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Cefpas, l’“albo” dei segnalati e il sistema delle consulenze: così la procura ricostruisce il patto tra politica e incarichi

- 10/06/2026

«Tutti iscritti sono, ti ho fatto scrivere pure a Gesù Cristo dopo ca mu dicisti». Secondo la procura di Caltanissetta, il registro dei collaboratori sarebbe stato usato come serbatoio per incarichi e consulenze segnalate dalla politica. Sanfilippo e Gallo Afflitto davanti al gip dopo la richiesta di custodia cautelare in carcere.

Al Cefpas, secondo l’ipotesi della procura di Caltanissetta, il merito era un dettaglio. Il passaggio decisivo non sarebbe stato il curriculum, né la competenza, né una selezione reale. Sarebbe bastato entrare nel circuito giusto. Registrarsi sul portale, inserire i dati, candidarsi. Poi attendere che il nome venisse spinto da chi contava.

Quel registro, che nelle conversazioni intercettate viene indicato come “l’albo”, è uno dei nodi centrali dell’inchiesta che coinvolge l’ex manager dell’ente di formazione sanitaria Roberto Sanfilippo e il deputato regionale agrigentino Riccardo Gallo Afflitto, ex Forza Italia. Per entrambi la procura ha chiesto al gip Santi Bologna l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Una richiesta pesante, che sarà valutata dopo l’interrogatorio preventivo.

Secondo gli investigatori della squadra mobile nissena, attorno al Cefpas si sarebbe costruito un sistema di segnalazioni, incarichi e consulenze. Un meccanismo nel quale la politica avrebbe chiesto posti, collaborazioni e contratti per parenti, amici e conoscenti. In cambio, Sanfilippo avrebbe ottenuto sostegno per restare alla guida dell’ente per un altro triennio, dal 2023 al 2026.

Le oltre mille pagine della richiesta della procura ricostruiscono il presunto metodo attraverso le intercettazioni. Prima bisognava iscriversi. Poi il nome finiva nella lista. Infine, quando serviva, quella lista diventava il serbatoio da cui pescare. «Io ti do la stampa di tutti gli iscritti», diceva Sanfilippo in una conversazione. Una frase che, nella lettura degli inquirenti, racconta il valore concreto di quell’elenco.

Un albo formalmente aperto, ma sostanzialmente utile a chi aveva una sponsorizzazione. «Falli scrivere tutti chiddri ca sunnu», avrebbe detto Sanfilippo a Gallo Afflitto. E il deputato, in un’altra conversazione, avrebbe commentato: «Tutti iscritti sono, ti ho fatto scrivere pure a Gesù Cristo dopo ca mu dicisti». Parole che per l’accusa descrivono non una procedura amministrativa neutra, ma il retrobottega di un sistema clientelare.

La lista degli iscritti, secondo la procura, non era un passaggio burocratico innocuo. Sarebbe stata lo strumento operativo attraverso cui trasformare le segnalazioni in incarichi. È anche per questo che gli investigatori, nei giorni scorsi, hanno perquisito l’abitazione di Sanfilippo, notificandogli il decreto di perquisizione e l’avviso di garanzia.

Il presunto patto avrebbe avuto un vantaggio per entrambi. Gallo Afflitto avrebbe potuto indicare nomi da sistemare nel perimetro dell’ente. Sanfilippo avrebbe potuto contare su un appoggio politico per mantenere la poltrona. Una poltrona che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe inciso in modo rilevante anche sulla sua posizione economica rispetto agli anni da libero professionista. Emblematica, in questo quadro, una frase attribuita allo stesso Sanfilippo: «Ho scoperto la pubblica amministrazione e m’addivertu!».

Dentro questo schema, il Cefpas sarebbe diventato un luogo di compensazione politica. Non un ente chiamato a selezionare i migliori, ma una macchina da governare attraverso equilibri, appartenenze e fedeltà. La meritocrazia, ancora una volta, resta fuori dalla porta.

C’è poi il capitolo delle norme. Secondo gli atti dell’inchiesta, il sistema avrebbe cercato anche sponde romane per intervenire sui tempi di applicazione della Legge Madia, la norma che consente la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Una modifica, inserita nel quadro del “Milleproroghe”, sarebbe stata ritenuta utile anche per la posizione di Simona Sinatra, moglie di Gallo Afflitto, indicata negli atti come una delle figure interessate al percorso interno all’ente.

Nella graduatoria finita sotto la lente degli investigatori compare anche Pietro Testaì, attuale direttore amministrativo del Cefpas. Nei suoi confronti la squadra mobile ha effettuato sequestri, ma Testaì non risulta indagato. Dopo di lui figura Simona Sinatra. Il nuovo regolamento del Cefpas viene approvato il 17 aprile 2024, quando la consorte del deputato non aveva ancora assunto servizio nell’ente.

Il meccanismo dell’iscrizione all’albo, secondo l’accusa, era conosciuto anche da Gioacchino Pontillo, considerato dagli investigatori un uomo vicino a Gallo Afflitto dentro il Cefpas. Pontillo avrebbe prospettato l’iscrizione al registro anche a una dipendente dell’Asp di Agrigento, ritenuta disponibile a sostenere le richieste del parlamentare. La stessa procedura sarebbe stata seguita per Vincenzo Raitano, anche lui indagato, al quale l’accesso al portale avrebbe poi aperto la strada verso un incarico dirigenziale.

La procura descrive così un sistema in cui l’iscrizione non bastava da sola, ma diventava indispensabile per chi aveva una segnalazione alle spalle. Un click necessario per dare veste formale a una scelta già orientata altrove.

Negli atti compare anche il nome di Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars. Il parlamentare dem respinge ogni accostamento e precisa di essere estraneo alla vicenda. «Sono gli altri che parlano di me sul Cefpas», ha dichiarato. Catanzaro sostiene di avere consegnato alla procura i documenti relativi alle 75 collaborazioni firmate da Sanfilippo poco prima della conclusione del suo incarico. «Chiunque può controllare gli elenchi degli incarichi. Non c’è nessuno riconducibile a me. Io vado fiero dell’azione che ho condotto a tutela di centinaia di giovani siciliani costretti ad andare via».

Secondo quanto emerge dalle conversazioni, sarebbe stato Gallo Afflitto a citare Catanzaro ragionando su una possibile distribuzione delle collaborazioni tra le forze politiche, con l’obiettivo di evitare che il caso esplodesse all’Assemblea regionale siciliana.

Il caso, invece, è esploso. Non a Palermo, tra i banchi dell’Ars. Ma a Caltanissetta, nelle carte della procura. E adesso il Cefpas, ente nato per formare e qualificare il sistema sanitario, si ritrova al centro di una vicenda che racconta l’opposto: il sospetto di una gestione piegata alla logica delle appartenenze, delle segnalazioni e delle carriere costruite non davanti a una commissione, ma dietro una telefonata.