3 views 19 min 0 Comment

Eden Beach Club, l’impresa perfetta: interpretare l’iter, superare ogni passaggio e conquistare il massimo dei punti. Cronistoria di un quasi “miracolo” amministrativo

- 06/07/2026
Cateno De Luca Nizza di Sicilia

La società guidata da Gabriele De Luca arriva pronta al bando di Nizza di Sicilia, ottiene due aree demaniali e attraversa senza ostacoli decisivi conferenze di servizi, controlli e autorizzazioni. Un caso che dimostra come fare impresa in Sicilia sia possibile. A condizione, burocraticamente parlando, di saper leggere in anticipo ogni casella del percorso

Fare impresa in Sicilia è possibile. La vicenda di Eden Beach Club lo dimostra.

È possibile costituire una società, dotarla di un capitale sociale importante (un milione di euro), presentarsi al momento giusto, interpretare correttamente i criteri di una gara pubblica, ottenere il massimo punteggio tecnico ed economico, aggiudicarsi due aree demaniali, superare conferenze di servizi, acquisire pareri e arrivare infine al decreto regionale di concessione. Un “miracolo” possibile?

Possibile, certamente. A condizione, burocraticamente parlando, di possedere capacità imprenditoriali e amministrative non comuni: conoscere le norme, anticipare i tempi, predisporre progetti perfettamente aderenti ai criteri, rispondere alle richieste degli uffici e non sbagliare praticamente nulla nei passaggi che contano.

È quanto sembra essere riuscito a fare Gabriele De Luca, figlio di Cateno De Luca e rappresentante legale della Eden Beach Club Srl, società costituita nell’ottobre 2024 e arrivata, pochi mesi dopo, in posizione ideale per partecipare al bando con cui il Comune di Nizza di Sicilia assegnava nuove aree del demanio marittimo.

Chiariamoci subito. Gli atti disponibili non provano favoritismi, pressioni politiche o scorciatoie illegittime. Raccontano però una performance amministrativa quasi impeccabile: la capacità di leggere il percorso, collocarsi nel punto esatto in cui si apriva un’opportunità pubblica e presentare proposte giudicate meritevoli del punteggio massimo. Un “miracolo” amministrativo e di tempismo, appunto.

La società arriva prima della gara

Eden Beach Club, quindi, nasce nell’autunno del 2024, prima del decreto assessoriale regionale n. 34 del 19 febbraio 2025, con il quale vengono disciplinate le nuove procedure per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime in Sicilia.

Quando il Comune di Nizza di Sicilia pubblica il bando, il 6 marzo 2025 (dimostrando di recepire in modo velocissimo il decreto assessoriale n.34, anche questa merce rara per un ente locale), la società è già esistente, dispone di una struttura giuridica definita e ha un oggetto imprenditoriale coerente con le attività turistico-balneari.

Non c’è nulla di illegittimo nel costituire una società prima dell’apertura di una gara. Al contrario, il “miracolo” può essere il risultato di una corretta programmazione imprenditoriale. Resta però un dato significativo: Eden Beach Club era pronta quando l’opportunità si è concretizzata.

Il Comune pubblicò il bando appena sedici giorni dopo l’emanazione del decreto regionale. Non dovette però redigere da zero il Piano di utilizzo del demanio marittimo. Il PUDM di Nizza di Sicilia esisteva già ed era stato adottato in via preliminare dal Consiglio comunale.

Il Piano non risultava ancora definitivamente approvato dalla Regione, ma la normativa transitoria consentiva comunque il rilascio di concessioni della durata di sei anni, purché le aree fossero coerenti con le previsioni del PUDM pre-adottato.

Per dovuta chiarezza, quindi, la rapidità comunale non va quindi confusa con la redazione integrale di un Piano in sedici giorni. Il Comune disponeva già della pianificazione delle aree. Doveva tradurre quelle previsioni in procedure competitive conformi alle nuove direttive regionali. E lo ha fatto prontamente.

E anche questa è capacità amministrativa: farsi trovare pronti.

Il bando e la concorrenza quasi assente

Il Comune mise a gara tredici lotti. Secondo la ricostruzione degli atti, soltanto tre aree ricevettero offerte, mentre dieci rimasero prive di concorrenti.

