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Il teorema delle enciclopedie: “Non ho votato il candidato sindaco”. Ecco spiegato matematicamente il volume di voti “inconsapevoli” in favore di Federico Basile

- 25/06/2026

La matematica del “voto di sangue” e l’illusione ottica del consenso. Un trionfo relazionale, più che un mandato politico

Camminando per le strade di Messina, ascoltando gli umori delle piazze e dei bar, emerge un paradosso algebrico prima ancora che politico: trovare un cittadino che dichiari candidamente di aver barrato il simbolo o il nome di Federico Basile per pura convinzione programmatica è un’impresa ardua. Eppure, le ultime elezioni amministrative hanno consegnato a Palazzo Zanca una vittoria netta e inappellabile. La chiave di lettura di questa dissonanza si nasconde in una confessione sussurrata o, spesso, rivendicata con orgoglio: «Non ho votato il sindaco, ho votato mio cugino, il mio amico, il mio collega di lavoro», tutti regolarmente candidati nelle liste del Sindaco rieletto.

È la certificazione di un voto politico-familiare che ha alterato, se non letteralmente drogato, il peso reale del consenso attorno al sindaco uscente. Un’illusione ottica magistralmente calcolata a tavolino da Cateno De Luca, capace di trasformare le elezioni amministrative in un’applicazione scientifica del multi-level marketing ed “i sogni in solide realtà“. O, per usare una metafora dal sapore analogico, il sistema si fonda sulla vecchia regola del “venditore di enciclopedie”.

Il principio commerciale è matematicamente tanto grossolano quanto infallibile: più venditori recluti, più enciclopedie piazzi. Non ha alcuna importanza se l’acquirente finale desideri o meno l’enciclopedia in sé; la comprerà perché a bussare alla sua porta non è uno sconosciuto, ma il nipote a caccia della prima provvigione. In questa tornata elettorale, l’enciclopedia da piazzare si chiamava “Basile”, e i venditori erano le centinaia di candidati inseriti nella corazzata di liste targate Sud chiama Nord.

Questo meccanismo di micro-lealtà relazionale trova il suo perfetto compimento matematico grazie alla legge elettorale, specificamente attraverso il cosiddetto “effetto trascinamento”. E adesso perdonatemi l’uso di matematica (anche meno) elementare…

Possiamo analizzare l’architettura di questa vittoria definendo N come il numero totale dei candidati schierati al consiglio comunale e nelle circoscrizioni, e R come il bacino relazionale minimo di base per ciascun candidato (il nucleo familiare stretto, i compari, gli amici intimi).

Il volume dei voti di base intercettati dall’aggregazione delle liste (VL) è la semplice sommatoria delle reti di ogni singolo candidato:

Nel sistema elettorale siciliano, il voto espresso per il singolo consigliere si trasferisce in automatico al candidato sindaco collegato, a meno che l’elettore non compia l’azione consapevole ed esplicita del voto disgiunto (VD). Pertanto, i voti finali incassati dal candidato sindaco (VS) rispondono a questa equazione:

VS = VL – VD

La genialità della mossa politica sta nella massimizzazione della variabile N (il numero totale dei candidati schierati ). Moltiplicando le liste e saturando ogni spazio possibile di candidature, si innesca una crescita esponenziale del bacino VL (volume dei voti di base intercettati). Poiché il voto disgiunto (VD) richiede uno sforzo cognitivo e politico maggiore all’interno della cabina elettorale – e spesso viene evitato per il timore psicologico di annullare la scheda del parente – il suo valore rimane fisiologicamente marginale.

Il risultato è un’equazione blindata. I numeri decretano un successo clamoroso per il sindaco, proiettando all’esterno l’immagine di un plebiscito e di un gradimento politico personale immenso. La scomposizione matematica del voto ci racconta, tuttavia, un’altra verità: quell’onda non è fatta di consenso ideologico verso l’amministrazione uscente, ma è la somma algebrica di legami di sangue e di amicizia. Un trionfo relazionale, più che un mandato politico, che garantisce l’occupazione della macchina amministrativa ma che solleva interrogativi pesanti sulla reale solidità del rapporto fiduciario tra il vertice di Palazzo Zanca e la città.

GIUBE