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“Malidittu u bisognu”, Basile è di nuovo Sindaco. Messina prova vivente della sindrome di Stoccolma

- 26/05/2026

Dopo la sbornia elettorale, Messina, rivelatasi “cosa di De Luca”, dovrà affrontare tutto l’irrisolto che pesa ancora sul futuro della città: dai fondi persi per i cantieri aperti, dal peso finanziario delle partecipate, la fine del PNRR e l’apporto zero di nuovi finanziamenti extrabilancio da parte di quelli che c’erano prima e che…sono ancora qua

di GIUSEPPE BEVACQUA

Messina si sveglia come nel gioco dell’oca e riparte dal “via”. Mentre Basile non dovrà neanche cambiare nome alla sua pagina social dove era “Sindaco” e tale rimane, i dati sono ancora cibo per la commissione elettorale. E ci sorprenderemo ancora per quelli riferiti ai soli candidati.

Ma… cosa è accaduto? Nulla. E’ successo solo che quel che De Luca andava sussurrandolo da almeno un anno, per poi affermarlo e farlo. Quel che è accaduto è né più né meno quel che prima delle dimissioni di Basile, tutti avevano compreso, sottovalutandolo colpevolmente.

La profezia del “profeta di Fiumedinisi” si è tramutata così in fatto: Messina è ancora sua. Non di Federico Basile, intendiamoci bene, ma di De Luca. Perché chi crede ancora al “Basile candida Basile” è un allocco. Mi chiedo come sarebbe andata se Basile avesse rotto i ponti con Sud chiama Nord e con il suo leader? Federico “il manso” avrebbe probabilmente portato a casa un risultato completamente diverso e di certo molto più risicato.

Quindi? Messina si è dimostrata la prova scientificamente provata e testata che la sindrome di Stoccolma esiste e funziona davvero. Un esempio? A Mili nonostante lotte, proteste accese fino all’ultimo comunicato, anche con la costituzione di un vasto comitato cittadino contro la costruzione del nuovo impianto per il trattamento della frazione umida dei rifiuti (FORSU), il risultato registrato in quella sezione ha dell’incredibile, del perverso e dell’inspiegabile: il 90% dei votanti ha votato il sindaco uscente. Forse più che di sindrome di Stoccolma dovremmo parlare di puro masochismo politico?

Insomma Basile ha vinto facile, come previsto e come spocchiosamente hanno inteso con un arrivederci tra tre mesi, annunciare le dimissioni anche coloro che facevano e fanno parte del cerchietto magico. E con un candidato per ogni condominio, con una macchina di “assistenzialismo” economico, che qualcuno chiama “stipendificio” a termine, ben oliata nel tempo e con insospettabili che si sono aggregati al carrozzone monstre messo su da Cateno De Luca, tutto si è compiuto. La nuova arma è stata la “trasversalità” del leader di Sud chiama Nord, che come ha detto Dafne Musolino ieri a Scirocco, mostra la capacità di adattamento politico del De Luca stratega che non ha nessuna intenzione di soccombere politicamente. E il 58% ottenuto dalle urne messinesi è quanto più somigli alla previsione e ai desiderata del sindaco di Taormina.

Adesso avrà davvero di che spendersi sui tavoli politici, ai quali potrà anche concedersi il lusso di non recarsi per niente, visto che quello più importante e concreto è diventato il suo. Pertanto il futuro della Sicilia politica passerà proprio dalla sua scrivania in legno massello. E chi glielo ha permesso con imperdonabile sottovalutazione, con pigrizia e sufficienza, con alterigia e superbia ingiustificata, sono state proprio le “potenze” politiche che non hanno inteso reagire per tempo. “Fortezze” politiche che si sono limitate a guardare o, peggio, anche ad inciuciare con colui che credevano “morto e sepolto”. Nel frattempo il terreno sotto i piedi del centrosinistra e del centrodestra veniva sistematicamente minato e con il “prego si accomodi” di chi lo rappresenta. Ieri è esploso tutto.

