Nel video pubblicato dal candidato sindaco Marcello Scurria si sente una sondaggista chiedere a un cittadino quanta fiducia riponga in Cateno De Luca, che però non è candidato a sindaco di Messina. Scurria parla di “sondaggi fake”. E la campagna elettorale scivola nell’ennesimo teatro dell’assurdo.


La campagna elettorale di Messina aveva già abbondantemente superato il confine del grottesco. Avevamo proprio finito di scriverlo solo stamane. Ma ora si va ancora oltre. Secondo Marcello Scurria, di De Luca si sarebbe trovato anche il suo ectoplasma demoscopico: Cateno De Luca candidato a sindaco. Peccato che candidato non sia.
C’è un video pubblicato dal candidato del centrodestra che mostra — o meglio, fa ascoltare — una telefonata di sondaggio.Una vicenda, per la verità, già segnalata poco tempo fa anche dalla candidata sindaca Antonella Russo. Ma adesso c’è proprio la registrazione.
Dall’altra parte una voce femminile sottopone un cittadino alle classiche domande da rilevazione elettorale. Fin qui nulla di strano. Poi arriva il dettaglio. Tra i nomi tirati in ballo compare anche Cateno De Luca. Non solo. La sondaggista insiste per sapere quanta fiducia il cittadino riponga proprio in lui.
Domanda legittima? Forse, se si stesse misurando il peso politico del leader di Sud chiama Nord. Domanda lineare? Molto meno, se viene inserita dentro un sondaggio percepito come elettorale, in una città chiamata a scegliere il sindaco, dove i candidati sono altri: Federico Basile, Antonella Russo, Gaetano Sciacca, Marcello Scurria e Lillo Valvieri. De Luca, formalmente, non è nella scheda. È altrove. Ma a Messina, evidentemente, l’altrove spesso pesa più del luogo.
Scurria non usa giri di parole. “Qui Marcello, qui sondaggi fake: mi segnalano che nei sondaggi compare Cateno De Luca… ma De Luca è candidato a sindaco di Messina? Siamo alle comiche”, scrive nel post. Il bersaglio è chiaro: un sondaggio che, secondo lui, non misurerebbe soltanto il consenso dei candidati, ma proverebbe a tastare ancora una volta il polso della città sul nome che continua a occupare la scena anche quando non è in corsa. Indice di preoccupazione che si agita ormai sempre più nel sindaco di Taormina?
È il paradosso messinese. Il candidato ufficiale è Basile. Il convitato permanente è De Luca. Il sindaco uscente cerca la conferma, ma l’ombra politica dell’ex sindaco resta piantata al centro del palco, come una scenografia che nessuno riesce a smontare. Anche quando non compare sulla scheda, compare nei sondaggi. Anche quando non è candidato, diventa domanda. Anche quando dovrebbe fare un passo di lato, torna al centro della stanza.
Naturalmente resta un punto: chi abbia commissionato quel sondaggio, con quale metodo, con quali domande complete e con quale finalità, non è dato saperlo dal solo video diffuso. Una rilevazione demoscopica può essere uno strumento serio, se trasparente. Oppure può diventare una clava travestita da telefonata cortese. Dipende da chi la paga, da cosa chiede e da come orienta la conversazione.
Scurria ci vede una forzatura. Una manovra. Una fotografia truccata prima ancora dello scatto. E la sua denuncia arriva dentro una campagna già carica di ricorsi, carte bollate, accuse incrociate e polemiche sulle liste, con il centrodestra e Sud chiama Nord da settimane in rotta di collisione.
Il punto politico, però, resta semplice. Se il sondaggio vuole misurare la fiducia in De Luca, lo dica. Se vuole misurare il voto per il sindaco di Messina, allora il nome di De Luca non può essere trattato come se fosse un candidato fantasma, infilato nella conversazione dalla porta laterale. Perché a quel punto non siamo più davanti a una rilevazione. Siamo davanti a un test psicologico collettivo sulla dipendenza della politica messinese dal suo personaggio dominante.
E questa, più che una campagna elettorale, comincia a sembrare una seduta spiritica. Si evocano nomi, si interrogano gli elettori, si misura la fiducia nei non candidati. La città dovrebbe discutere di bilanci, servizi, trasporti, periferie, debiti, opere e futuro. Invece si ritrova ancora una volta a inseguire il solito nome, il solito schema, la solita guerra di nervi.
Scurria ha scelto di trasformare il video in un atto d’accusa pubblico. Ora qualcuno dovrebbe chiarire. Perché i sondaggi, quando sono seri, aiutano a capire la realtà. Quando sono opachi, la deformano. E Messina, dopo anni di propaganda urlata, non avrebbe bisogno di altri specchi deformanti. Ne ha già abbastanza.





