
Il decreto ministeriale prenderebbe atto della convenzione modificata, ma il nuovo schema risulta ancora soltanto una proposta da approvare, sottoscrivere e trasmettere.
La proposta n. 162 del 3 agosto dimostra che il testo approvato a luglio conteneva due errori e che la nuova convenzione doveva ancora essere votata, sottoscritta e trasmessa. Per questo la «piena legittimità del procedimento» dichiarata dalla segretaria generale non trova, allo stato, conferma nella documentazione disponibile

Sia chiaro. Il problema non è il nome di Rossana Carrubba. Nulla sottende a questioni sindacali, personali o politiche. La questione è procedurale da esporre e far conoscere ai cittadini in modo chiaro e semplice, senza retropensieri ma soprattutto con massima trasparenza al netto di ogni solita narrazione trionfalistica che, politicamente e risaputamente, ha il risultato di edulcorare e non rendere evidente quel che alla fine può essere di chiara e immediata comprensione. Sulla vicenda, pertanto, il problema è capire se, nel momento in cui è stata confermata segretaria generale del Comune e della Città Metropolitana di Messina, esistesse una convenzione corretta, definitivamente approvata e sottoscritta. Come sostenuto dall’amministrazione Basile.
Purtroppo la risposta che emerge da quanto esposto nella proposta di deliberazione numero 162 del 3 agosto 2026 è tutt’altro che rassicurante: la nuova convenzione, in quella data, non risultava ancora perfezionata. Ed il fatto che stiamo trattando di una “PROPOSTA” di deliberazione chiarisce che si tratta di atti ancora da sottoporre e da approvare. Quindi non avendo alcuna validità ufficiale tale da poter essere approvata dal Ministero.
Ma partiamo ab origine: la prima proposta di convenzione deliberata dal Consiglio Comunale era desolatamente sbagliata. La vicenda comincia, infatti, con le deliberazioni del Consiglio metropolitano del 21 luglio e del Consiglio comunale del 23 luglio. I due enti approvano il rinnovo della gestione associata della Segreteria generale e trasmettono gli atti al Ministero dell’Interno. Il 27 luglio, però, il Ministero chiede di modificare la convenzione in due punti essenziali.
Il primo riguarda l’ente capofila: era stato indicato il Comune di Messina, mentre per il Ministero il ruolo doveva spettare alla Città Metropolitana, considerata l’ente con la maggiore popolazione.
Il secondo errore riguarda la possibilità di sciogliere la convenzione o recedere con un semplice atto del sindaco. Secondo il Ministero, una decisione di questo tipo deve essere adottata dai Consigli dei due enti.
Non si trattava, quindi, come avevamo scritto ieri, di “richieste di integrazione formulate nel corso dell’istruttoria che hanno riguardato aspetti di natura tecnico-formale”, come dichiarato il 3 agosto dalla Carrubba alla stampa. Non di correzioni grammaticali o di semplice forma. Erano semmai sbagliate la titolarità della convenzione e le modalità del suo eventuale scioglimento.
Da qui si procede alla proposta numero 162 nella quale si riferisce che, con decreto del 3 agosto, il Ministero avrebbe «preso atto» della convenzione tra Città Metropolitana, indicata come capofila, e Comune di Messina. Avrebbe inoltre assegnato Rossana Carrubba quale segretaria titolare, demandando al sindaco metropolitano la nomina. Ma la frase successiva contenuta nello stesso documento è decisiva e chiarisce la sostanza dei fatti in modo tranciante: il Ministero sarebbe rimasto «in attesa dell’invio del nuovo schema modificato». Tradotto in termini semplici: il Ministero avrebbe preso atto di una convenzione corretta che, al 3 agosto, però, non gli era stata ancora trasmessa nella sua forma definitiva.
Questa la contraddizione che deve essere chiarita. Non dalla politica, non attraverso dichiarazioni alla stampa, ma attraverso la pubblicazione integrale del decreto ministeriale, quando sarà ovviamente prodotto. La proposta del 3 agosto, infatti, non è una deliberazione già approvata. È, appunto, una proposta sottoposta al Consiglio comunale.
Con esso si chiarisce di voler modificare il precedente schema; approvare il nuovo testo; demandare al sindaco la sua sottoscrizione; trasmettere infine l’atto al Ministero e alla sezione regionale dell’Albo. Anche lo schema allegato dimostra che la procedura non era conclusa. Le date di stipula sono lasciate in bianco. Sono vuoti anche i numeri e le date delle future deliberazioni del Consiglio comunale e del Consiglio metropolitano. Manca inoltre la sottoscrizione del vicesindaco in rappresentanza del Comune. Non siamo, dunque, davanti a una convenzione completa e già efficace, ma davanti a un testo che doveva ancora essere approvato, firmato e ritrasmesso. L’analisi del documento mostra pertanto una condizione procedurale ben lontana dalla rassicurazione espressa alla stampa dalla Carrubba. Pertanto i fatti documentali dimostrano chiaramente che la convenzione approvata a luglio era sbagliata e che quella corretta deve ancora completare il suo percorso.
La domanda, quindi, resta: a quale procedimento pienamente legittimo si riferisce la segretaria generale?
A quello originario, censurato dal Ministero in due punti? A quello corretto, che il 3 agosto era ancora soltanto una proposta? Oppure alla sola assegnazione ministeriale e alla successiva nomina? Come poteva approvare il Ministero dell’Interno una proposta che ancora agli atti ufficialmente non esiste?
C’è poi il problema più delicato. La precedente convenzione era stata sottoscritta il 14 dicembre 2022. Il nuovo schema stabilisce che la convenzione cessa al sessantesimo giorno dalla proclamazione del sindaco e che quella successiva decorre dalla propria sottoscrizione. Federico Basile è stato proclamato il 28 maggio 2026. Il sessantesimo giorno cadeva alla fine di luglio. La nuova proposta, però, è datata 3 agosto e la convenzione corretta deve ancora essere approvata e sottoscritta. Si apre così un possibile periodo intermedio nel quale deve essere chiarito con quale titolo Carrubba abbia esercitato le funzioni di segretaria generale del Comune. Questo, sia chiaro, non significa affermare automaticamente che tutti gli atti sottoscritti in quei giorni siano nulli. Significa però che il dubbio esiste ed è fondato sui documenti, non sulle polemiche sindacali.
Per chiudere definitivamente la vicenda occorre che la proposta 162 venga discussa ed approvata e che la stessa ottenga il placet del Ministero.
Fino ad oggi, infatti, una cosa è certa: le carte non dimostrano che il Ministero abbia approvato una convenzione definitiva già esistente. Dimostrano, al contrario, che il Ministero aveva contestato quella precedente e che, mentre prendeva atto dell’assegnazione di Carrubba, attendeva ancora il nuovo schema corretto.
Definire tutto questo una conferma della «piena legittimità del procedimento» non chiarisce la vicenda. La rende ancora più opaca.