Il dato più triste di tutti, quella verità che si fa fatica a guardarla in faccia, è lo spettacolo triste che centrodestra e centrosinistra ha rappresentato. Si è già ben espresso sul tema il collega Lucio D’Amico, con un articolo di oggi su Gazzetta del Sud che condivido parola per parola. Gliele ha dette senza filtri, di “cozzu e di cuddaru“, ed anche con la dovuta veemenza di una paternale indignata. Ma ancor prima anticipando tutto proprio in diretta tv, ieri sera durante la trasmissione “Scirocco” di Emilio Pintaldi. Chi di richiami alla realtà ed alle sue responsabiltà ne ha presi di più è poprio il centrosinistra: quello cittadino, inconsistente e autoreferenziale. E’ un dato di fatto. Lo ha dimostrato la campagna elettorale, soft e quasi completamente targata PD. Condotta con la velleità di essere radical chic e contemporaneamente, cercando di cavalcare un movimento, quello nopontista, che appartiene più ad AVS che agli intellettuali distaccati con la erre moscia del PD. Ancora dovrebbero chiedersi perché Bonelli non ha pensato di comporre una lista No Ponte proprio nella città del Ponte!

Il nopontista, è la domanda, come poteva riconoscersi nei personaggi del PD? D’altronde la candidata sindaca che li avrebbe dovuti rappresentare ha mai fatto marce, proteste ed anche scontri per far valere il vessillo del “No Ponte” accorintiano? Quelli, i “nopontisti” duri e puri sì, loro le mani se le sono “sporcate” eccome. E, pertanto, ricordano benissimo di non aver mai visto Antonella Russo ad una sola di quelle “battaglie” politico-ambientaliste. Battaglie che, inevitabilmente sono rimaste le loro, gelosamente. Quindi cavalcare il nopontismo non è servito al PD, anzi ha quasi sporcato di un velo di ipocrisia la loro campagna elettorale. Perché è stata “la loro” campagna, del PD, che presuntuosamente ha pressato, ingessando la parte iniziale della campagna elettorale imponendo il proprio candidato, facendo perdere tempo e coesione ad una coalizione di centrosinistra che non è mai davvero esistita. Altro che la inaccettabile scusa “ci attendevamo più sostegno“.

Quel che appare netto, e con prove alla mano, è che il sostegno e la presenza “degli altri” la candidata Russo potrebbe non averlo proprio chiesto, organizzando eventi targati esclusivamente PD (le note stampa raccontano chiaramente), su temi distanti anni luce dal problema del “maledetto bisogno” che ammorba e uccide culturalmente, politicamente e moralmente questa Messina che sta morendo. Un cibo prelibatissimo di cui De Luca ha imparato a cibarsene copiosamente.

Pertanto il poco più del 10% rosicchiato dal centrosinistra in questa “maledetta” tornata elettorale, rappresenta la piena responsabilità, per maggior cifra, proprio del PD. Poi ci sono anche movimenti come l’egocentrico “Controcorrente”.

Diciamocelo chiaramente: quando mai è accaduto che uno schieramento che si sente ambizioso e che vuol provare a vincere, non presenta la lista del sindaco? Inspiegabile? Forse no, perché potrebbe aprirsi la strada ad un dubbio legittimo: nessuno forse si è posto come obbiettivo concreto quello di vincere o di provarci davvero. Antonella Russo si è “immolata” (sue testuali parole sorprendentemente rilasciate in una intervista ad un solo giorno dal voto) solo per conseguire l’obiettivo di garantire il numero di seggi necessario a tornare in Consiglio Comunale? Beh.. se questa era l’intenzione inconfessabile, l’obiettivo è stato raggiunto, disvelando però che la sinistra ed il centrosinistra a Messina non esistono più.

