
Gli avvocati Pietro Venuti e Fabrizio Donato riferiscono il racconto di Fenfen Yeng: lavori avviati da oltre un mese, tremolii nell’ultima settimana e la fuga pochi istanti prima del cedimento. La coppia pronta a collaborare con gli inquirenti

MESSINA – Un racconto che potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione delle ore e dei giorni precedenti al crollo della palazzina di Pistunina. È quello di Fenfen Yeng, conosciuta come Viola, titolare del bazar situato al primo piano dell’edificio, affidato agli avvocati Pietro Venuti e Fabrizio Donato.
I due professionisti hanno precisato che, in questa fase, stanno parlando come portavoce della commerciante e del marito, profondamente scossi dalla tragedia, e non ancora nell’ambito di un formale incarico legale. La titolare del negozio ha scelto di non intervenire personalmente, soprattutto per il dolore provocato dalla morte di Alessandra Frazzica, la giovane commessa rimasta sotto le macerie.
Secondo quanto riferito dai legali, i lavori nei locali sottostanti sarebbero iniziati circa trenta o quaranta giorni prima del disastro. Nell’ultima settimana, all’interno del bazar, sarebbero stati avvertiti alcuni tremolii, divenuti più intensi e preoccupanti nei due giorni immediatamente precedenti al cedimento.
«Da un paio di giorni sentivamo forti vibrazioni e ci siamo spaventati», è il messaggio affidato dalla commerciante ai due professionisti. Fenfen Yeng e il marito avrebbero chiesto spiegazioni alla proprietà dell’immobile, ricevendo rassicurazioni. Le vibrazioni, tuttavia, sarebbero proseguite con una frequenza e un’intensità crescenti. Si tratta di circostanze che dovranno adesso essere verificate e confrontate con le testimonianze, la documentazione tecnica e gli accertamenti disposti dalla Procura.
Il racconto riguarda anche i drammatici istanti del crollo. Poco prima del disastro, nel bazar si sarebbero trovate una quindicina di persone. Al momento del cedimento ne sarebbero rimaste cinque o sei, concentrate soprattutto nella zona delle casse.
Quando sono stati avvertiti i primi movimenti più violenti, la titolare e le altre persone vicine all’uscita sarebbero riuscite a fuggire. Tra loro vi sarebbero stati anche alcuni clienti. Una corsa durata pochi secondi, prima che la struttura collassasse.
In quel momento non erano presenti i figli della coppia. Un particolare sul quale i legali si sono soffermati, sottolineando come il bilancio della tragedia avrebbe potuto essere ancora più grave se il negozio fosse stato affollato come pochi minuti prima.
Su ogni altra considerazione prevale, però, il dolore per Alessandra Frazzica. La giovane non era considerata soltanto una dipendente, ma un’amica e una persona legata alla famiglia che gestiva il bazar. La sua morte ha profondamente colpito Fenfen Yeng e il marito, che hanno perso anche l’attività, la merce e il progetto costruito negli anni.
L’eventuale richiesta di risarcimento dei danni sarà valutata in un secondo momento. La priorità, hanno spiegato i professionisti, è adesso contribuire alla ricostruzione della verità e rispettare il dolore delle famiglie delle vittime.
Fenfen Yeng e il marito hanno manifestato la piena disponibilità a essere ascoltati dagli investigatori e a riferire quanto osservato nei giorni precedenti al crollo: l’inizio dei lavori, i tremolii, le vibrazioni e le rassicurazioni che avrebbero ricevuto.
Elementi che non consentono, da soli, di stabilire le cause del disastro, ma che potrebbero rivelarsi importanti per completare la cronologia degli eventi. Saranno ora gli accertamenti tecnici e l’inchiesta giudiziaria a stabilire se quei segnali fossero collegati alla crisi strutturale dell’edificio e se avrebbero dovuto determinare interventi o precauzioni differenti.







