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Comune e Città Metropolitana, la velocità dei vertici e l’attesa dei dipendenti. Pronta la produttività per la Segretaria generale

- 25/06/2026

Mentre il personale aspetta salario accessorio, Peo e progressioni, gli atti corrono per le indennità di risultato: il caso Carrubba e il precedente della liquidazione al sindaco Basile riaprono il tema politico della doppia corsia negli enti messinesi

La macchina amministrativa, quando vuole, sa essere rapida. Precisa. Esecutiva. Capace di produrre atti, pareri, visti contabili, conferme e liquidazioni senza particolari affanni. Il problema, a Messina, è capire per chi questa macchina corre. E per chi, invece, procede con il passo stanco della burocrazia. condita anche da inspiegabili quanto irregolari passi indietro su quanto già deciso ed approvato. Fatto questo che lasciamo ai sindacati.

L’ultimo caso arriva dalla Città Metropolitana di Messina. Con determinazione dirigenziale n. 2059 del 24 giugno 2026, la II Direzione “Servizi finanziari e tributari” ha preso atto e confermato la liquidazione dell’indennità di risultato spettante alla segretaria generale dell’ente, l’avvocata Rossana Carrubba, per l’anno 2024.

L’atto richiama una precedente determinazione, la n. 1119 del 27 marzo 2026, con cui la liquidazione era già stata disposta insieme alle altre competenze accessorie del personale dell’ente. La nuova determinazione, si legge nel provvedimento, nasce dall’esigenza di dare “distinta evidenza amministrativa” al procedimento relativo all’indennità di risultato della segretaria generale. Tradotto dal linguaggio degli uffici: un atto autonomo, ricognitivo e confermativo, per ribadire che quella liquidazione va bene così.

E va bene anche per i conti. Il parere di regolarità contabile è favorevole. La copertura finanziaria è attestata. La compatibilità monetaria pure. Il provvedimento, con il visto del dirigente finanziario, diventa esecutivo. Tutto ordinato. Tutto lineare. Tutto formalmente corretto.

Il punto, però, non è la legittimità dell’atto. Il punto è politico. Ed è qui che la vicenda si fa assai meno neutra.

Perché mentre ai piani alti si procede con quella auspicabile puntualità che dovrebbe essere partica normale, i dipendenti del Comune di Messina restano ancora in attesa di partite economiche che non sono dettagli secondari: la Peo 2024, il salario accessorio 2025, la produttività 2025, le progressioni verticali. Voci che riguardano lavoratori ordinari, uffici, servizi, personale che ogni giorno tiene in piedi la struttura amministrativa. Dipendenti che attendono risposte, tempi, certezze. E soprattutto pagamenti.

Il contrasto è evidente. Da una parte gli atti che riguardano il vertice istituzionale e amministrativo trovano corsie rapide. Dall’altra, le spettanze del personale restano impantanate in un’attesa che diventa ormai questione politica, sindacale e morale.

Il “caso Carrubba” (non ce ne voglia la Segretaria) si inserisce in un quadro già segnato da un precedente pesante: il sindaco di Messina Federico Basile, neo rieletto, ha ricevuto rapidamente la liquidazione relativa al suo precedente mandato, per un importo indicato in circa 50 mila euro. Anche in quel caso, la questione non era soltanto contabile. Era simbolica. Perché la velocità, nella pubblica amministrazione, non è mai neutra. Dice quali pratiche vengono considerate urgenti. E quali possono aspettare.

Ora arriva la conferma della produttività della segretaria generale della Città Metropolitana al 100 per cento, con un’indennità di risultato determinata nella misura del 15 per cento del monte salari annuo complessivo lordo 2024 sulla indennità di funzione, comprensivo anche della retribuzione percepita presso il Comune di Messina. La cifra finale non compare nel provvedimento pubblicato, ma il criterio è indicato con chiarezza: 15 per cento del monte salari complessivo.

Anche qui: nulla da dire sul piano formale, se la valutazione e il contratto lo consentono. Ma molto da dire sul piano dell’opportunità politica.

Perché l’immagine che arriva ai dipendenti è quella di un’amministrazione a doppia velocità. Lenta quando deve chiudere le partite economiche del personale. Rapida quando deve definire le indennità dei vertici. Prudentissima con chi sta sotto. Sollecita con chi sta sopra.

Inevitabile la domanda: perché per alcuni pagamenti si trovano subito atti, conferme e coperture, mentre per altri si accumulano rinvii, attese e promesse?

La risposta non può essere affidata al solito rifugio della tecnica. Non basta dire che “gli atti sono diversi”, che “le procedure sono complesse”, che “le risorse seguono capitoli differenti”. Tutto vero, forse. Ma politicamente insufficiente. Perché una pubblica amministrazione non vive solo di capitoli di bilancio. Vive anche di priorità. E le priorità si vedono nei fatti, non nei comunicati.

Nel provvedimento della Città Metropolitana si legge che l’indennità della segretaria generale è stata determinata sulla base della valutazione conseguita per il 2024 e nel rispetto del contratto delle Funzioni locali. Si precisa inoltre che il nuovo atto non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio dell’ente, essendo solo ricognitivo e confermativo.

Perfetto. Ma il tema resta: se la macchina sa essere così puntuale nel confermare ciò che spetta ai vertici, perché non mostra la stessa determinazione nel dare risposte ai dipendenti che aspettano la Peo, il salario accessorio, la produttività e le progressioni?

La frattura si apre non tra legalità e illegalità. Ma tra legalità e giustizia amministrativa percepita. Tra correttezza formale e credibilità politica. Tra diritto del vertice e diritto del personale.

Messina, ancora una volta, mostra il suo paradosso: un sistema che chiede pazienza alla base e garantisce tempestività alla cima. Un ente che predica efficienza, ma la distribuisce con criteri che appaiono selettivi. Un’amministrazione che pretende fiducia dai lavoratori, mentre lascia che siano proprio i lavoratori a misurare sulla propria pelle, e sulle proprie famiglie, il peso dell’attesa.

Sia chiaro e lo ribadiamo: la questione non è se Carrubba abbia diritto o meno alla sua indennità. La questione è se un’amministrazione pubblica possa permettersi di apparire così solerte con i propri vertici e così lenta con il proprio personale.

Perché gli atti, alla fine, parlano. E questi dicono una cosa semplice: quando si tratta dei piani alti, la burocrazia sa correre. Quando si tratta dei dipendenti, improvvisamente, riscopre il passo lungo della procedura.