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Il crac dell’Acr Messina e la vendita “fantasma”: indagate 7 persone, c’è anche l’ex patron Sciotto

- 21/06/2026
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La Procura peloritana ottiene sei mesi di proroga per le indagini. Tra le ipotesi di reato spiccano la bancarotta fraudolenta, l’indebita compensazione e il reimpiego di capitali illeciti nell’ambito della fallita acquisizione societaria.

MESSINA — Dopo mesi di indiscrezioni, carte coperte e mezze verità, il velo giudiziario si squarcia definitivamente sulle ceneri dell’Acr Messina. Quello che fino a ieri era rubricato come un “fallimento annunciato” — decretato dal tribunale peloritano nel settembre del 2025 — e vissuto dai tifosi come l’amaro epilogo di una cessione societaria dai contorni opachi, è ora al centro di una formale inchiesta penale. La discovery è arrivata nelle scorse ore attraverso un atto ufficiale: la richiesta di proroga delle indagini per altri sei mesi.

L’inchiesta e la proroga

A tentare di fare luce sulle macerie del club e sulla farsa dei “compratori occasionali” è la Procura della Repubblica di Messina, diretta da Antonio D’Amato. I pubblici ministeri Fabrizio Monaco e Stefano Trifirò, che da mesi lavorano sotto traccia per districare una complessa matassa finanziaria, hanno chiesto e ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) Salvatore Pugliese un’estensione dei termini investigativi. L’obiettivo è decifrare i reali contorni di un’operazione che, dietro la facciata del salvataggio aziendale, avrebbe celato ben altre manovre.

I sette indagati e le accuse

Il registro degli indagati conta al momento sette nomi. È un mosaico che unisce la vecchia guardia societaria, i presunti nuovi acquirenti e figure esterne legate alla gestione contabile. Le ipotesi di reato formulate a vario titolo dalla Procura delineano un quadro di spregiudicata ingegneria finanziaria.

Il filone della bancarotta fraudolenta

Nel mirino dei magistrati, con la pesante ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta in concorso, ci sono le tre figure chiave della controversa transizione del club:

  • Pietro Sciotto: l’ex patron e storico proprietario dell’Acr Messina, sotto la cui gestione sono maturate le criticità che hanno portato la società al collasso.
  • Stefano Alaimo: l’uomo che ha formalmente assunto la carica di presidente della società calcistica subito dopo il nebuloso passaggio di mano.
  • Doudou Aissatou Sarr Cissè: cittadino francese e rappresentante di “AAD Invest”, il gruppo lussemburghese che avrebbe dovuto garantire il rilancio del club e che si è invece rivelato il perno della cosiddetta “vendita fantasma”.

Il filone dei reati tributari

C’è poi un secondo livello d’indagine, di natura prettamente fiscale. Per il tarantino Filippo Giannico, il napoletano Francesco Margarito e il bresciano Cosimo Pichierri, i pm ipotizzano il reato di indebita compensazione (ex art. 10 quater del Dlg. 74/2000). Secondo l’impianto accusatorio, avrebbero omesso il versamento delle somme dovute al Fisco utilizzando in compensazione crediti di fatto inesistenti o non spettanti.

Il ruolo dell’ex direttore generale

Una posizione che richiede ulteriori approfondimenti è quella dell’ex direttore generale della società calcistica, Giuseppe Peditto. Oltre al reato di indebita compensazione, gli inquirenti gli contestano il cosiddetto reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter del Codice Penale). Un’accusa che suggerisce come le casse, o comunque i canali finanziari del club agonizzante, possano essere stati utilizzati per flussi di capitale opaco.

L’epilogo di una farsa

L’inchiesta in corso promette di scrivere la parola fine su uno dei capitoli più complessi della recente storia calcistica cittadina. Il fallimento dell’autunno 2025 non è stato un fulmine a ciel sereno, ma l’esito di un’agonia prolungata, mascherata in extremis da un miraggio lussemburghese. La parola spetta ai magistrati, chiamati a stabilire le reali responsabilità dietro le quinte del crac.