Il 31 luglio i dipendenti incroceranno le braccia e manifesteranno a piazza Unione Europea. Il pronunciamento del giudice sulla condotta antisindacale non è definitivo e non può diventare uno scudo per evitare le risposte politiche e amministrative sulla gestione delle progressioni economiche

Lo sciopero resta. E non perché sia mancato il confronto, ma perché il confronto convocato dal sindaco Federico Basile non ha prodotto alcuna soluzione concreta.
L’incontro di questa mattina con il primo cittadino e la vicesindaca Laura Castelli si è concluso senza un accordo e, soprattutto, senza una proposta capace di rimuovere le ragioni della protesta. FP Cgil, Uil FP, CSA e Silpol hanno quindi confermato l’astensione dal lavoro proclamata per il 31 luglio, invitando i dipendenti comunali a partecipare compatti al sit-in organizzato per rivendicare una migliore organizzazione dell’Ente e il riconoscimento delle spettanze economiche del personale.
La mobilitazione non è più una minaccia agitata al tavolo delle trattative. È ormai una procedura formalmente avviata. I sindacati hanno comunicato alla Questura e alla Digos lo svolgimento del presidio dalle 10 alle 12 a piazza Unione Europea, prevedendo la partecipazione dei segretari delle organizzazioni e di circa cento lavoratori.
È stata inoltre trasmessa al prefetto, al sindaco e ai dirigenti comunali la disciplina dei contingenti minimi necessari a garantire i servizi pubblici essenziali: registrazioni di nascite e decessi, alcune attività cimiteriali e le funzioni indispensabili della Polizia municipale, dall’infortunistica stradale al pronto intervento e alla centrale operativa. Per il resto del personale, l’adesione potrà essere comunicata anche all’inizio dell’orario di lavoro del 31 luglio.
Dunque lo sciopero si farà. E questo rappresenta, prima ancora che una vittoria sindacale, il fallimento politico dell’amministrazione Basile, incapace di disinnescare una vertenza che da settimane attraversa Palazzo Zanca e che riguarda non soltanto le Progressioni economiche orizzontali, ma l’intero sistema delle relazioni sindacali, dell’organizzazione degli uffici e del trattamento economico dei dipendenti.
Una sentenza non è una “botte di ferro”
Sul tavolo pesa certamente il recente pronunciamento del giudice del lavoro, che ha respinto il ricorso promosso contro il Comune per presunta condotta antisindacale nella gestione delle progressioni economiche. Ma occorre usare le parole corrette.
Si tratta di un pronunciamento di primo grado, contestato dal CSA, che ha già annunciato opposizione. Inoltre, per quanto emerge dalle informazioni disponibili, il giudice si è espresso sul ricorso presentato ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, escludendo in quella sede la condotta antisindacale contestata. Non si tratta, almeno senza conoscere integralmente il decreto, di una certificazione universale e definitiva della correttezza di ogni atto amministrativo, contabile e contrattuale relativo alle PEO.
Trasformare quel decreto in una sorta di lasciapassare assoluto sarebbe quindi un errore. Al netto del corretto o meno uso della foto dei giudici Falcone e Borsellino.
Eppure la sensazione è che proprio questo pronunciamento venga oggi percepito dalla segretaria generale e direttrice generale Rossana Carrubba come una “botte di ferro”: la conferma che non vi sia più nulla da discutere, correggere o spiegare.
Ma un’amministrazione non governa i rapporti con centinaia di dipendenti attraverso le sole sentenze. E un sindaco non può limitarsi a convocare un incontro per prendere atto dell’impossibilità di trovare una soluzione. Basile è il vertice politico dell’Ente e deve assumersi la responsabilità delle scelte compiute dai suoi apparati, soprattutto quando quelle scelte conducono il Comune verso uno sciopero generale.
Il precedente che potrebbe imbarazzare Carrubba
Rimane poi una questione che non può essere offuscata dietro il decreto del giudice.
La segretaria generale avrebbe segnalato alla Corte dei conti le decisioni assunte nel 2023 dall’allora direttore generale Salvo Puccio in materia di contrattazione decentrata e progressioni economiche. Una scelta certamente legittima, qualora siano stati ravvisati profili meritevoli di approfondimento. Ma proprio per questo diventa inevitabile chiedere se il medesimo rigore sia stato utilizzato anche per gli atti e i contratti degli anni precedenti.
Nel 2019 Rossana Carrubba non era un soggetto estraneo alla contrattazione. Era presidente della delegazione trattante di parte pubblica. In occasione della sottoscrizione del contratto decentrato 2019-2021, la stessa Uil-Fpl le attribuiva pubblicamente il merito di avere mediato sui criteri delle Progressioni economiche orizzontali, definiti allora “completamente innovativi” e condivisi dalle organizzazioni sindacali.
Per quale ragione criteri e modalità accolti, mediati o comunque applicati nel periodo 2018-2022 diventerebbero problematici soltanto quando vengono utilizzati negli atti riconducibili alla gestione Puccio?
Se le regole erano illegittime o potenzialmente dannose, occorre spiegare perché non lo fossero anche prima. Se invece è cambiata l’interpretazione normativa, bisogna indicare con precisione quale norma, quale contratto nazionale o quale orientamento giurisprudenziale abbia imposto il cambio di rotta.
La legalità amministrativa non può funzionare a finestre temporali: inflessibile sul 2023 e distratta sul periodo precedente. Né può dipendere dal nome del direttore generale che ha firmato gli atti.
Il punto, allora, non è mettere in discussione il diritto della segretaria generale di adottare gli atti che ritiene conformi alla legge. Il punto è pretendere coerenza, trasparenza e parità di giudizio.
Basile avrebbe dovuto portare al tavolo una soluzione politica e amministrativa: una proposta di revisione, una sospensione degli effetti più penalizzanti, un approfondimento condiviso o almeno un cronoprogramma credibile. Non lo ha fatto. L’incontro si è così ridotto all’ennesima interlocuzione senza risultato, convocata quando lo sciopero era ormai imminente.
Il 31 luglio Palazzo Zanca non si fermerà per un capriccio sindacale. Si fermerà perché mesi di decisioni unilaterali, ritardi e relazioni deteriorate non hanno trovato una sintesi. E perché chi governa il Comune sembra avere scelto di affidarsi più alla forza provvisoria di un decreto giudiziario che alla responsabilità di risolvere una vertenza.
Le sentenze si rispettano. Ma quelle di primo grado si possono impugnare. Gli errori politici, invece, si pagano immediatamente. E lo sciopero dei dipendenti comunali sarà il conto, assai salato, presentato all’amministrazione Basile.