Eden Beach Club si presentò per due lotti e li ottenne entrambi, raggiungendo il limite massimo di concessioni consentito a un singolo operatore nello stesso Comune.

La scarsità di concorrenti non rende irregolare una gara. Può dipendere dalla durata limitata delle concessioni, dagli investimenti necessari, dai canoni, dalle garanzie richieste o dalla scarsa attrattività economica di alcune aree.

Resta però il risultato: mentre gran parte dei lotti non interessò il mercato, la società di Gabriele De Luca individuò con precisione due delle opportunità disponibili e predispose offerte in grado di superare la selezione.

Fare impresa significa anche questo: scegliere dove concorrere, valutare il rapporto tra investimento e rendimento e comprendere quali aree possano sostenere un’attività economicamente valida. E questo è stato il caso, ça va sans dire

Il massimo dei punti

Secondo i dati finora ricostruiti, Eden Beach Club avrebbe ottenuto 80 punti per l’offerta tecnica e 20 per quella economica: il massimo teoricamente disponibile.

Una valutazione perfetta.

Ma il dato, con buona pace dei malpensanti, non costituisce in sé un’anomalia. I criteri regionali premiavano sostenibilità ambientale, accessibilità, qualità dei servizi, innovazione, organizzazione delle attività e imprenditoria giovanile. Una società appena costituita poteva ottenere il punteggio massimo qualora il progetto rispondesse pienamente a tutte le voci previste. Ed è accaduto anche questo.

È però un risultato che merita di essere osservato con attenzione.

Ottenere il massimo in ogni settore significa avere interpretato senza sbavature le richieste della gara: il progetto giusto, l’organizzazione giusta, l’offerta economica giusta, gli elementi migliorativi giusti e una documentazione capace di soddisfare integralmente i commissari. Tutto perfetto.

Una competenza amministrativa e progettuale sopraffina, almeno a giudicare dall’esito.

Chi volesse (i malpensanti) verificare analiticamente e fino in fondo la consistenza di questa valutazione dovrebbe procurarsi le schede analitiche dei commissari, i coefficienti attribuiti a ogni criterio, i verbali integrali, il piano economico-finanziario e gli elaborati progettuali. Ma perché farlo?

Il punteggio massimo è perfettamente legittimo quando è sostenuto da una motivazione altrettanto completa. Proprio l’eccezionalità del risultato renderebbe, però, opportuna la pubblicazione integrale delle valutazioni. Quanto meno per fini “scolastici” e di esempio per altri giovani siciliani altrettanto ambiziosi. Dove c’è da imparare dai migliori è sempre meglio avere l’umiltà di farlo, ça va sans dire

L’altro concorrente escluso

Per le aree alle quali partecipò Eden Beach Club risulta la presenza anche di un’altra società, successivamente esclusa.

Anche qui è bene chiarire sempre ad uso e consumo dei soliti “malpensanti”, che l’esclusione di un concorrente non dimostra alcuna irregolarità. Le procedure pubbliche prevedono requisiti precisi e il loro mancato rispetto può determinare legittimamente l’estromissione.

La questione assume però un peso particolare quando l’impresa rimasta in gara ottiene il massimo dei punti.

Occorrerebbe, per comprendere meglio e sempre a fini dichiaratamente “scolastici”, conoscere la motivazione completa dell’esclusione, gli eventuali rilievi presentati dalla società interessata e l’esito di possibili ricorsi.

È possibile e meritevole di attenzione, invece, osservare il risultato: Eden Beach Club non solo ha presentato le offerte giudicate migliori, ma ha anche evitato gli errori o le carenze che avrebbero compromesso la partecipazione.

Un’altra dimostrazione “miracolosa” di precisa conoscenza della macchina amministrativa.

Due concessioni e oltre un anno di procedimento

Altra interpretazione da sfatare. L’iter non si concluse in pochi giorni.

Per il lotto 10, relativo a un’area di 2.100 metri quadrati destinata alla realizzazione di uno stabilimento balneare, l’aggiudicazione comunale risale al 16 luglio 2025. La documentazione viene trasmessa alla Regione il primo agosto. L’istanza sul Portale del demanio marittimo viene presentata il 19 novembre.

