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Messina, arriva il terzo commissario per i conti. Ma per Basile è sempre un «atto tecnico»

- 30/10/2026
Messina, arriva il terzo commissario per i conti. Ma per Basile è sempre un «atto tecnico»

Dal 2023 al 2026, tre interventi sostitutivi della Regione per i rendiconti comunali. Il consuntivo 2025 doveva essere approvato entro aprile. Il sindaco assicura che adesso è pronto. Ma resta una domanda: perché sono dovuti trascorrere sei mesi e arrivare un commissario?

Messina, arriva il terzo commissario per i conti. Ma per Basile è sempre un «atto tecnico»
Messina, arriva il terzo commissario per i conti. Ma per Basile è sempre un «atto tecnico»

A Messina arriva un commissario ad acta per il rendiconto 2025 e il sindaco Federico Basile lo derubrica a «atto tecnico». Una definizione rassicurante, quasi innocua, che sembra voler trasformare l’intervento sostitutivo della Regione in un normale passaggio della vita amministrativa. Come se a Palazzo Zanca fosse arrivato un funzionario per una verifica di routine, anziché un commissario incaricato di intervenire perché un documento contabile obbligatorio non è stato approvato nei termini di legge.

Il problema è che quella del commissario non è affatto una visita di cortesia. Angelo Sajeva, il funzionario regionale nominato per il rendiconto 2025, arriva perché il termine del 30 aprile è trascorso senza che il Comune completasse l’adempimento. Sei mesi di ritardo. E una procedura sostitutiva che non nasce da una scelta discrezionale della Regione, ma da un’inadempienza che la legge disciplina espressamente. Si può certamente chiamarlo «atto tecnico». Tecnicamente, infatti, è proprio questo: un provvedimento previsto dall’ordinamento per rimediare al mancato rispetto di un obbligo. Ma è la causa del provvedimento che dovrebbe interessare il sindaco. Perché il commissario non viene nominato quando tutto funziona regolarmente. Arriva quando qualcosa che doveva essere fatto non è stato fatto.

Basile, che ha costruito una parte rilevante della propria immagine pubblica sulla competenza finanziaria e sul controllo dei conti, annuncia adesso che il documento è pronto. Bene. Ma allora perché non lo era sei mesi fa? Che cosa è accaduto nel frattempo? Quali problemi hanno impedito all’amministrazione di completare nei termini un procedimento che conosceva perfettamente, tanto nella sua importanza quanto nella sua scadenza? La spiegazione non può esaurirsi nella rassicurazione che tutto sia ormai pronto. Sarebbe come annunciare di avere finalmente riparato il tetto quando l’acqua è già entrata nelle stanze, pretendendo che nessuno domandi perché si sia aspettato tanto.

Il precedente del 2023. E poi quello del 2024

Purtroppo per Basile non è la prima volta che il guardiano dei conti di Palazzo Zanca deve accogliere un commissario regionale.

Il 26 settembre 2023 raccontavamo su Voce di Popolo l’arrivo di Domenico Mastrolembo Ventura, funzionario ispettivo del Dipartimento regionale delle Autonomie locali, incaricato di intervenire per il mancato completamento dell’iter del rendiconto 2022. Anche allora Basile ridimensionò la vicenda. Parlò di «atto dovuto», spiegando che gli uffici erano stati impegnati nella predisposizione della documentazione per la Corte dei conti sul Piano di riequilibrio e in numerose altre attività amministrative. In sostanza, c’era stato molto da fare. Una spiegazione che poteva chiarire le difficoltà organizzative, senza però cancellare il mancato rispetto della scadenza.

Il 27 settembre 2023, i consiglieri comunali del Partito democratico Felice Calabrò e Antonella Russo contestarono apertamente quella lettura. Sottolinearono che l’intervento sostitutivo riguardava direttamente l’esecutivo e, in particolare, il titolare della delega al Bilancio, allora lo stesso Federico Basile.

Ma non finì lì.

