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Il caso Musolino e la polemica linguistica: «Sui media un linguaggio con pregiudizi di genere»

- 22/06/2026

La senatrice contesta la narrazione della stampa locale sul suo addio a Sud Chiama Nord e denuncia il machismo linguistico: «Le scelte istituzionali delle donne ridotte a dinamiche relazionali. Di un politico uomo avrebbero scritto che ha lasciato il partito, non il leader»

La senatrice Dafne Musolino solleva un caso di etica e lessico giornalistico partendo da un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud riguardante la formazione della nuova giunta messinese “Basile bis”. Al centro dell’intervento della parlamentare vi è una specifica espressione utilizzata per descrivere il suo percorso istituzionale, che celerebbe, secondo la senatrice, un evidente pregiudizio strutturale.

L’articolo in questione ripercorre i passaggi politici dell’ottobre 2022, facendo riferimento alla senatrice con la dicitura: «che poi lasciò De Luca e Sud Chiama Nord». Musolino contesta la frase analizzandola su due livelli. Il primo è puramente sintattico: «“Lasciò” che cosa significa? Che me ne andai? Che sono scomparsa? Che sono morta?», si chiede la senatrice, sottolineando come venga «omessa la parte che naturalmente segue al verbo lasciare e che indica la destinazione o la motivazione». L’effetto, prosegue l’analisi, è quello di un verbo troncato, «come se ciò che è accaduto dopo non avesse importanza e dunque non servisse riferirlo».

Il nucleo della critica si concentra tuttavia sul messaggio politico e sociale sotteso a quelle parole. La senatrice sottolinea come la scelta di anteporre l’abbandono della persona fisica (il leader Cateno De Luca) a quello del soggetto politico tenda a ricondurre una decisione istituzionale a una dinamica relazionale. «Se io fossi un politico di genere maschile il bravo giornalista avrebbe scritto che io avevo lasciato il partito — si legge nella nota della senatrice —, ma siccome sono Donna di me viene scritto nel pezzo che lasciai il politico».

A supporto della propria argomentazione, Musolino propone un parallelo con la narrazione mediatica riservata agli esponenti politici uomini. Nel testo si fa notare come, in occasione delle scissioni più note, la stampa abbia adottato criteri differenti: «Nessuno ha mai scritto che nel 2019 Renzi lasciò Zingaretti», così come oggi, analizzando i cambi di casacca, si legge che «l’on. Furgiuele ha lasciato la Lega, non Salvini». La formulazione scelta per il suo caso, invece, sembrerebbe mirata a «volermi confinare in una dimensione in cui i rapporti non sono politici ma di tipo personali, per cui la mia scelta non è stata politica ma appunto personale: la Musolino non lascia il partito, lascia De Luca!».

La parlamentare conclude la sua disamina interpretando la formulazione non come un errore di superficialità, ma come il sintomo di un preciso retaggio culturale, in cui «chi scrive non sempre è capace di celare il proprio pregiudizio». Un limite deontologico a cui è possibile porre rimedio solo attraverso una maggiore presa di coscienza: «Mentre agli errori sintattici si può sempre rimediare studiando e rileggendo il testo — conclude Musolino —, a quelli causati dal pregiudizio si può riparare solo acquisendo la consapevolezza di esserne afflitti».

IL POST della Senatrice Musolino

BREVE LEZIONE DI GRAMMATICA E DIRITTO DELL’INFORMAZIONE.

Stamattina sulla GdS è uscito questo pezzo che annuncia la formazione della nuova giunta del Basile bis.
Bene, aspettiamo di conoscere i nomi dei nuovi assessori, tra conferme e nuove designazioni.
Ma alla fine del pezzo, quasi nascosto tra le righe, chi scrive parla anche di me e dice testualmente “Poi nell’ottobre 2022 ci furono le nomine di Finocchiaro e Cicala, subentrati agli ex assessori eletti in Parlamento, il deputato Francesco Gallo e la senatrice Dafne Musolino (che poi lasciò De Luca e Sud Chiama Nord).”
Ora concentratevi su questa ultima frase “che poi lasciò De Luca e Sud Chiama Nord” che cosa significa esattamente, quale messaggio vuole trasmettere nel lettore?
Il quesito si pone sia con riferimento al verbo che al complemento oggetto. “Lasciò” che cosa significa? Che me ne andai? Che sono scomparsa? Che sono morta? Non si capisce… soprattutto perché viene omessa la parte che naturalmente segue al verbo lasciare e che indica la destinazione o la motivazione: Musolino lasciò per andare o lasciò a causa di.
In questo caso chi scrive tronca la frase e la lascia incompiuta: “lasciò” come se ciò che è accaduto dopo non avesse importanza e dunque non servisse riferirlo. Il dato fondamentale è che la Musolino lasciò! E questo, a onor del vero, l’autore ci tiene a ribadirlo sempre, ma mai in modo neutrale. E adesso vi faccio vedere come fa.
Difatti, la parte migliore della frase, utile a comprendere perché il giornalista ci tenga così tanto ad inserirla in un testo dove il riferimento a Dafne Musolino non c’entra nulla, viene dopo.
Lucio D’Amico scrive “lasciò De Luca e Sud Chiama Nord”.
Pensate che sia stata scritta così per sbaglio? O con superficialità?
Io penso di no.
Badate bene, se io fossi un politico di genere maschile il bravo giornalista avrebbe scritto che io avevo lasciato il partito, ma siccome sono Donna di me viene scritto nel pezzo che lasciai il politico e poi, probabilmente per evitare di beccarsi una querela, si aggiunge che lasciai anche il partito “lasciò De Luca e Sud Chiama Nord” non è un’espressione casuale.
Fateci caso: se pensiamo ad uno degli addii più celebri della politica degli ultimi 10 anni, nessuno ha mai scritto che nel 2019 Renzi lasciò Zingaretti (all’epoca segretario del Pd), ancora oggi si legge che Renzi lasciò il Pd per fondare Italia Viva.
Anche in questi ultimi giorni, in cui Vannacci sta facendo un po’ di raccolta, si trova sempre scritto che coloro che stanno aderendo a Futuro Nazionale hanno lasciato il partito di provenienza e non il relativo segretario (per dire, l’on. Furgiuele ha lasciato la Lega, non Salvini).
E allora chissà come mai, a distanza di quasi 3 anni, c’è ancora qualcuno che ci tiene a scrivere che io ho lasciato De Luca, come a volermi confinare in una dimensione in cui i rapporti non sono politici ma di tipo personali, per cui la mia scelta non è stata politica ma appunto personale: la Musolino non lascia il partito, lascia De Luca!
Se fossimo ingenui potremmo pensare che chi lo ha scritto non ha pensato che scritta così fa pensare male… ma siccome non siamo ingenui ribadiamo ciò che abbiamo già denunciato un pò di tempo fa: chi scrive non sempre è capace di celare il proprio pregiudizio. E forse neanche ci tiene a farlo.
La frase è scritta male sia dal punto di vista sintattico e grammaticale che da quello etico e professionale. Ma mentre agli errori sintattici si può sempre rimediare studiando e rileggendo il testo, a quelli causati dal pregiudizio si può riparare solo acquisendo la consapevolezza di esserne afflitti e, nel caso di specie, sappiamo già che chi scrive non lo ha mai voluto ammettere nonostante l’evidenza dei fatti.