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Spadafora, nessuno scioglimento per mafia: il decreto regionale smentisce le ricostruzioni di stampa

- 15/10/2026
Spadafora, nessuno scioglimento per mafia: il decreto regionale smentisce le ricostruzioni di stampa

Il Comune è commissariato per le dimissioni volontarie del sindaco Lillo Pistone e della maggioranza consiliare. La commissione prefettizia sta ancora verificando eventuali infiltrazioni mafiose. Anche sul fronte giudiziario occorre distinguere tra la conclusione delle indagini per quattro persone e lo stralcio di altre posizioni investigative: nessun nuovo accertamento di responsabilità.

Spadafora, nessuno scioglimento per mafia: il decreto regionale smentisce le ricostruzioni di stampa
Spadafora, nessuno scioglimento per mafia: il decreto regionale smentisce le ricostruzioni di stampa
Spadafora, nessuno scioglimento per mafia: il decreto regionale smentisce le ricostruzioni di stampa

Il Comune di Spadafora non è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Contrariamente a quanto riportato ieri, 14 ottobre, da alcune testate giornalistiche online e cartacee, non risulta adottato alcun provvedimento di scioglimento dell’ente per condizionamento mafioso.

La distinzione riguarda la natura del commissariamento, le ragioni che hanno determinato la fine anticipata dell’amministrazione comunale e il significato degli accertamenti ancora in corso.

A chiarirlo sono gli stessi atti ufficiali. L’amministrazione guidata dall’ex sindaco Lillo Pistone ha cessato le proprie funzioni in seguito alle dimissioni volontarie del primo cittadino e, successivamente, di sette consiglieri comunali su dodici. La cessazione degli organi è stata formalizzata dalla Regione Siciliana con il decreto presidenziale n. 556/GAB dell’8 settembre 2026, che ha nominato Daniele Borzì commissario straordinario del Comune fino all’insediamento dei nuovi organi elettivi.

Le motivazioni del decreto sono inequivocabili: il provvedimento richiama le dimissioni del sindaco, presentate il 1° agosto e acquisite al protocollo comunale il 3 agosto, e quelle dei sette consiglieri, formalizzate il 4 agosto.

Nessun riferimento, quindi, causa della cessazione degli organi, a un accertamento di infiltrazioni mafiose.

Pistone era stato precedentemente sospeso dalla carica con provvedimento del prefetto di Messina del 23 giugno, in applicazione dell’articolo 11 del decreto legislativo 235/2012, dopo l’esecuzione della misura cautelare disposta nell’ambito dell’inchiesta sul presunto scambio elettorale politico-mafioso. La sospensione non equivaleva alla rimozione dalla carica né allo scioglimento del Comune.

Il sindaco, pur essendo ancora in carica, ha, quindi, volontariamente scelto di dimettersi. La Giunta è cessata volontariamente anch’essa a seguito delle dimissioni del primo cittadino, mentre i consiglieri della maggioranza hanno autonomamente formalizzato la rinuncia al mandato. Trascorsi i termini previsti dalla legge, la Regione ha disposto la gestione commissariale.

La commissione antimafia sta ancora indagando ed è bene chiarire che la sua attività non costituisce certezza di sussistenza di infiltrazioni mafiose. Infatti, il 18 agosto il prefetto di Messina, Cosima Di Stani, su delega del ministro dell’Interno, ha nominato una commissione d’indagine ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, incaricata di verificare l’eventuale presenza di infiltrazioni o condizionamenti mafiosi nell’attività amministrativa del Comune di Spadafora. L’accesso ispettivo ha una durata iniziale di tre mesi, prorogabile di altri tre.

La nomina di una commissione d’indagine costituisce l’avvio di un’attività di accertamento, non il suo risultato. Un eventuale scioglimento per infiltrazioni mafiose richiederebbe un distinto procedimento, fondato sugli elementi raccolti e concluso, ricorrendone i presupposti, con un decreto del Presidente della Repubblica.

Ad oggi, un provvedimento di questa natura non risulta adottato per Spadafora.

Confondere la commissione incaricata di verificare possibili infiltrazioni con una commissione straordinaria chiamata a gestire un ente già sciolto per mafia significa attribuire al procedimento amministrativo un esito che non ha ancora avuto.

Un’ulteriore precisazione riguarda le notizie diffuse sulle persone indicate come coinvolte nell’inchiesta della Dda di Messina.

Per il procedimento principale la Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a quattro persone, tra le quali l’ex sindaco Pistone.

Diversa è la posizione degli ulteriori soggetti i cui nominativi compaiono nel provvedimento di stralcio emerso dagli atti investigativi.

Il documento, per la sua natura giuridica, costituisce un atto del pubblico ministero con il quale vengono separate determinate posizioni investigative da un procedimento penale iscritto al Modello 21, disponendo la formazione di un fascicolo autonomo e ulteriori iscrizioni nominative in relazione a specifiche ipotesi di reato. In termini più semplici, la Procura ha ritenuto che alcune vicende e le relative posizioni personali dovessero essere trattate separatamente dal procedimento principale.

Lo stralcio non equivale alla conclusione delle indagini nei confronti dei soggetti interessati. Nè costituisce esercizio dell’azione penale, e non rappresenta un accertamento giudiziale di responsabilità, come non dispone, di per sé, alcuna misura cautelare. Si tratta di una determinazione organizzativa e investigativa del pubblico ministero, che consente di proseguire autonomamente gli accertamenti sulle ipotesi di reato individuate.

Occorre inoltre distinguere l’informazione di garanzia dall’avviso di conclusione delle indagini previsto dall’articolo 415-bis. Quest’ultimo appartiene a una fase successiva del procedimento e non può essere confuso con un semplice provvedimento di stralcio. Di conseguenza, la presenza di un nominativo in un atto di separazione delle posizioni investigative non autorizza a sostenere che quella persona abbia ricevuto un avviso di garanzia, che le indagini nei suoi confronti siano concluse o che sia destinataria di una richiesta di rinvio a giudizio.

Le ipotesi investigative restano sottoposte alle successive determinazioni della Procura e agli eventuali controlli giurisdizionali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza che NON deve mai venir meno.

A Spadafora, dunque, i procedimenti da distinguere sono due: quello amministrativo, nel quale è ancora in corso l’accertamento prefettizio su possibili infiltrazioni mafiose, e quello penale, nel quale alla chiusura delle indagini per il nucleo principale si affiancano ulteriori posizioni oggetto di separata trattazione.

Per il Comune, intanto, resta vigente il decreto regionale dell’8 settembre: cessazione degli organi elettivi per dimissioni e gestione affidata al commissario straordinario Daniele Borzì fino alla prossima tornata elettorale utile.

Spadafora, nessuno scioglimento per mafia: il decreto regionale smentisce le ricostruzioni di stampa
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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.