La conferenza di servizi si chiude positivamente il 10 febbraio 2026. L’esito della verifica antimafia arriva il 23 marzo. Seguono la fideiussione, il pagamento del canone, la tassa di concessione governativa, l’imposta di registro e gli altri adempimenti. Il decreto regionale viene infine emanato il 17 aprile 2026. Tutto secondo tempi che consegnano perfettamente l’operatività alla stagione balneare incombente.

Non si tratta, dunque, di una concessione rilasciata in sedici giorni. Tra il bando e il decreto, invece, trascorre più di un anno.

La società, però, attraversa positivamente tutte le fasi del percorso: aggiudicazione comunale, conferenza di servizi, controllo antimafia, garanzie economiche e decreto regionale. Un capolavoro.

L’atto d’obbligo concede l’utilizzo dell’area fino al 31 marzo 2032 e prevede un canone complessivo di 32.758,72 euro, salvo aggiornamenti e conguagli. La fideiussione prodotta ammonta a 10.834,21 euro.

Anche in questo caso, nessuna scorciatoia emerge dagli atti. Emerge piuttosto la capacità della società di rispettare le richieste successive e arrivare alla conclusione del procedimento. Complimenti, insomma.

Eppure qualcosa c’è: la particella che cambia numero

Anche nell’alea della perfezione qualcosa può andare storto. Ma non è colpa di Gabriele De Luca. Nel decreto n. 650, infatti, compare una discordanza catastale.

L’aggiudicazione comunale, l’atto d’obbligo e il dispositivo finale individuano il lotto 10 nel foglio 8, particella 2442 e porzione della particella 716. Nel punto in cui viene richiamata l’istanza presentata sul Portale del demanio marittimo compare invece la particella 714. Quest’ultima è associata al lotto 8.

È verosimile che si tratti di un errore materiale di trascrizione. Non costituisce un mutamento sostanziale dell’area concessa. Resta però un’imprecisione che dovrebbe essere formalmente corretta, perché riguarda l’identificazione catastale di un bene pubblico.

Anche le amministrazioni, evidentemente, possono sbagliare. La società, invece, sembra avere individuato perfettamente i lotti ai quali era interessata, ça va sans dire

Il DURC «non effettuabile»

Il decreto regionale registra inoltre che l’interrogazione INPS effettuata il 5 marzo 2026 per verificare la regolarità contributiva ha prodotto l’esito «Non effettuabile». Anche qui il fatto deve essere correttamente interpretato. La formula non equivale a un DURC irregolare. Può dipendere dalla recente costituzione della società, dall’assenza di dipendenti o dalla mancanza di posizioni contributive attive. L’atto non chiarisce però la motivazione specifica né indica in modo esplicito quale verifica alternativa abbia consentito di considerare superato il passaggio. E il procedimento è comunque proseguito fino al rilascio della concessione.

Il parere della Soprintendenza arrivato con il silenzio

Nella conferenza di servizi si esprimono favorevolmente il Genio civile, l’Agenzia delle Dogane, l’Asp e l’ufficio tecnico comunale. La Capitaneria di porto non rileva profili di competenza relativi alla sicurezza della navigazione. La Soprintendenza di Messina non trasmette invece il proprio parere entro il termine previsto. Il silenzio viene considerato assenso senza condizioni secondo le norme sulla conferenza di servizi.

La procedura è prevista dalla legge. Non rappresenta un’anomalia automatica e non dipende dalla società richiedente. Anche in questo passaggio, però, il risultato finale è favorevole: l’assenza di un parere espresso non blocca il progetto e l’iter prosegue. Eden Beach Club ottiene così lo sta bene amministrativo non soltanto dagli enti che si pronunciano, ma anche attraverso il meccanismo che attribuisce valore al silenzio dell’amministrazione.

Conoscere le procedure significa anche sapere che, in determinati casi, il tempo può produrre lo stesso effetto di una firma.

Il parcheggio di Fiumedinisi e l’altra corsa amministrativa

Accanto alle concessioni balneari esiste un secondo procedimento, distinto, relativo a un progetto nel Comune di Fiumedinisi.

Eden Beach Club presenta un intervento per il consolidamento delle difese spondali e la realizzazione di un parcheggio a raso in via Lembasi, nei pressi della confluenza tra il torrente Fiumedinisi e il Vallone d’Armi. La procedura, in questo caso, è “fulminea”.

