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Messina, l’acqua h24 resta una promessa non mantenuta: il PNRR passa, il colabrodo rimane. E AMAM è anche off line (al momento)

- 30/07/2026

Da Pace a Mortelle, passando per la Panoramica, la zona nord torna a fare i conti con rubinetti asciutti e pressione insufficiente. Oltre 20 milioni investiti con il PNRR, decine di milioni annunciati dal 2018, ma il traguardo dell’erogazione continua è già slittato dal 2026 al 2028

“Manca l’acqua da giorni”. Sembrava che quest’anno avremmo potuto fare a meno di parlare di crisi idrica a Messina, e invece… L’acqua manca, non arriva, e le segnalazioni si moltiplicano. Il problema non è soltanto quanta acqua arrivi a Messina. Il problema, ormai strutturale, è quanta riesca davvero a raggiungere le abitazioni.

Le segnalazioni che continuano ad arrivare in redazione descrivono ancora una volta una situazione drammatica nella zona nord. Sulla Strada Panoramica, nell’area di Pace, alcune utenze denunciano di essere rimaste per il terzo giorno consecutivo senza una goccia d’acqua. A Mortelle la situazione non cambia: pressione insufficiente, erogazione ridotta o del tutto assente, famiglie costrette a organizzarsi con serbatoi, autoclavi e autobotti.

Non si tratta più di un’emergenza imprevedibile. Al netto di qualsivoglia speculazione che possa passare per Siciliacque o per il bypass di Taormina, ormai si è consolidata quale normalità di una rete idrica che continua a comportarsi come un colabrodo.

A confermarlo, involontariamente, è la stessa AMAM. Il 28 luglio l’azienda ha annunciato nuovi lavori sul collettore di 300 millimetri che corre lungo la Panoramica e alimenta i serbatoi della zona nord e alcuni villaggi collinari. Nel comunicato si parla esplicitamente di una «carenza infrastrutturale atavica» e della necessità di ulteriori monitoraggi e interventi. Pace e Mortelle erano già state inserite tra le aree interessate dai precedenti disservizi e lavori sull’adduzione principale.

Atavica, dunque. Non occasionale. Non provocata soltanto dall’aumento estivo dei consumi, dai villeggianti o dal caldo. Un deficit conosciuto da anni, che continua a manifestarsi lungo il percorso compreso tra i serbatoi e i rubinetti. AMAM può anche comunicare che le portate in uscita dagli impianti risultano regolari. Ma se l’acqua parte e non arriva, qualcosa accade inevitabilmente nella rete: si disperde, incontra strozzature, condotte sottodimensionate, guasti, dislivelli non compensati o una pressione incapace di servire le abitazioni più alte e più lontane.

La domanda, allora, è sempre la stessa: quanta acqua perde oggi Messina?

Nel 2023 la stessa azienda indicava una dispersione pari al 53 per cento. In pratica, più della metà dell’acqua immessa nel sistema non arrivava regolarmente a destinazione. Il progetto finanziato dal PNRR, con un importo a base d’asta di 20.727.496,65 euro, avrebbe dovuto ridurre queste perdite attraverso la sostituzione delle reti più deteriorate, la distrettualizzazione, la modellazione idraulica, il telecontrollo e l’installazione dei contatori intelligenti. Il piano prevedeva interventi su circa 150 chilometri di reti terziarie tra centro, zona nord e zona sud.

Il punto non è negare che i lavori siano stati realizzati. Il punto è verificarne gli effetti concreti.

Quanto è diminuita realmente la dispersione? Quanti metri cubi vengono recuperati ogni giorno? In quali quartieri il miglioramento è già misurabile? Perché, dopo il completamento dei principali cantieri PNRR, AMAM continua a intervenire d’urgenza sugli stessi assi di adduzione e a riconoscere pubblicamente l’esistenza di carenze infrastrutturali “ataviche”?

