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Il Multiverso del Nazareno in salsa sicula: le vittorie immaginarie del compagno Barbagallo mentre il “Titanic” PD affonda

- 15/06/2026
barbagallo pd

Tra percentuali da prefisso telefonico, alleanze fantozziane con Fratelli d’Italia e candidati prima benedetti e poi bollati come “impresentabili”, le correnti dem presentano il conto al segretario regionale. Energia Popolare e Left Wing chiedono le dimissioni immediate: “Ha perso il contatto con la realtà, la smetta di tenere in ostaggio il partito”.

Nel magico multiverso politico del Partito Democratico siciliano, le urne sorridono, le piazze traboccano di folla festante e il progressismo si erge a baluardo inespugnabile. In questa amena dimensione parallela, il segretario regionale Anthony Barbagallo redige bollettini della vittoria degni del miglior Minculpop, raccontando a se stesso e ai cronisti l’epopea di un partito che sotto la sua guida avrebbe addirittura “raddoppiato i consiglieri“.

Poi però irrompe la realtà, quella vera, fatta di freddi numeri, schede elettorali e alleanze che definire tragicomiche è fargli un complimento. E, puntuale, arriva la sveglia suonata dai compagni di partito di Energia popolare e Left wing, che con una nota congiunta hanno deciso di certificare l’ovvio: Barbagallo ha perso ogni contatto con la realtà terrena e va accompagnato garbatamente alla porta.

I prefissi telefonici scambiati per trionfi

Mentre il segretario regionale intona peana per i risultati delle ultime elezioni amministrative, le correnti interne gli presentano il conto. Basta scorrere le percentuali della lista Pd nei Comuni sopra i 15mila abitanti per rendersi conto che, più che di “campo largo”, in Sicilia bisognerebbe parlare di “campo santo”. Le percentuali assomigliano a prefissi telefonici, o forse a tassi di interesse sui mutui: Ispica 2,5%, Augusta 3,4%, Carini 6,6%, Bronte 8,1%, Barcellona 8,8%, Marsala 8,7%, Agrigento 8,4%, Messina 8,5%. A Milazzo si è raggiunto l’apice del capolavoro strategico: l’armata invincibile composta da Pd, 5 Stelle e Rifondazione Comunista è riuscita a racimolare un misero 6,2%.

La regola aurea di questa tornata elettorale sembra essere una sola: dove il segretario non tocca palla, il centrosinistra sopravvive. Soltanto nei Comuni in cui Barbagallo si è astenuto dal fare danni si sono registrati risultati dignitosi: a Floridia il 12,45%, a Lentini il 13,1%, a Termini Imerese il 13,6% (dove trionfa la sindaca grillina Terranova), ad Agrigento il 9,4% con l’elezione di Michele Sodano. Un caso? Per i dirigenti dem, assolutamente no.

Il caso clinico di Randazzo: Dottor Barbagallo e Mister Hyde

Ma è nella gestione delle alleanze che il nostro eroe raggiunge vette inesplorate di avanguardia politica. Il caso di Randazzo meriterebbe di essere studiato nelle facoltà di scienze politiche. Qui Barbagallo, in veste di segretario regionale, prima benedice la candidatura a sindaco del segretario di circolo Anzalone (allegramente appoggiato dal sindaco uscente, il cui Comune è stato peraltro appena sciolto per mafia). Tutto bellissimo, se non fosse che lo stesso Barbagallo, dismessi i panni del leader piddino e indossati quelli di inflessibile componente della Commissione nazionale antimafia, dichiara il “suo” candidato “impresentabile” un minuto dopo. Lo appoggia e lo scomunica nel giro di un amen. Uno sdoppiamento di personalità da manuale.

E siccome al peggio non c’è mai fine, ecco l’ennesimo capolavoro tattico a Pedara e Trecastagni. Mentre a Roma i vertici dem si stracciano le vesti contro l’onda nera e lanciano strali contro la destra, in Sicilia il segretario regionale benedice serenamente l’alleanza del Pd con Fratelli d’Italia. Il campo largo che finisce per abbracciare Giorgia Meloni: roba da far venire un travaso di bile ai militanti storici. Per non parlare dei disastri di Catania e provincia, o di Bronte, dove il suo candidato sindaco è arrivato placidamente quarto eleggendo la miseria di un consigliere.

Lo sfratto esecutivo

Il risultato di questa gestione a dir poco fantasiosa è che l’80% degli amministratori dem eletti nell’ultima tornata si guarda bene dal riconoscersi nella linea politica del segretario. Una debacle strutturale, infarcita anche da pesanti ombre sull’illegittimità del congresso regionale, che Energia popolare e Left wing non sono più disposti a tollerare. L’intimazione di sfratto è categorica: Barbagallo non deve restare “un giorno in più alla guida del Pd”, smettendola di tenere in ostaggio il partito per meri calcoli di autoconservazione.

Insomma, mentre l’orchestra continua a suonare inesorabilmente stonata e il segretario finge di dirigere una sinfonia trionfale, il Titanic del Pd siciliano ha già imbarcato acqua da tutte le stive. I superstiti, ringraziando chi si è speso sul territorio nonostante tutto, chiedono semplicemente di cambiare il comandante prima che l’intera baracca finisca sul fondo dell’oceano politico.