I primi quattro sindaci sono racchiusi in appena 1,2 punti, ma mancano campione, domande, modalità di rilevazione e margine d’errore. Il consenso del sindaco di Messina è reale, la pretesa di certificare il “modello Sud chiama Nord” molto meno.

Un dato è certo. Alla luce della narrazione pubblicata Federico Basile può festeggiare il proprio consenso. Quello che, però, non può fare la propaganda è trasformare otto decimi di punto, privi di qualsiasi indicazione sul margine d’errore, nella consacrazione scientifica di un modello amministrativo. Ecco perché.
La classifica pubblicata da Affaritaliani e attribuita all’istituto Lab21 colloca il sindaco di Messina al primo posto fra i quindici sindaci delle città metropolitane, con il 57,5% di gradimento. Subito dietro, però, Francesco Cannizzaro, sindaco di Reggio Calabria, è al 56,7%. La distanza è dello 0,8%. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, segue al 56,4%, appena 1,1 punti sotto Basile. Roberto Gualtieri, primo cittadino di Roma, è al 56,3%: lo separano dalla vetta soltanto 1,2 punti.
Non si tratta di una fuga, dunque. E neppure di un vantaggio netto. Piuttosto, siamo davanti ad un gruppo di sindaci praticamente accalcati nello spazio di pochi decimali. Una manciata di punti percentuali.
Il dato diventa ancora più evidente osservando l’intera graduatoria. Simone Venturini è quinto con il 55,5%, Silvia Salis sesta con il 54,7%, Giuseppe Sala settimo con il 54%, Stefano Lo Russo ottavo con il 53,6% e Sara Funaro nona con il 53,1%.
Quindi, i primi nove sindaci sono racchiusi in appena 4,4 punti percentuali. I primi dieci, comprendendo Massimo Zedda al 51,8%, stanno dentro un intervallo di 5,7 punti. Persino fra il primo e gli ultimi due classificati, Enrico Trantino e Roberto Lagalla entrambi al 46,5%, la distanza complessiva è di soli undici punti.
Una graduatoria molto corta, quindi, nella quale spostamenti minimi possono far guadagnare o perdere numerose posizioni. Otto decimi possono valere il titolo di “re dei sindaci”, ma possono anche rappresentare una semplice oscillazione campionaria.
Notate bene come rispetto a quel decantato 57,5% di Basile lo scarto sia minimo.
Per sapere quindi quanto sia corretta la rilevazione e l’interpretazione dei dati servirebbe un’informazione essenziale: il margine d’errore. Ed è proprio una delle informazioni che non vengono fornite.
La scheda metodologica che non c’è
Nella pagina che presenta il sondaggio non è indicato quanti cittadini siano stati intervistati. Non sappiamo quante interviste siano state realizzate complessivamente né, soprattutto, quante in ciascuna delle quindici città.
Non conosciamo: il metodo di campionamento; la distribuzione del campione per età, genere e territorio; la tecnica utilizzata per raccogliere le risposte; le date precise delle interviste; la formulazione esatta della domanda; le eventuali ponderazioni; la percentuale di persone che non ha risposto; il margine d’errore generale e quello relativo a ciascun Comune.
Affaritaliani si limita a riferire che la rilevazione appartiene al monitoraggio settimanale “Tre X 1.000”, curato da Roberto Baldassari per Lab21. Ma la formula commerciale non sostituisce la metodologia. Il numero “mille” contenuto nel titolo non consente di capire se si tratti di mille intervistati complessivi, di mille per ogni territorio oppure di una diversa organizzazione del campione.
La differenza è enorme. Se le interviste fossero mille per ciascuna città, avremmo un livello di precisione. Se fossero mille complessivamente da ripartire fra quindici Comuni, ogni dato cittadino potrebbe poggiare su poche decine di risposte. Senza la scheda tecnica non è possibile stabilirlo. Ed è quindi impossibile sapere se lo 0,8% che separa Basile da Cannizzaro abbia un significato statistico o sia soltanto polvere decimale.
Il problema è che nelle pagine esaminate delle rilevazioni Lab21 per Affaritaliani non risulta ancora disponibile una nota metodologica completa e facilmente consultabile relativa alla classifica dei sindaci. Lo stesso problema si presenta per diversi altri sondaggi, molti riferibili a Sud chiama Nord e a De Luca, pubblicati dalla testata: talvolta compaiono riferimenti sintetici o il titolo “scheda metodologica”, ma non sempre è rintracciabile un documento integrale e scaricabile.
L’eccezione chiaramente reperibile è il sondaggio sul referendum costituzionale sulla giustizia pubblicato nel febbraio 2026. In quel caso il documento indica 1.021 interviste valide su 5.043 contatti, 4.022 non rispondenti o sostituzioni, metodologia mista CATI, CAMI e CAWI e un margine d’errore di più o meno tre punti percentuali.
Quel documento dimostra due cose. La prima è che Lab21 è perfettamente in grado di redigere una scheda metodologica dettagliata. La seconda è che, con un margine d’errore del 3%, una differenza dello 0,8% non consentirebbe di stabilire chi sia realmente davanti.
