La lezione di Gaetano Duca a Giardini Naxos: l’esponente forzista blinda la coalizione, incorona Bosco e manda al tappeto Sud Chiama Nord. Una batosta su cui Cateno e l’esperto Limosani tacciono, preferendo vendere come trionfo l’anatra zoppa di Barcellona, nata unicamente dal suicidio del centrodestra.
Nel circo Barnum della politica siciliana, c’è una regola d’oro che i piazzisti elettorali applicano con rigore: fare un baccano infernale per le vittorie, anche quando sono monche, e seppellire sotto una coltre di silenzio omertoso le scoppole. Cateno De Luca, in questa nobile arte, non ha rivali. A sentire il leader di Sud Chiama Nord sbraitare nelle sue onnipresenti dirette social, a Barcellona Pozzo di Gotto si sarebbe appena consumata un’epica cavalcata trionfale, con l’elezione di Melangela Scolaro a sindaco e il conseguente, sbandierato inabissamento della corazzata di centrodestra. Con tanto di inciuci sottaciuti.
Peccato che, a leggere i numeri veri e non quelli della tombola elettorale deluchiana, il miracolo sia clamorosamente dimezzato. La neoeletta Scolaro, infatti, entra in municipio con le sembianze di un’anatra zoppa: su 24 consiglieri comunali, la sua coalizione ne ha racimolati la miseria di sette. Gli altri diciassette sono saldamente nelle mani dell’opposizione, in gran parte proprio di quel centrodestra che De Luca si vanta di aver asfaltato. Un dettaglio da nulla, insomma. De Luca, sfoggiando la solita sicumera, ha già messo le mani avanti: “Anche a Messina ho governato con zero consiglieri”. Come se i ricatti politici e le periodiche sceneggiate da balcone potessero funzionare in eterno e a tutte le latitudini.
La verità nuda e cruda è che questa è una vittoria zoppa, pochissimo funzionale per oliare gli ingranaggi del sistema De Luca, perché senza una maggioranza non si cantano messe, non si piazzano i propri fedelissimi e, soprattutto, si rischia di cadere al primo bilancio.
Ma c’è di più. Il trionfo sul filo di lana della Scolaro non è affatto il frutto di un irresistibile vento di cambiamento portato dal pifferaio di Fiumedinisi, bensì un banalissimo e clamoroso autogol del centrodestra. A Barcellona, il fronte conservatore si è presentato diviso, frammentato e litigioso, regalando di fatto la poltrona per una manciata di voti. Bastava poco, pochissimo, per far sì che il fronte unico vincesse a mani basse.
E la prova del nove di questo assioma è dietro l’angolo. Basta spostarsi di qualche chilometro, a Giardini Naxos. Lì il centrodestra non ha fatto harakiri, si è compattato e ha stravinto con Agatino Bosco. Chi è stato il vero tessitore di questa vittoria? Gaetano Duca, esponente di Forza Italia, che ha fatto esattamente quello che a Barcellona non è riuscito: ha blindato la coalizione, ha ricucito gli strappi e ha garantito che non ci fossero divisioni autolesioniste. Risultato? Bosco sindaco e la macchina da guerra deluchiana rimandata a casa con le pive nel sacco.
Ma, curiosamente, provate a cercare un post, un video o un ruttino social di Cateno De Luca su Giardini Naxos. Niente, silenzio di tomba. Un’amnesia selettiva fulminante, che per osmosi ha contagiato anche Michele Limosani, il neo esperto e guru del leader di Sud Chiama Nord. Limosani, solitamente sempre pronto a sciorinare analisi, tesi e massime sui destini luminosi del movimento, si è improvvisamente scoperto muto come un pesce di fronte alla batosta di Giardini. Sbracciandosi come un moviere, invece, su Barcellona.
Delle due l’una: o il segnale internet a Giardini Naxos è improvvisamente saltato, oppure ammettere che il “modello De Luca” si sgonfia come un palloncino bucato non appena gli avversari smettono di farsi la guerra da soli era troppo imbarazzante persino per loro. In fondo, è la solita, eterna regola dei piazzisti politici: si alza il volume del megafono per la merce venduta (seppur difettosa e senza maggioranza in consiglio), e si nascondono prudentemente in magazzino i resi clamorosi.





