggi che… già c’erano. Così come sarebbe una beffa se, a causa del mancato confronto con chi i luoghi e le relative problematiche le vive quotidianamente, in corso d’opera si scoprissero errori di valutazione da parte di progettisti e amministratori.

Al di là dell’emergenza, inoltre, se realmente l’Amministrazione punta a una nuova viabilità, sarebbe stato bene investire in aree nelle quali l’interscambio con il trasporto pubblico può avere effettivamente una grande valenza (pensiamo al capolinea Nord del tram, agli imbarcaderi privati, ecc.) o nelle quali, come sulla litoranea, le attuali strutture – anche nel caso in cui, come ci auguriamo, saranno ripristinate quelle tra Paradiso e Contemplazione – sono assolutamente sottodimensionate rispetto alle reali esigenze. Di questo vorremmo si parlasse, ma non a giochi fatti, bensì nella fase di progettazione.