Un verdetto che ridisegna i confini di un’inchiesta complessa. Si è chiuso in tribunale il processo di primo grado nato dai presunti intrecci illeciti tra la gestione dei presidi sanitari d’emergenza e lo spaccio di stupefacenti. Un’indagine nata nel pieno della tempesta Covid, quando le accuse ipotizzavano un saccheggio di mascherine, farmaci e kit di tamponi dalle ambulanze del 118, e che oggi trova un punto fermo tra pesanti condanne e riabilitazioni totali.
Il quadro emerso dall’istruttoria ha parzialmente ridimensionato l’impianto accusatorio iniziale, facendo cadere le contestazioni per una parte significativa degli imputati, in particolare per i camici bianchi.
Le decisioni del Tribunale: le pene più pesanti
La linea dei giudici è stata netta sul filone principale della gestione delle sostanze stupefacenti e dell’appropriazione di materiali:
- Michael Soldino ha incassato la condanna più dura: 6 anni di reclusione e 27 mila euro di multa, oltre al pagamento delle spese di mantenimento in carcere.
- Umberto Suraci è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione più 6 mila euro di multa.
Pena di 2 anni di reclusione ciascuno per Damiano Cosimo Spagnolo, Francesca Galli, Erika Spagnolo, Giuseppe Spagnolo ed Emanuele Milazzo. Per questo gruppo di imputati il Tribunale ha comunque riconosciuto le attenuanti generiche, concedendo la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziale. Disposta per tutti i condannati la confisca di tutta la droga sequestrata.
Assoluzione piena per i sanitari: “Il fatto non sussiste”
Crolla invece l’impalcatura delle accuse per quattro degli indagati legati al mondo della sanità e del soccorso. Il Tribunale ha pronunciato l’assoluzione con formula piena — perché il fatto non sussiste — per:
- Fabio Venuti
- Antonino Andreacchio
- Alessandro Coco
- Giuseppe Greco
Escono così definitivamente dal processo gli operatori sanitari accusati di aver utilizzato i canali ufficiali e i dispositivi ospedalieri per fini privati o per rilasciare certificazioni irregolari. Tra loro Fabio Venuti: la linea dei suoi legali, gli avvocati Giulia Mannuccia e Giovanni Mannuccia, ha convinto il collegio puntando tutto sulle fragilità del quadro probatorio e smontando la ricostruzione della procura.
Entro 90 giorni di tempo il deposito delle motivazioni della sentenza, che chiariranno i passaggi logici che hanno portato a un verdetto così nettamente sdoppiato.




