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Partecipate Messina e la “scomoda” legge 104: il caso di un lavoratore genitore di un bambino autistico e del turno “impossibile”

- 02/02/2025

La legge 104: quella che serve a consentire ai lavoratori con disabilità e ai parenti, anch’essi che lavorano, di assistere i propri familiari disabili. Una legge che è garanzia di assistenza e di elasticità nel rapporto di lavoro e che deve essere riconosciuta, prioritariamente, ad ogni lavoratore. Il lavoratore che assiste un familiare disabile grave, parente o affine entro il 2° grado (o entro il 3° grado, in specifiche situazioni), ha diritto a 3 giorni di permesso mensile per legge 104, utilizzabili anche in maniera continuativa. Ma anche il diritto di rappresentare le esigenze particolari a cui è soggetto ai fini dell’assistenza al parente disabile. Una legge, però, che sembra essere scomoda per alcune partecipate del Comune di Messina, stando a quanto sta accadendo ad un padre di un ragazzo autistico. La vicenda è ben raccontata, con la dovuta riservatezza, dal dottor Angelo Fabio Costantino, psicologo e già garante per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Messina.

Succede a Messina – scrive Costantino – che, senza troppe spiegazioni, un padre di un bambino “speciale”, così vengono chiamati ipocritamente i bambini con disabilità negli eventi pubblici, viene costretto a cambiare orario di lavoro dall’Azienda pubblica comunale presso cui lavora. Il bambino è affetto da una grave patologia che richiede la presenza di entrambi i genitori per lo svolgimento di alcuni compiti. Naturalmente tutto certificato con il riconoscimento della gravità da parte dell’INPS.

Il padre per anni ha organizzato il suo orario di lavoro in modo da poter essere presente con la moglie per accompagnare il figlio a scuola e alle numerose sedute di terapia.

Paolo ( nome di fantasia) non parla, cammina solo con sostegno e quando è agitato morde e afferra i capelli. In auto, se si agita, diventa pericoloso per questo è necessaria la presenza di entrambi i genitori.

Recentemente un incidente ha coinvolto la mamma donna forte e generosa. Questa famiglia, dignitosa, educata, affettuosa, può contare solo sulle proprie forze. Tante volte, io che ho la fortuna di essere chiamato papà, mi sono chiesto come si sentono questi genitori che non conoscono le parole del figlio, che percezione hanno del loro futuro. Io che sono fortunato mi sono chiesto come sono le notti di questa famiglia? Dormono, riposano, hanno il tempo di sognare? Mi sono chiesto anche perché un’ Azienda Pubblica ha la necessità di accanirsi su chi vive solo dolore? Perché aggiungere altro dolore a chi ogni giorno fatica ad arrivare a fine giornata.

Non si usano i diritti per “educare” chi non ha paura, chi non abbassa la testa, chi convive ogni giorno con il pensiero della morte. Questo padre non ha paura perché il giorno che ha saputo che suo figlio non sarebbe cresciuto come gli altri ha promesso a stesso che non lo avrebbe mai lasciato solo. L’umanità non si insegna, il rispetto per il dolore dell’altro dovrebbe essere il prerequisito per chi ambisce ad avere responsabilità pubbliche.

Per chi ha dignità da vendere, come questo padre, una 104 per gravità non è un biglietto della lotteria ma un contratto d’amore per sempre.

Ieri, mentre lo ascoltavo, ho guardato le sue braccia martoriate dai morsi ma lui non prova più dolore. ‘È il suo modo per dirmi che ha bisogno di me ed io non ho paura’, così mi ha detto e so già che non mollerà.

Mentre gli organi comunali di Garanzia non sanno, non ci sono, non vogliono sapere spero tanto che le persone più sensibili di questo Consiglio Comunale possano dare voce alle difficoltà di questo padre e magari investire il Sindaco e il Prefetto di una vicenda che non serve a nessuno. I Diritti non sono un privilegio e il Potere non è una investitura divina. Messina è generosa e non lascerà Paolo solo“.

No, noi di certo non lo lasceremo solo.