Il governatore siciliano blinda la legislatura dopo i malumori delle amministrative e richiama l’Aula ai numeri: «La sfiducia è già stata bocciata. Ora la variazione di bilancio a luglio».
Le voci di un ritorno anticipato alle urne in Sicilia? Nient’altro che un ballon d’essai, un pallone sonda lanciato per misurare gli umori politici e di cui la stampa, a detta del diretto interessato, si sta innamorando fino a rendere il dibattito del tutto «stucchevole». Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana, sceglie il palcoscenico palermitano – a margine della conferenza stampa sul prestito d’onore per gli studenti universitari – per tracciare una linea netta e spegnere sul nascere i retroscena delle ultime ore.
Il contesto è quello di un post-elettorale teso. Le recenti elezioni amministrative nell’Isola non hanno consegnato risultati esaltanti per i partiti della maggioranza di centrodestra, innescando le consuete speculazioni su una possibile tenuta a termine del governo regionale. Ma il governatore non ci sta e, infastidito dal chiacchiericcio, blinda il suo mandato richiamando tutti alla fredda grammatica istituzionale.
«Il voto anticipato si realizza in due casi», precisa Schifani, tracciando i confini del diritto parlamentare. «In caso di dimissioni del presidente della Regione che, nel mio caso, non accadrà mai, o per la sfiducia della maggioranza». Un messaggio chiaro, rivolto non solo ai cronisti ma, tra le righe, anche ai franchi tiratori o ai malpancisti all’interno della sua stessa coalizione.
Per allontanare lo spettro di una crisi, il presidente della Regione ricorre alla matematica parlamentare di Sala d’Ercole, ricordando l’ultimo test di tenuta del suo esecutivo: «L’ultima volta la mozione di sfiducia all’Ars è stata respinta con 41 voti contrari e 26 a favore. Questi sono i numeri». Una blindatura numerica che, nella visione di Schifani, svuota di senso qualsiasi ipotesi di ribaltone o di urne anticipate.
Archiviata la pratica del gossip politico, il governatore prova a riportare il baricentro dell’attenzione sull’agenda amministrativa. La ricetta opposta alle polemiche è il pragmatismo: «Io lavoro, ho lavorato ieri e continuo a lavorare», taglia corto. Lo sguardo è già rivolto ai prossimi snodi finanziari dell’Isola, su tutti la variazione di bilancio prevista per luglio, un passaggio fondamentale per la stabilità economica della Regione. L’obiettivo dichiarato resta quello di sbloccare i fondi e metterli a terra: «Vogliamo portare a casa i risultati, trasformare le risorse finanziarie in servizi e qualità della vita dei cittadini. Questo è il mio dovere e lo sto facendo». Il test pubblico, per ora, si chiude qui.




