L’inchiesta della Procura capitolina scuote il mega-progetto dello Stretto. Perquisizioni del Ros: nel mirino il tentativo di condizionare i controlli sul progetto definitivo. La Stretto di Messina SpA: «Siamo totalmente estranei».
Roma, 9 giugno 2026 – Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina finisce al centro di un’improvvisa tempesta giudiziaria. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, iscrivendo nel registro degli indagati tre figure di primo piano: l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’avvocato ed ex consigliere d’amministrazione della società Stretto di Messina SpA Giacomo Francesco Saccomanno, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio.
Nelle prime ore della mattinata, i carabinieri del Ros hanno eseguito decreti di perquisizione personale, informatica e domiciliare tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e Frosinone. Sotto la lente degli inquirenti c’è un presunto sistema di scambi e favori mirato a pilotare i controlli di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera, visibile nel rendering che ne traccia l’impatto sulle due sponde dello Stretto.
Il patto segreto e lo spettro delle nomine
Secondo la ricostruzione dei magistrati romani, l’avvocato Saccomanno e l’imprenditore Virgiglio avrebbero avvicinato l’allora magistrato contabile Tommaso Miele (in quiescenza dal febbraio di quest’anno). L’obiettivo degli indagati era ottenere un occhio di riguardo per le procedure della Stretto di Messina SpA.
In cambio del suo intervento, a Miele sarebbe stato promesso il sostegno per ricoprire prestigiose cariche in enti di diritto pubblico dopo il pensionamento, con esplicito riferimento alla presidenza dell’Antitrust o alla guida di una società partecipata.
Dall’altro lato, l’ex giudice avrebbe offerto piena disponibilità, garantendo aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura contabile, soffiate riservate sugli orientamenti interni degli altri magistrati del collegio e dettagli sensibili sullo sviluppo delle Camere di Consiglio, inclusa la promessa di redigere una memoria tecnica per controbattere a una decisione sfavorevole della Corte risalente al fine ottobre dello scorso anno.
I pm ipotizzano inoltre che i privati abbiano tentato di agganciare altri magistrati considerati “utili” agli interessi del gruppo per blindare la realizzazione dell’infrastruttura.
La replica: «Società Stretto di Messina totalmente estranea»
La reazione dei vertici della Stretto di Messina SpA è arrivata a stretto giro. L’amministratore delegato, Pietro Ciucci, ha preso nettamente le distanze dall’indagine:
«Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini, per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto.»
Ciucci ha poi precisato che l’azienda prosegue il proprio lavoro formale in totale trasparenza, conformandosi ai rilievi della magistratura contabile secondo i criteri stabiliti dal Decreto Legge “Commissari” approvato l’11 marzo scorso.
L’indagine, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi, si concentra ora sulla verifica del materiale informatico e dei documenti sequestrati dai militari del Ros. I flussi di chat e le carte sequestrate dovranno chiarire se i tentativi di pressione abbiano effettivamente alterato i passaggi burocratici di un’opera da oltre 12 miliardi di euro.