Il 1° luglio 2024 arrivò la notizia di un nuovo commissariamento. Questa volta per il rendiconto dell’esercizio 2023. Il funzionario regionale incaricato era Mario Teresi. La risposta del sindaco? Ancora una volta, un «atto dovuto», perché la scadenza era stata superata. Due anni, due rendiconti, due commissari, costi aggiuntivi per l’Ente e per i messinesi, e la medesima spiegazione. Nel frattempo, il rendiconto 2024 sarebbe stato approvato dal Consiglio comunale soltanto l’11 luglio 2025, ben oltre il termine ordinario del 30 aprile.

E adesso siamo al 2026. Terzo commissario per un rendiconto non approvato nei tempi previsti. Questa volta la formula diventa «atto tecnico». Le parole cambiano leggermente. Le scadenze mancate restano.

Quando l’eccezione diventa una consuetudine

Un ritardo può verificarsi. Un’amministrazione può incontrare ostacoli tecnici, problemi contabili, rallentamenti nella ricognizione dei residui o nell’acquisizione dei pareri. Nulla di tutto questo, da solo, dimostra che i conti siano irregolari o che esistano responsabilità personali già accertate. Ma tre nomine commissariali per tre rendiconti diversi, nel giro di quattro anni, costituiscono una sequenza che merita spiegazioni ben più articolate della semplice qualificazione burocratica del provvedimento. Un conto è sostenere che la Regione abbia compiuto un atto previsto dalla legge. Un altro è presentare la circostanza che lo ha reso necessario come se fosse amministrativamente irrilevante. Il rendiconto, del resto, è il documento con il quale un ente pubblico dà conto delle risorse incassate, delle spese effettuate, dei residui, del risultato di amministrazione e della situazione patrimoniale. È uno degli strumenti attraverso i quali il Consiglio esercita il controllo sulla gestione finanziaria. Non è un adempimento facoltativo da sistemare quando gli uffici trovano il tempo. E la puntualità nell’approvazione di un documento così importante dovrebbe essere particolarmente significativa per un Comune impegnato nell’attuazione di un Piano di riequilibrio finanziario pluriennale. E’ la cartina di tornasole che certifica la vera “buona amministrazione”, con i fatti, i documenti e non con le parole.

Il commissario arriva, il conto resta aperto

Il provvedimento regionale del 2026 ricostruisce una procedura avviata già nei mesi precedenti. Una diffida notificata agli inizi di giugno, una comunicazione della segreteria generale a metà settembre che preannunciava l’imminente passaggio della proposta in Giunta, poi il mancato completamento dell’iter. Il gruppo consiliare Scurria Sindaco aveva sollecitato l’intervento della Regione già il 4 settembre, tornando alla carica il 23 ottobre.

Adesso Sajeva ha ricevuto un incarico iniziale di tre mesi. Dovrà verificare la situazione, seguire gli adempimenti necessari e consentire l’esame del documento da parte del Consiglio, esercitando eventualmente i poteri sostitutivi previsti. La procedura comporta anche oneri per il Comune e pone la questione dell’eventuale rivalsa nei confronti dei soggetti responsabili, qualora ne ricorrano i presupposti. Ecco, dunque, ciò che ancora manca nel racconto rassicurante dell’amministrazione: una spiegazione documentata del ritardo, dei passaggi rimasti incompiuti e delle ragioni per cui sia stato necessario arrivare all’intervento regionale.

I cittadini possono comprendere un contrattempo. Possono persino accettare che una macchina amministrativa complessa incontri difficoltà. Ma chiedere loro di considerare ordinaria, per la terza volta, la nomina di un commissario per un documento contabile scaduto significa pretendere che non distinguano più fra una procedura prevista dalla legge e l’inadempimento che l’ha provocata. Il rendiconto 2025, assicura Basile, “è pronto”. Il commissario è stato comunque nominato. E il Consiglio comunale deve ancora approvare quel documento che avrebbe dovuto esaminare entro il 30 aprile. Questa la sostanza dei fatti.

GIU.BE.

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.