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EX Silos-Granai – Ratti enormi tra il torrente Trapani e l’Annunziata: l’ASP chiede al Comune un intervento immediato

- 09/06/2026

Dal caso degli ex Silos Granai, il rischio di un allarme igienico-sanitario. La dottoressa Caruso dell’ASP sollecita Palazzo Zanca: troppe segnalazioni, troppi roditori, troppi silenzi

MESSINA – Alla fine sono arrivati anche loro. Non in Consiglio comunale, non in conferenza stampa, non nei rendering patinati della città futura. Sono arrivati nelle strade, nei condotti, nelle segnalazioni dei cittadini. Ratti. Enormi. Visibili. Troppi per essere liquidati come fastidio urbano. Troppi per essere derubricati a folklore da marciapiede.

La dottoressa Maria Gabriella Caruso, dirigente del Dipartimento di Igiene dell’ASP di Messina, ha chiesto ufficialmente al Comune un intervento immediato davanti alle numerose segnalazioni di ratti di grosse dimensioni nella zona compresa soprattutto tra il torrente Trapani e il torrente Annunziata.

Il punto è semplice. Il Comune di Messina avrebbe dovuto provvedere prima. Prima dell’avvio delle demolizioni. Prima dell’ingresso degli operai nell’area degli ex Silos Granai. Prima che una colonia sterminata di roditori, annidata per anni dentro strutture abbandonate, venisse disturbata dalle attività di cantiere e costretta a cercare nuove vie di fuga.

Invece si è proceduto al contrario. Prima il cantiere, poi la sorpresa. Prima l’annuncio, poi la scoperta. Prima la retorica della riqualificazione, poi i topi.

La vicenda degli ex Silos Granai è ormai nota. Quando l’impresa incaricata è entrata nell’area per avviare le operazioni propedeutiche alla demolizione, si è trovata davanti una colonia enorme di roditori. Non qualche topo isolato. Non due animali spuntati da una caditoia. Le cronache non hanno parlato di centinaia, ma di centinaia di migliaia di ratti. Una presenza talmente massiccia da bloccare l’avvio delle demolizioni e rendere necessaria una derattizzazione urgente e su larga scala.

Solo a quel punto è stata allertata una ditta specializzata. Solo a quel punto sono partite le campagne di derattizzazione. Solo a quel punto ci si è accorti che buttare giù un edificio infestato dai ratti avrebbe potuto provocare la dispersione degli animali nelle strade del centro cittadino.

Una scoperta folgorante. Peccato fosse prevedibile.

Perché un’area abbandonata da anni, utilizzata in passato per lo stoccaggio di grano e derrate, lasciata a se stessa in mezzo alla città, non diventa improvvisamente un’oasi sanitaria per decreto comunale. Diventa, semmai, il rifugio ideale per colonie di roditori. E quando quelle colonie vengono disturbate, cercano uscite. Cunette, tombini, condotte, fognature. La città sotterranea diventa autostrada biologica.

È questo il timore che oggi prende corpo nelle segnalazioni arrivate dalla zona nord direttamente all’ASP. Le numerosissime colonie di ratti, secondo quanto emerge dal quadro segnalato, si sarebbero fatte strada nei condotti fognari, dilagando in altre parti della città. Una dinamica che, se confermata nella sua interezza dagli accertamenti tecnici, renderebbe ancora più grave la mancata bonifica preventiva.

Perché qui non si parla soltanto di degrado. Si parla di sanità pubblica.

I ratti sono vettori di rischio. Vivono tra rifiuti, liquami, condotte, scarti alimentari. Si spostano rapidamente. Si riproducono con velocità impressionante. Dove trovano cibo, umidità, riparo e assenza di controllo, si insediano. E Messina, evidentemente, in alcuni tratti della sua geografia urbana ha offerto tutto il pacchetto completo: abbandono, incuria, silenzio e ritardi.

La richiesta della dirigente ASP al Comune dovrebbe chiudere la stagione delle minimizzazioni. Non siamo più al cittadino che protesta perché ha visto un topo vicino al cassonetto. Siamo davanti a un intervento sanitario che sollecita Palazzo Zanca ad agire subito. Significa che il problema ha superato la soglia della normale tollerabilità. Significa che le segnalazioni sono tante. Significa che si rischia l’emergenza e che non può essere ignorata né sottaciuta.

E invece il copione sembra sempre lo stesso. Prima si lascia marcire. Poi si inaugura. Poi si scopre il problema. Poi si corre dietro all’emergenza con l’affanno di chi avrebbe dovuto pensarci mesi prima.

Nel caso degli ex Silos Granai, la derattizzazione doveva essere un passaggio preliminare, non una toppa successiva. Un’amministrazione minimamente prudente avrebbe dovuto disporre una mappatura dell’infestazione, una bonifica preventiva dell’intera area, un piano di contenimento, un monitoraggio delle condotte e delle zone limitrofe. Non serviva un genio. Bastava conoscere la città. Bastava guardare gli edifici. Bastava chiedersi cosa potesse vivere dentro strutture abbandonate per decenni.

Invece no. Si è preferito arrivare al cantiere e poi scoprire l’ovvio. Che nei ruderi vivono i ratti. Che i ratti scappano. Che le fogne collegano. Che una colonia disturbata non attende l’ordinanza comunale per spostarsi.

Ora l’ASP chiede un intervento immediato. E il Comune non può cavarsela con la solita liturgia delle competenze, degli uffici, delle verifiche, dei tavoli tecnici e delle rassicurazioni senza calendario. Serve un piano straordinario di derattizzazione. Serve sapere dove, quando, con quali mezzi, con quale ditta, con quale monitoraggio e con quali risultati verificabili.

Serve anche dire ai cittadini qual è la situazione. Non quella da comunicato. Quella reale.

La città si ritrova a rincorrere i topi perché qualcuno non ha rincorso per tempo le proprie responsabilità. La verità è che la riqualificazione urbana non comincia con le ruspe, ma con le bonifiche. La verità è che non basta abbattere muri se prima non si affronta ciò che quei muri hanno custodito per anni: degrado, abbandono, animali, rifiuti, rischio sanitario.

Tra il torrente Trapani e l’Annunziata, oggi, i cittadini non chiedono visioni. Chiedono interventi. Non chiedono rendering. Chiedono derattizzazione. Non chiedono slogan. Chiedono che i ratti non diventino i nuovi abitanti ufficiali di una città che già fatica a proteggere quelli veri.

Palazzo Zanca intervenga. Subito. Perché questa volta non siamo davanti a una polemica politica. Potremmo essere davanti a qualcosa che potrebbe diventare un allarme sanitario. E quando perfino l’ASP è costretta a sollecitare il Comune, vuol dire che il tempo delle favole è finito.

Restano i topi. E, purtroppo, anche le responsabilità.