La prima documentazione viene trasmessa alla fine di settembre 2025. Il 10 ottobre l’Autorità di bacino richiede integrazioni. Il Comune risponde il 20 ottobre. Il 30 ottobre viene rilasciata l’Autorizzazione idraulica unica.

Un mese circa dalla prima trasmissione al nulla osta e appena dieci giorni dal completamento della documentazione.

Il provvedimento riguarda esclusivamente gli aspetti idraulici e non equivale all’autorizzazione definitiva dell’intero insediamento. La rapidità può essere spiegata dal procedimento semplificato attivato attraverso lo sportello della Zes unica e dalla presenza di uno studio tecnico già completo.

Anche qui, tuttavia, emerge la stessa abilità: presentare uno studio di compatibilità, rispondere rapidamente alle integrazioni e accompagnare il progetto attraverso un percorso tecnico complesso.

Non risultano elementi per sostenere che il parcheggio di Fiumedinisi sia direttamente funzionale ai due stabilimenti balneari di Nizza di Sicilia. Semmai potrà esserlo in funzione delle future necessità del Comune di Fiumedinisi che magari potrebbe anche decidere di usufruirne in convenzione e giusto contratto di locazione. Una possibilità che non può non essere ipotizzata.

Fare impresa in Sicilia è possibile. A condizione

La vicenda Eden Beach Club consegna una lezione quasi incoraggiante.

Fare impresa in Sicilia è possibile. È possibile perfino in settori tradizionalmente segnati da tempi incerti, sovrapposizioni di competenze, autorizzazioni multiple e una burocrazia capace di scoraggiare operatori ben più esperti.

È possibile, a condizione di arrivare già preparati quando viene pubblicato il bando.

A condizione di comprendere perfettamente una disciplina regionale appena emanata.

A condizione di presentare progetti capaci di ottenere il massimo punteggio tecnico ed economico.

A condizione di non incorrere nelle cause di esclusione che possono eliminare altri concorrenti.

A condizione di predisporre fideiussioni, versamenti, studi tecnici e documentazione amministrativa nei tempi richiesti.

A condizione, infine, che ogni amministrazione coinvolta esprima un parere favorevole oppure lasci decorrere il termine entro il quale il silenzio produce assenso. Percorsi che sanno di miracolosa coincidenza di congiunzioni astrali positive che hanno dello straordinario ma che, come i fatti dimostrano, sono miracolosamente possibili.

Chiariamo in ultimo, e sempre a vantaggio dei “malpensanti”, che gli atti finora disponibili non dimostrano favoritismi. Dimostrano però una straordinaria e inaudita capacità di orientamento dentro il labirinto amministrativo siciliano.

Una capacità tanto più rilevante perché attribuita a una società appena costituita e guidata da un imprenditore giovanissimo, capace di ottenere due dei pochi lotti richiesti dal mercato, il numero massimo di concessioni consentito nello stesso Comune e, secondo gli esiti ricostruiti, il massimo dei punti disponibili. Tutto ciò “è molto interessante“, per citare una famosa canzonetta, ed altrettanto incoraggiante.

Proprio a fini “scolastici” e di insostituibile esempio per altri giovani, oltre che per valorizzare queste capacità imprenditoriali, Comune e Regione dovrebbero pubblicare integralmente le schede di valutazione, i verbali, la motivazione dell’esclusione dell’altro concorrente, il piano economico-finanziario e gli elaborati progettuali.

La trasparenza consentirebbe di trasformare questo iter in una esperienza da seguire e da imitare, anche per incoraggiare altri a fare ugualmente, anche se, però, sempre “a condizione”. Ciò varrebbe altresì quale mezzo per fugare ogni sospetto, annegandolo finalmente in un dato verificabile da tutti.

E, oltre ogni ragionevole dubbio, oltre il comprensibile orgoglio di papà Cateno, tutto l’iter rappresenta un esempio capace di offrire ad altri giovani imprenditori siciliani un modello concreto da studiare: come interpretare perfettamente un iter pubblico, ottenere tutti gli assensi necessari e fare impresa in una terra nella quale, evidentemente, la burocrazia non è sempre un ostacolo.

Tutto “miracolosamente” possibile, purché si conoscano bene … le condizioni, ça va sans dire

GIUBE