Qualcuno si chiede: ma… Antonella Russo era la candidata “giusta”? Politicamente e dal punto di vista endogeno del PD, probabilmente si. Le divisioni, le spaccature, le chiacchiere provenienti da fuori Messina di “colazioni e pranzi” forieri di patti ed appattamenti con il “nemico”, di certo non hanno aiutata l’avvocata Russo a compattare ed essere rappresentata dalla coalizione. Di certo questi fatti e certe notizie di “campi larghi” e di candidature alla bisogna in altre città al fianco di Sud chiama Nord, hanno contribuito a indurre in confusione perfino lo zoccolo duro del centrosinistra, così come la coalizione stessa. Verità, però, è che anche gli storici votanti del centrosinistra ed in significativa parte si sono scoperti “impegnati” a sostenere parenti, nipoti, figli, che avevano scelto di salire sul carro elettorale di De Luca… Nella logica di “un candidato in ogni condominio”. Perché la famiglia è la famiglia e non c’è coerenza che tenga.

Il giorno dopo della debacle delle forze politiche messinesi e del trionfo del monocolore, insomma, quel che a me sembra più che certo, è che sia mancato il coraggio di aprirsi davvero ad altri nomi, ben più dinamici, molto più temuti da De Luca & Co. . Questi nomi, anche se non proprio graditi dal vertice PD, avrebbero magari avuto la possibilità di dare maggior filo da torcere a Basiluca? Può darsi. Ma tanto non lo sapremo mai. Occasione perduta? Irrimediabilmente, soffocata sul nascere da una inutile prosopopea, condita a vagonate da vano orgoglio, adesso da ingoiare, al più presto possibile e con il naso debitamente turato. Pena scomparire politicamente.

E del centrodestra… che dire. C’è una solida regola delle campagne elettorali: mai impostare tutta la comunicazione sull’attacco dell’avversario. Quando in una città schiava del bisogno e cooptata con almeno un candidato per condominio, si preferisce condurre attacchi quotidiani solo per mostrare quel che un sindaco uscente non ha fatto, il risultato è quello di dover poi perdere del tempo a doversi cimentare nel ping pong, insostenibile, dei botta e risposta, da quel fuoco di difesa di una macchina da guerra che spara con l’obice, forte di 8 anni di amministrazione, rispondendo solo con il moschetto di chi ha osato attaccare la corazzata. E il “soldato Scurria” è stato vittima “esemplare”. Era il candidato giusto? Forse anche qui era necessario più coraggio, anche se la donna che meglio poteva incarnare la figura della sindaca del centrodestra ha offerto la propria presenza e accettato la designazione di vicesindaca. Meglio se fosse stata candidata.

Poi, il recupero della comunicazione, la sterzata con i Ministri (ancora in carica per solo un altro anno) che salivano e scendevano, come i Santi dal Paradiso. Ma ha fornito solo una parte della storia futura promessa. La vacuità e la poca trattazione di programmi concreti contro i “noi abbiamo già fatto. E voi?” dell’avversario, è stata la variabile della mancata affezione dell’elettorato. Ribadisco, in stato di bisogno e quindi non lucidamente pensante, ma che si è dimostrato essere il “solito” messinese, votante imprevedibile. Scurria, alla fine, ha dimostrato la lucidità di chi incassa il colpo e si prepara alla guerra per costruire la pace. Cos’altro potrebbe fare un uomo di buon senso? Anche nel centrodestra infatti pesano e peseranno le stesse schizofrenie del centrosinistra: alleanze, inciuci e tradimenti. Barcellona… docet.

Ma accingo a concludere, ma non prima di rammentare quel che il “neo saggio” di De Luca, il professor Maurizio Ballistreri ha detto ieri, indignandosi per i toni usati da Scurria in campagna elettorale contro Basile. A Ballistreri, che conosco da tempo e prima di me mio padre, suggerisco di sottovalutare meno i social e di controllarli di più. Forse scoprirebbe che del mestiere di insultare, pesantemente e gratuitamente, il suo schieramento ne ha fatto sistema senza pari alcuno.