Non sappiamo se il sondaggio sui sindaci abbia lo stesso campione o lo stesso margine. Ed è proprio questo il punto: non lo sappiamo perché non ci viene detto.
Il regolamento dell’Agcom prevede che la diffusione dei risultati dei sondaggi sia accompagnata da informazioni capaci di garantirne una lettura chiara e immediata. Anche le rilevazioni sulla fiducia negli esponenti politici, pur non coincidendo sempre con i sondaggi elettorali in senso stretto, rientrano nell’ambito dei sondaggi d’opinione e devono essere corredate dalla relativa documentazione. Ma questo dato non è ad oggi disponibile.
Non è possibile affermare, sulla base delle sole pagine pubbliche consultate, che il documento non sia mai stato trasmesso agli organismi competenti. È però possibile constatare che il lettore, al quale viene offerto il titolo trionfale, non dispone degli strumenti necessari per verificarne la consistenza.
Nella precedente classifica di giugno Affaritaliani specificava almeno che il dato era calcolato sui residenti maggiorenni che conoscevano il sindaco, escludendo chi non sapeva o non rispondeva. Basile era già primo con il 57,3%, Cannizzaro secondo con il 56,9%, Manfredi terzo con il 56,5% e Gualtieri quarto con il 56,2%. Anche allora i primi quattro erano separati da appena 1,1 punti.
La rilevazione di luglio afferma che Basile è salito al 57,5%, ma non ripete con la stessa chiarezza il criterio relativo alla conoscenza del personaggio e all’esclusione dei non rispondenti.
È stato utilizzato lo stesso metodo? Quanti messinesi conoscevano Basile? Quanti cittadini delle altre città conoscevano i rispettivi sindaci? Qual è la base effettiva sulla quale è stato calcolato ogni singolo valore?
Sono domande decisive. Un sindaco appena rieletto, fortemente esposto mediaticamente e sostenuto da una macchina comunicativa permanente può avere un indice di conoscenza molto diverso da quello di un amministratore meno presente nel dibattito nazionale. Confrontare percentuali costruite su basi di conoscenza differenti può produrre una graduatoria formalmente ordinata ma sostanzialmente meno solida di quanto sembri.
Basile è popolare, ma non è questa classifica a certificare il “modello”
Lungi da noi negare che Federico Basile attraversi una fase di forte consenso. Sarebbe scorretto. Il Governance Poll realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore gli attribuisce il 62% e il quinto posto nazionale. Quella rilevazione, però, pubblica una nota metodologica: 600 elettori intervistati in ogni Comune, sistemi misti telefonici e telematici e margine d’errore del 3,7%.
Lo stesso Sole 24 Ore avverte inoltre che sul risultato di Basile pesa la “luna di miele bis” seguita alla recente rielezione al primo turno con il 58,4%. Il quotidiano riconosce il dato politico, ma lo inserisce nel suo contesto: Basile si era dimesso anticipatamente dopo avere perso l’appoggio della maggioranza del Consiglio comunale ed era tornato al voto, ottenendo una netta riconferma.
Basile gode dunque di un consenso elettorale e personale consistente. È un fatto. Ma un fatto diverso dal sostenere che una differenza di otto decimi dimostri la superiorità amministrativa di Sud chiama Nord.
Il sindaco ha definito la classifica un riconoscimento non soltanto alla sua persona, ma a “un modo di governare”, fondato su visione, innovazione, programmazione, ascolto e scelte concrete. Ha parlato di una Messina moderna, attrattiva e competitiva e della “strada dei fatti e dei risultati”.
Qui finisce il sondaggio e comincia il proclama.
Lab21 non ha misurato la qualità dell’acqua erogata nelle case, la manutenzione delle strade, l’efficienza delle partecipate, la puntualità dei servizi, la gestione finanziaria, la capacità di attrarre investimenti o la qualità della vita. Non ha certificato l’innovazione amministrativa né valutato l’efficacia dei progetti annunciati.
Ha rilevato, secondo modalità che al momento non sono pienamente conoscibili, una percentuale di gradimento personale.
Trasformare quella percentuale nella patente di successo dell’intero sistema di governo cittadino è una scelta politica. Legittima per chi fa propaganda. Molto meno per chi pretende di presentarla come una conclusione scientifica.
Dal sondaggio alla corona
Il problema non è che Basile sia arrivato primo. Il problema è il significato che si vuole attribuire a quel primo posto.
Dire che Basile registra il valore nominalmente più alto della rilevazione è corretto. Definirlo “re dei sindaci” senza conoscere il margine d’errore è comunicazione spettacolare. Presentare il risultato come la prova che Messina sia cambiata e che il modello Sud chiama Nord funzioni è propaganda.
Otto decimi non sono una corona. Sono una differenza numerica che, senza campione, metodo e margine d’errore, potrebbe non significare nulla.
I numeri possono raccontare molto. Ma quando vengono privati del metodo, finiscono quasi sempre per raccontare esattamente ciò che il potere desidera sentirsi dire.
GiuBe




