
Sei anni di gestione a carico di Palazzo Zanca, fino a 450 mila euro annui secondo le prime proiezioni e nessun vantaggio patrimoniale. L’area era già aperta ai cittadini prima del passaggio di consegne. Una scelta difficile da giustificare per un’amministrazione alle prese con una spesa corrente sempre più rigida e gli impegni delle partecipate.


Il dettaglio che non torna nell’accordo per la gestione dell’Agorà dello Stretto e che rischia di trasformare una delle decisioni più celebrati dall’amministrazione Basile in una delle sue decisioni economicamente più discutibili è circondato da un’alea di evidente banalità: l’antieconomicità. Il parco è dell’Autorità di Sistema Portuale, questo ribadiamolo a scanso di equivoci e false convinzioni. L’Autority lo ha progettato, realizzato e finanziato con quattro milioni di euro. Il Comune di Messina e Basile non c’entrano nulla nella sua realizzazione, se non la compresenza al taglio del nastro. Basile invece, c’entra con l’Agorà da quando si è assunto il compito di mantenerlo. Per sei anni. Con risorse proprie (dei messinesi) e un conto che, sulla base delle prime cifre disponibili, potrebbe raggiungere diversi milioni di euro.
Un accordo che appare vantaggioso solo per l’Autority, che di fatto ha trasferito gli oneri della gestione in toto. Un accordo del quale viene spontaneo domandarsi se Federico Basile, oggi che cominciano ad arrivare le fatture, circa 150 mila euro, non si sia già pentito.
Il 22 giugno scorso il sindaco e il presidente dell’Autorità portuale, Francesco Rizzo, hanno firmato la concessione demaniale di 32.700 metri quadrati dell’ex Fiera. Il primo settembre la gestione è passata a Palazzo Zanca. Due mesi prima, però, il parco era già stato inaugurato e aperto ai cittadini. I messinesi lo frequentavano, passeggiavano lungo lo Stretto, utilizzavano gli spazi verdi e le attrezzature. Tutto questo quando a occuparsi dell’area era ancora l’Autorità portuale.
A che serviva, quindi, che Basile si assumesse questo onere? Il Comune non ha acquistato il parco, non ne è diventato proprietario e non ha ottenuto un bene da destinare per la prima volta alla fruizione pubblica. Ha acquisito la gestione di uno spazio che era già stato restituito ai cittadini. Senza quell’accordo il parco avrebbe comunque potuto restare aperto, con una diversa organizzazione della manutenzione a carico dell’ente proprietario o attraverso un’intesa meno onerosa per Palazzo Zanca. La possibilità di continuare a frequentare l’Agorà, insomma, non era necessariamente subordinata all’assunzione di tutti questi obblighi da parte del Comune. E allora quale vantaggio aggiuntivo ha ottenuto Messina in cambio di una spesa così impegnativa?
I numeri aiutano a comprendere la dimensione del problema. Con la deliberazione di Giunta numero 585 del 24 settembre, l’amministrazione ha affidato a Messinaservizi Bene Comune la manutenzione delle aree verdi, degli arredi e dei giochi per il periodo compreso tra settembre e dicembre 2026. Quattro mesi per 150 mila euro, IVA inclusa. Una media di 37.500 euro al mese, equivalente a 450 mila euro su dodici mesi, se il medesimo ritmo di spesa dovesse essere confermato. E se i costi non dovesseo lievitare vista la delicatezza dell’area, tutta a prato verde, sotto il sole e vicina al mare.
Durante la trattazione della vicenda in commissione consiliare era stata indicata una previsione di circa 350 mila euro l’anno. Anche prendendo per buona questa stima più contenuta, il risultato resta impegnativo: 2,1 milioni di euro in sei anni. Con il costo mensile ricavato dall’affidamento del 2026 si arriverebbe invece a 2,7 milioni. Si tratta di proiezioni, non di impegni già assunti per l’intero periodo, ma rendono evidente l’ordine di grandezza dell’operazione. E potrebbero non comprendere tutti gli oneri indiretti. Occorre verificare quanto costeranno complessivamente irrigazione, consumi idrici ed elettrici, vigilanza, eventuali interventi straordinari e attività svolte dalle diverse partecipate coinvolte. A questi importi si aggiungerebbe il canone demaniale, indicato dal sindaco in circa 12 mila euro annui.
L’Agorà, peraltro, non è un giardino qualsiasi. Comprende circa 16 mila metri quadrati di prato inglese, una soluzione di indubbio effetto paesaggistico che richiede però cure specialistiche, soprattutto nei mesi più caldi. L’amministratore unico di Messinaservizi, Giuseppe Laface, ha già spiegato la necessità di ricorrere a un’azienda specializzata. L’ingiallimento di alcune superfici verdi, comparso a poche settimane dall’inaugurazione, ha anticipato le difficoltà di una manutenzione destinata a diventare particolarmente impegnativa. E il tempo non lavora a favore dei costi. Gli impianti invecchiano, gli arredi devono essere riparati o sostituiti, le superfici calpestabili si deteriorano, i giochi richiedono controlli e interventi. Nulla consente oggi di quantificare gli aumenti futuri, ma sarebbe imprudente considerare immutabile per sei anni la spesa preventivata nel 2026.
