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Crollo di Pistunina, parla l’ingegnere indagato: «È la mia famiglia». Il giallo dei lavori last minute e la corsa contro il tempo

- 03/08/2026

MESSINA – «L’unica cosa che le posso dire è che in questo momento io sono un familiare, queste sono persone con cui sono cresciuto assieme. Era la mia famiglia, è doloroso. Spero che la giustizia si muova al meglio». Sono parole cariche di angoscia quelle che l’ingegnere Pietro Leone ha affidato ai microfoni del Tg1. Leone è uno dei tre indagati dalla Procura di Messina per il collasso della palazzina del rione Pistunina, un edificio che lui stesso aveva progettato nel 1989. Sotto quelle macerie non c’è solo cemento, ci sono i suoi affetti: lì abitavano quattro suoi parenti. I corpi di due di loro sono già stati recuperati senza vita, mentre si scava ancora per trovare gli altri due dispersi.

La tragedia umana, tuttavia, si intreccia inesorabilmente con i nodi dell’inchiesta giudiziaria. Interpellato sulle responsabilità relative al cantiere aperto al piano terra, Leone traccia una linea di demarcazione netta: «A quanto pare sarei indagato perché sarei coordinatore di questi lavori, ma proprio no, assolutamente no».

Cosa è successo nelle ore immediatamente precedenti al disastro? Le prime indiscrezioni restituiscono la fotografia drammatica di una corsa contro il tempo per tamponare un’emergenza ormai compromessa. Stando alle voci che si rincorrono, l’ingegnere sarebbe stato contattato da Carmelo Leone, nel disperato tentativo di rimediare a problemi scaturiti da interventi presumibilmente che, sulla carta, avrebbero dovuto essere diversi. Nell’immediatezza precedente al crollo.

La cronologia di quel pomeriggio è agghiacciante. Almeno secondo le indiscrezioni.

Anche l’impresa edile D’Alì sarebbe stata allertata in extremis: alle 14:00 del giorno della tragedia, la ditta stava acquistando della malta per intervenire d’urgenza sulle criticità appena constatate. Acquisto effettuato a poche centinaia di metri dalla struttura collassata.

Alle 15:00, invece, inaspettato, il boato e il crollo. Non c’è stato neanche il tempo di scaricare il materiale edilizio sul posto.

Si tratta, per ora, di racconti e indiscrezioni che dovranno passare al rigoroso vaglio degli inquirenti, ma che sembrano delineare un quadro in cui la proprietà si era resa conto — con un ritardo che si è rivelato fatale — degli interventi necessari da mettere in atto.

Ad alimentare gli interrogativi ci sono anche alcune immagini che circolano in queste ore su internet, fotogrammi che mostrerebbero solai in condizioni che destano più di un dubbio strutturale.

Sarà la magistratura a fare piena luce su questa catena di eventi, stabilendo responsabilità, omissioni e nessi di causalità. Ma in queste ore, a Messina, le analisi tecniche e le ipotesi giudiziarie devono necessariamente fermarsi. Il rispetto per chi è ancora intrappolato sotto i detriti di Pistunina impone il silenzio. Per l’accertamento delle colpe e gli approfondimenti giudiziari, ci sarà tutto il tempo necessario.