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Rimborsi per il sisma del 1990, Musolino incalza il governo: «Si rendano pubblici gli esiti del tavolo tecnico» al palo da 2 anni

- 06/06/2026
dafne musolino

La senatrice di Italia Viva chiede al Ministero dell’Economia chiarezza su istanze pendenti, contenziosi, importi stimati e tempi di erogazione per i cittadini delle province di Catania, Ragusa e Siracusa colpiti dal terremoto del 13 e 16 dicembre 1990

A quasi trentasei anni dal terremoto che colpì la Sicilia orientale, la partita dei rimborsi fiscali resta ancora aperta. E adesso approda di nuovo in Parlamento, con un’interrogazione della senatrice di Italia Viva Dafne Musolino, che chiama in causa direttamente il ministro dell’Economia e delle finanze.

Al centro dell’atto ispettivo c’è una vicenda lunga, complessa e mai del tutto chiusa: quella delle imposte versate dai soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa. Una questione che negli anni ha prodotto norme, proroghe, istanze di rimborso, contenziosi e attese. Troppe attese.

L’interrogazione non nasce in un vuoto politico. Sul territorio, soprattutto nell’area siracusana, la questione continua a muovere cittadini, professionisti e imprese. Ad Avola, come riportato anche da La Sicilia, il gruppo locale di Italia Viva, rappresentato da Matteo Basile, Tino Manganaro, Guglielmo Saviotto e Tonino Barbagallo, si è attivato per raccogliere le istanze dei contribuenti rimasti esclusi dai rimborsi fiscali legati al terremoto del 1990.

L’obiettivo dell’iniziativa locale, spiegato da Matteo Basile, è creare una sinergia capace di sbloccare centinaia di pratiche che risultano ancora congelate nei cassetti dell’Agenzia delle Entrate. Una situazione che da anni pesa su cittadini e imprese della città, alimentando un senso di frustrazione che si somma alla complessità di una vicenda amministrativa già stratificata.

Musolino riporta l’attenzione sull’articolo 7-bis del decreto-legge 11 giugno 2024, n. 76, che ha istituito presso il Ministero dell’Economia e delle finanze un tavolo tecnico incaricato di verificare l’attuazione delle disposizioni previste dall’articolo 1, comma 665, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Una norma che riguarda proprio il rimborso delle imposte in favore dei contribuenti danneggiati dal sisma.

Il tavolo avrebbe dovuto fare chiarezza non solo sulle richieste ancora pendenti, ma anche sul contenzioso già definito e su quello ancora in corso. Un passaggio tecnico, ma decisivo. Perché da quelle verifiche dipende la possibilità di capire chi abbia diritto ai rimborsi, quali somme siano effettivamente dovute e con quali tempi lo Stato intenda procedere.

Il punto politico sollevato dalla senatrice è netto: a distanza di quasi due anni dall’istituzione del tavolo tecnico, non risultano rese pubbliche conclusioni definitive. Non risultano chiarite nemmeno le modalità con cui il Ministero intende definire le istanze ancora pendenti. E non risultano indicate tempistiche certe per l’erogazione delle somme eventualmente dovute.

È su questo vuoto che Musolino costruisce la sua iniziativa parlamentare. L’interrogazione chiede al ministro dell’Economia di riferire quali siano gli esiti dell’attività svolta dal tavolo tecnico e se il governo intenda rendere pubbliche le conclusioni dei lavori. Non una richiesta formale, ma una sollecitazione politica su un tema che riguarda migliaia di cittadini e imprese rimasti sospesi tra aspettative, carte amministrative e procedimenti giudiziari.

La senatrice di Italia Viva chiede inoltre quale sia l’orientamento del Ministero sulla definizione delle istanze di rimborso ancora pendenti e del relativo contenzioso. È uno dei nodi centrali della vicenda: senza una linea chiara, il rischio è che la questione continui a trascinarsi tra uffici, ricorsi e interpretazioni, alimentando incertezza e sfiducia.

Infine, Musolino pone una domanda essenziale: quali sono gli importi complessivamente stimati e quali modalità e tempistiche sono previste per l’erogazione dei rimborsi ai soggetti aventi diritto. Una richiesta che sposta il confronto dal piano astratto delle verifiche a quello concreto delle risorse.

La vicenda dei rimborsi post-sisma del 1990 è diventata negli anni il simbolo di un rapporto difficile tra cittadini e Stato. Da una parte, contribuenti che chiedono il riconoscimento di un diritto legato a una calamità naturale. Dall’altra, una macchina pubblica che procede lentamente, tra norme successive, interpretazioni amministrative e verifiche mai definitivamente comunicate.

Con l’interrogazione al MEF, Dafne Musolino prova a riaprire il dossier e a imporre un principio semplice: dopo anni di attesa, i cittadini hanno diritto a sapere. Sapere cosa ha prodotto il tavolo tecnico. Sapere quali istanze saranno accolte. Sapere quali somme sono state stimate. Sapere quando e come arriveranno i rimborsi.

La risposta del Ministero, adesso, non potrà limitarsi a un generico rinvio. Perché il tempo delle verifiche, dopo quasi due anni di lavori del tavolo tecnico e oltre tre decenni dal sisma, rischia di coincidere con il tempo dell’inerzia. E su questo la senatrice Musolino ha deciso di chiedere conto al governo.