C’è poi un altro particolare. Dei 150 mila euro necessari per i primi quattro mesi di gestione, soltanto 40 mila erano disponibili sul capitolo di spesa. Gli altri 110 mila sono stati reperiti mediante un prelievo dal fondo di riserva, disposto con la deliberazione numero 550 del 2026. Una scelta contabilmente consentita, ma amministrativamente difficile da comprendere. Il Comune aveva manifestato interesse alla concessione già a febbraio. L’accordo era stato firmato a giugno. Il passaggio di consegne era programmato per settembre. La spesa, dunque, era largamente prevedibile. Eppure, per affrontarla, si è dovuto ricorrere a risorse accantonate nel fondo di riserva. Perché?
È il segnale di una programmazione che quantomeno merita spiegazioni. E soprattutto pone una domanda sui prossimi esercizi finanziari: dove saranno reperiti i 350 o 450 mila euro annui necessari per mantenere l’Agorà nelle condizioni in cui è stata consegnata?
La questione diventa ancora più delicata se collocata nella situazione economica complessiva del Comune. Palazzo Zanca continua a confrontarsi con gli obblighi del piano di riequilibrio, con la necessità di contenere gli impegni strutturali e con un sistema di partecipate che assorbe una quota rilevante delle risorse disponibili. Messina Social City, con un organico nell’ordine dei 1.300 addetti e le questioni ancora aperte sul fronte delle stabilizzazioni, rappresenta uno dei capitoli più impegnativi della programmazione comunale. A questi si aggiungono i contratti di servizio, i costi del personale delle altre aziende e le necessità di manutenzione di una città nella quale interi quartieri attendono interventi ordinari. In un bilancio gravato da obbligazioni ricorrenti, qualche centinaio di migliaia di euro ogni anno non è una cifra trascurabile. Sono risorse che, una volta destinate all’Agorà, non potranno essere impiegate per altre necessità, salvo trovare nuove coperture. Il problema è la sostenibilità dell’insieme, soprattutto quando si assumono nuovi impegni per attività che avrebbero potuto essere organizzate diversamente. E preoccupa l’aver dovuto ricorrere a risorse accantonate nel fondo di riserva per far fronte al costo di manutenzione dell’area non di proprietà del Comune.
Nessuno mette in discussione l’utilità del parco o la qualità del recupero di un’area che per anni è rimasta sottratta alla città. L’Autorità portuale ha realizzato un intervento importante, restituendo al waterfront una porzione significativa di territorio. Il punto è stabilire se fosse davvero necessario che il Comune si accollasse una spesa di questa entità per conservarne la fruibilità che era già un fatto acquisito.
La precisazione nel merito del presidente della Quarta Municipalità, Renato Coletta, intervenuto per difendere i costi della manutenzione, che ha ricordato che l’Autorità portuale aveva affidato servizi di cura dell’area per circa 137 mila euro in due mesi. non fa che confermare che la cifra stanziata dal Comune non sarebbe eccessiva. Coletta, oggi vicino all’amministrazione Basile, forse involontariamente, ma di fatto conferma un altro dato: prima del passaggio di gestione, quelle spese erano sostenute dall’Autorità portuale.
Non è necessario dimostrare che la manutenzione sia stata affidata a prezzi superiori a quelli di mercato per contestare l’opportunità dell’accordo. Anche una spesa perfettamente congrua può rappresentare una cattiva scelta finanziaria se viene assunta da un ente che avrebbe potuto negoziare condizioni più favorevoli. Il Comune avrebbe potuto chiedere una compartecipazione dell’Autorità portuale, una diversa distribuzione degli oneri, garanzie sulla durata dell’utilizzo o affrontare, sul piano istituzionale, il tema della definitiva acquisizione dell’area al patrimonio cittadino, naturalmente attraverso le procedure previste per i beni demaniali. Su queste alternative non è stata resa pubblica una valutazione economica comparativa capace di spiegare perché la soluzione scelta fosse la più conveniente.
L’amministrazione potrebbe certamente, oggi, rivendicare la possibilità di organizzare eventi, sviluppare servizi e utilizzare gli spazi per iniziative culturali. Sono benefici potenziali, ma non ancora quantificati. Né esiste, tra gli elementi pubblicamente disponibili, un piano di entrate che dimostri come tali attività possano compensare una parte significativa della manutenzione. Resta al momento una concessione di soli sei anni su un bene che continuerà ad appartenere all’Autorità portuale. Alla scadenza, il Comune potrebbe avere speso oltre due milioni di euro, senza aver acquisito alcun diritto di proprietà e senza garanzia di conservare la gestione del parco.
Basile aveva presentato l’accordo come un passaggio strategico per la città. L’entusiasmo di giugno era comprensibile, tra il nuovo prato verde e l’apertura di uno degli affacci più suggestivi sullo Stretto. Quattro mesi dopo, però, il problema è diventato decisamente più concreto. La manutenzione costa, il bilancio deve finanziarla e gli impegni dureranno ben oltre la stagione delle inaugurazioni. È possibile che il sindaco, rileggendo oggi l’accordo con l’Autorità portuale, non lo consideri più così vantaggioso? Il dubbio se non è già sopravvenuto, devrebbe nascere dai numeri e dalle condizioni dell’intesa. E sarebbe interessante capire se Palazzo Zanca intenda mantenerle immutate oppure aprire un confronto con l’Autorità portuale per ridurre gli oneri comunali.
Intanto, nel prossimo bilancio dovrà essere trovata una copertura per dodici mesi di gestione. E dovrà essere chiarito quanto costerà realmente al Comune l’Agorà, includendo tutte le prestazioni affidate alle partecipate e gli ulteriori servizi necessari.
Perché il primo stanziamento da 150 mila euro è soltanto l’inizio. Il contratto è di sei anni.


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