Sotto le macerie restano Sara Leone, Santino Magazzù e Lhairu Warnakulasuriya. I vigili del fuoco concentrano le operazioni nell’area degli appartamenti. Il caldo estremo mette a dura prova i soccorritori. Intanto la Procura indaga sui lavori e sulle condizioni strutturali dell’edificio

MESSINA – A quasi 74 ore dal crollo della palazzina di via Giorgio La Pira, a Pistunina, le operazioni di ricerca sono entrate nella fase più delicata. I vigili del fuoco ritengono di avere circoscritto le aree nelle quali potrebbero trovarsi le tre persone ancora disperse, ma la massa di solai, cemento e materiali sovrapposti impone di procedere con estrema cautela.
Sotto le macerie restano Sara Leone, Santino Magazzù e Lhairu Warnakulasuriya, collaboratore domestico della famiglia. Tutti e tre, al momento del cedimento, si sarebbero trovati negli appartamenti collocati nella parte superiore dell’edificio.
«Stiamo proseguendo nella ricerca dei dispersi e cercando di liberare, con delicatezza, il materiale che si trova nei punti nei quali presumiamo possano esserci le persone che cerchiamo», ha spiegato l’ingegnere Agostino Fama, funzionario dei vigili del fuoco.
Le squadre ritengono di essere arrivate nella zona corretta. Questo, tuttavia, non significa che sia possibile accelerare indiscriminatamente. Ogni movimento delle macerie deve essere valutato per evitare ulteriori cedimenti o modifiche degli spazi nei quali potrebbero trovarsi i dispersi.
«Le idee sono abbastanza chiare e pensiamo di arrivare all’obiettivo – ha aggiunto Fama – ma c’è ancora tanto materiale da rimuovere con estrema attenzione, per non alterare le condizioni».
Due fronti di scavo che convergono

La strategia adottata prevede l’avanzamento contemporaneo da due direzioni. Una squadra Usar sta operando dall’alto, intervenendo sul solaio che copriva uno degli appartamenti. Un secondo gruppo procede invece dal piano seminterrato e dall’area retrostante dell’edificio.
I due percorsi sono destinati progressivamente a convergere, restringendo lo spazio nel quale concentrare le ricerche. Secondo il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Michele Burgio, l’avvicinamento delle squadre aumenta le probabilità di raggiungere i punti individuati.
«Contiamo nella giornata di oggi perché ci stiamo avvicinando sempre di più», ha dichiarato Burgio. Gli “indizi” richiamati dal comandante riguardano la corrispondenza tra la conformazione dell’edificio, la posizione originaria degli appartamenti e la direzione seguita dagli scavi. Non si tratta, allo stato, dell’annuncio di segnali di vita, ma della conferma che la strategia operativa starebbe conducendo verso le aree ritenute più probabili.
Il caldo mette alla prova i soccorritori
Alle difficoltà tecniche si aggiungono le temperature elevate. Uno dei vigili del fuoco impegnati nelle operazioni ha accusato un malore ed è stato trasportato fuori dall’area in barella. Le sue condizioni sarebbero successivamente migliorate.
L’episodio restituisce la durezza di un intervento che prosegue senza sosta da giovedì pomeriggio. I soccorritori lavorano in uno scenario instabile, tra polvere, materiali pesanti, spazi ridotti e un caldo che rende ancora più gravoso ogni movimento.
Nelle prime fasi, le operazioni erano state rallentate anche dall’incendio sviluppatosi tra le macerie e alimentato dalla presenza di gas. Adesso l’obiettivo rimane quello di raggiungere i dispersi senza compromettere le cavità ancora presenti sotto i detriti.
Tre corpi già recuperati
Il bilancio della tragedia è, al momento, di tre vittime accertate e tre persone ancora disperse. Il primo corpo recuperato è stato quello di Carmelo Leone, proprietario dell’immobile.
Successivamente sono stati estratti dalle macerie i corpi della sorella Rosa Leone e della ventunenne Alessandra Frazzica, la giovane commessa che si trovava nel bazar situato al piano inferiore della palazzina.
L’attesa continua dunque per Sara Leone, per Santino Magazzù, marito di Rosa, e per Lhairu Warnakulasuriya. Attorno all’area del crollo restano i familiari, mentre le squadre avanzano metro dopo metro verso quella che viene considerata la parte decisiva dell’intervento.
L’inchiesta: lavori e pilastri sotto esame
Parallelamente alle ricerche, prosegue l’indagine coordinata dalla Procura di Messina, guidata dal procuratore Antonio D’Amato. Nel registro degli indagati sono stati iscritti gli imprenditori Alessandro Panarello e Pasquale D’Alì, oltre all’ingegnere Pietro Leone.
Panarello aveva preso in affitto i locali nei quali era prevista la realizzazione di una macelleria; D’Alì è il titolare dell’impresa incaricata degli interventi di ammodernamento; Pietro Leone avrebbe invece avuto un incarico tecnico relativo alla struttura. Gli inquirenti stanno verificando l’eventuale collegamento tra i lavori, le condizioni dei pilastri e il cedimento dell’edificio.
Le ipotesi di reato indicate negli atti comprendono, a vario titolo, omicidio colposo plurimo, delitti colposi di danno e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta una garanzia difensiva e non equivale all’accertamento di responsabilità.
La Procura ha disposto il sequestro dell’area del crollo e della zona destinata allo stoccaggio delle macerie. Le operazioni di rimozione vengono quindi svolte contemperando due esigenze: raggiungere nel più breve tempo possibile i dispersi e preservare ogni elemento utile a ricostruire le cause della tragedia.
È questo il doppio fronte sul quale si lavora a Pistunina: da una parte una corsa contro il tempo, condotta con la necessaria prudenza; dall’altra un’indagine che dovrà stabilire se il crollo sia stato improvviso e imprevedibile oppure se esistessero criticità strutturali già conosciute e interventi capaci di incidere sulla stabilità dell’edificio.