Ancora nel giugno 2026, presentando un nuovo appalto da 1 milione e 60 mila euro per il ripristino della funzionalità delle reti, veniva descritto un sistema che continuava a disperdere oltre il 53 per cento dell’acqua. Un dato che rende indispensabile un bilancio idrico aggiornato, pubblico e comprensibile, capace di mettere a confronto la situazione precedente e quella successiva agli interventi finanziati dal PNRR. Bisogna dire ai messinesi quanta acqua veniva persa prima, quanta se ne perde oggi e quanto ogni investimento abbia effettivamente inciso sulla continuità del servizio.

Nel febbraio scorso AMAM e l’amministrazione comunale hanno tracciato il bilancio degli interventi compiuti dal 2018: circa 40 milioni di euro di investimenti “già realizzati o in corso”, altri 20 milioni da appaltare e circa 60 milioni di progetti pronti. Ma proprio la formula “realizzati o in corso” impedisce di comprendere quale sia la somma effettivamente spesa, quali opere siano state ultimate e quali esistano ancora soltanto nei cronoprogrammi. La storia delle promesse, del resto, è lunga. Ed a febbraio eravamo in campagna pre-elettorale. Un dato da non sottovalutare.

Ed a proposito di elezioni: già nel programma elettorale del 2018 Cateno De Luca descriveva una rete che perdeva circa il 50 per cento dell’acqua, stimando in circa 44 milioni di euro l’investimento necessario per sostituire, nell’ipotesi più estesa, 288 chilometri di condotte urbane. Nello stesso documento venivano richiamati 20 milioni destinati alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e al superamento della dipendenza dal Fiumefreddo. Ma quante “nuove fonti” sono state rintracciate e quante veramente captate? Messina “galleggia” su un’acqua che non si riesce a catturare.

Così l’acqua h24 faceva già parte degli obiettivi politici del 2018. Nel 2022, alla fine dell’esperienza amministrativa di De Luca, l’erogazione continuativa risultava garantita soltanto in sette zone su 77. Con Federico Basile la promessa è stata riproposta. Nell’ottobre 2023, presentando un programma di cantieri e investimenti da circa 70 milioni di euro, sindaco e vertici AMAM indicarono esplicitamente il 2026 come anno in cui Messina avrebbe finalmente raggiunto l’acqua h24. Beh… il 2026 è arrivato. L’acqua h24 no.

E allora? Si sposta nuovamente il traguardo e arriveremo al 2028, mentre il nuovo programma amministrativo 2026-2031 ripropone ancora una volta l’erogazione continua tra gli obiettivi del quinquennio. Così l’acqua h24 continua a spostarsi in avanti: prima promessa, poi obiettivo, quindi percorso, infine prospettiva. Diverrà mito?

Tutto questo avviene nonostante un inverno siciliano caratterizzato da precipitazioni abbondanti e da un gennaio 2026 con uno scarto medio regionale di 84 millimetri sopra la media del periodo di riferimento. La crisi messinese, pertanto, non può essere spiegata soltanto invocando la scarsità delle piogge. Il problema è anche, e soprattutto, infrastrutturale: captare l’acqua non serve se poi la rete non riesce a conservarla e distribuirla.

Mentre i cittadini chiedono risposte, AMAM continua troppo spesso a comunicare attraverso formule tecniche, rassicurazioni generiche e interventi d’urgenza. Persino il sito aziendale, secondo quanto riscontrato dalla redazione durante le segnalazioni, è risultato temporaneamente irraggiungibile; ad un controllo successivo è tornato consultabile, con l’ultimo comunicato dedicato proprio ai lavori sulla Panoramica. Di certo c’è, però, che al telefono AMAM NON RISPONDE.

Ma il vero blackout non è quello di una pagina internet. È quello dell’informazione sulla rete: manca un quadro aggiornato, trasparente e verificabile delle perdite, delle pressioni, delle opere concluse e dei risultati ottenuti.

A Pace, Mortelle e negli altri villaggi della zona nord non interessa sapere quanta acqua risulti teoricamente immessa nei serbatoi. Interessa sapere perché non esca dai rubinetti.

Dopo otto anni di programmi, decine di milioni di euro finanziati, cantieri, telecontrolli e contatori intelligenti, parlare ancora di acqua h24 rischia di apparire persino provocatorio.

Sito off line ore 10.16 del 30 luglio 2026