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Estorsione 2.0 in videochiamata dal carcere: condanne pesanti per il “pizzo” a Messina

- 17/06/2026
cc tentata estorsione cosedil

Pene fino a oltre 7 anni per il ricatto via smartphone ai danni della Cosedil: confermata l’aggravante mafiosa per i tre imputati che chiesero 250mila euro all’azienda impegnata nei cantieri del Risanamento a Fondo Fucile.

Un ricatto da 250mila euro, recapitato non con i tradizionali pizzini, ma attraverso lo schermo di uno smartphone in diretta da una cella. Si chiude con pene severe il processo per la tentata estorsione ai danni della Cosedil, l’azienda dell’imprenditore ed ex presidente di Confindustria Sicilia, Gaetano Vecchio, attualmente impegnata nei delicati lavori di risanamento a Fondo Fucile, un’area sorta sulle ceneri di una storica ex baraccopoli di Messina.

La vicenda, che a suo tempo fece il giro d’Italia suscitando un’ondata di solidarietà nazionale nei confronti dell’azienda per la sua coraggiosa denuncia, ha visto protagonisti tre soggetti in un vero e proprio “pizzo 2.0”. L’emissario, il ventiquattrenne Giovanni Aspri, si era presentato fisicamente in cantiere armato di telefono. Dall’altra parte dello schermo, in videochiamata, c’erano il trentanovenne Giuseppe Surace e il trentatreenne Salvatore Maiorana, collegati abusivamente rispettivamente dai carceri Pagliarelli di Palermo e Petrusa di Agrigento, istituti in cui avrebbero dovuto trovarsi in regime di totale isolamento dal mondo esterno.

Il tribunale ha confermato integralmente il quadro tracciato dalla Procura diretta da Antonio D’Amato. I sostituti procuratori della Dda Roberto Conte e Alice Parialò hanno visto accolte in toto le loro richieste, compresa la pesante aggravante del metodo mafioso e l’accusa, per i due detenuti, dell’utilizzo illecito di telefoni cellulari all’interno di una casa circondariale.

Le condanne inflitte ricalcano perfettamente le istanze dell’accusa:

  • 7 anni e 4 mesi di reclusione, con un’ammenda di 8.000 euro, per Giuseppe Surace e Salvatore Maiorana, considerati i “mandanti” dietro lo schermo.
  • 6 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a 3.000 euro di multa, per l’esecutore materiale Giovanni Aspri.

Gli imputati sono stati assistiti nel corso del procedimento penale dagli avvocati Salvatore Silvestro e Alessandro Trovato. La sentenza ribadisce la linea dura contro le nuove e spregiudicate frontiere dell’intimidazione mafiosa, premiando la scelta di chi decide di non piegarsi alle richieste estorsive.