Concludo davvero. E lo faccio con una riflessione che consegno a Basile. Questa sarà una sindacatura, al netto di probabili ricorsi che quanto meno lo impensieriranno, non facile. Pertanto che non si appiattisca questo risultato sulla fatalità del “tutto come da programma” o sul “non poteva essere altrimenti”. Fare gli struzzi ubriachi da sbornia elettorale non serve a nulla e di certo non a chi ha preso l’onere di condurla per altri (si spera senza altre “smanie”) 5 anni.

Le questioni aperte e sollevate durante la campagna elettorale sono concrete e reali.

E andranno affrontate senza la certezza dell’eredità finanziaria lasciata nel 2022 dall’allora assessora Carlotta Previti. Non ci saranno i 900 milioni di euro di progetti già “cotti” e da mangiare. Quelli Basile e la sua amministrazione li ha già mangiati nella scorsa sindacatura e di certo non li ha ancora digeriti concludendo le opere. Anzi ne ha perduti ben 500 di quei milioni. Adesso urge che i cantieri aperti, che si animano con discontinuità schizofrenica, si concludano proprio per non perdere altri milioni.

Che il PNRR lascerà macerie, come sull’ex area dell’I-Hub, e buchi di bilancio, è già una certezza. Il “Dopo di noi” e le torri Morandi, come anche il rifacimento delle rete idrica, sono già obiettivi definanziati.

La questione dell’elefante Messina Social City e dei quasi 1300 lavoratori da sfamare ogni mese esploderà nelle mani di questa “nuova” giunta che molto realisticamente non disporrà di fondi extrabilancio da far “girare”. I carrarmati di mussoliniana memoria da far girare per farli sembrare molto di più di quel che sono davvero, non ci sono più: niente più PNRR, un FSC difficile da conseguire, un’impalcatura, quella basiliana, che si è dimostrata, perdendo la Previti, di essere incapace di portare a termine gli obblighi dei conoprogrammi. Incapaci, ed è un dato di fatto, anche di reperire nuovi fondi extrabilancio. La Corte dei conti ha già il fiato sul collo della Giunta Basile ed ha sentito odore di bilancio consuntivo.

Pesano poi i numeri e le percentuali che proprio ieri il Sole 24ore ha consegnato nel report sulla qualità della vita (dati peggiorati rispetto allo scorso anno): Messina è negli ultimi posti. Non è una città per giovani, ma non lo è neanche per gli anziani. E tutto ciò nonostante l’elefante Messina Social City ed i suoi quasi 50 milioni di euro a bilancio. Soldi che probabilmente pagano i dipendenti per prima cosa per poi pensare ad erogare un servizio che non incontra il favore degli assistiti… Ma anche qui, evidentemente, sembra aver pesato la famosa sindrome di Stoccolma

E poi… ma non è l’ultimo dei problemi di Basile, c’è anche la questione spinosissima di ATM: lo sciopero previsto per l’8 giugno è prossimo e sarà duro. Concretizzerà come non mai il malessere che dilaga in una delle casseforti del sistema De Luca. Eppure non dimentichiamo che anche qui, incredibilmente, la sindrome di Stoccolma si è manifestata con quella candidatura di un dipendente con Sud chiama Nord. Anche dopo e nonostante che la sua busta paga a zero per un incidente con un mezzo aziendale lo avesse ridotto in serie difficoltà familiari.

Tutto si è compiuto, insomma. Certificando la dimostrazione plastica e brutta a vedersi che i messinesi sono capaci di stupire, oltre ogni immaginazione. Da oggi possono tranquillamente continuare a giocare a palla prigioniera, di De Luca. Senza lamentarsi? Certo che no, altrimenti non sarebbero messinesi veraci.