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80 anni di Statuto – L’Autonomia delle poltrone: mentre il Südtirol incassa, la Sicilia si accontenta dell’assessore supplente

- 14/05/2026

La denuncia in Senato di Dafne Musolino: «Un’amara occasione sprecata. Mentre il Trentino aggiorna lo Statuto per l’economia, la Sicilia ha usato il vertice col Governo solo per inventarsi la poltrona dell’assessore supplente»

di GIUSEPPE BEVACQUA

Ottant’anni. Un traguardo tondo, solenne, di quelli che nei palazzi istituzionali richiedono squilli di tromba, rulli di tamburo e le immancabili dichiarazioni al miele. E infatti il governatore siciliano Renato Schifani non si è fatto pregare, sfoderando il prevedibile campionario retorico delle grandi occasioni e parlando dell’Autonomia siciliana come di una “bandiera da sventolare”. Parole commoventi, se non fosse che mentre a Palazzo d’Orléans si sventolano i drappi e ci si vanta di uno Statuto vecchio di otto decenni, altrove si portano a casa i risultati veri. La differenza tra chi l’autonomia la fa e chi la chiacchiera è andata in scena, impietosa, proprio ieri al Senato.

A Palazzo Madama, infatti, l’Aula ha dato il via libera all’inserimento della dicitura “Südtirol” nell’autonomia speciale del Trentino Alto-Adige. Un traguardo che non è una semplice concessione toponomastica, ma l’ennesimo passo formale di un percorso politico ben più corposo e concreto. Lassù, a quelle latitudini, l’autonomia speciale non è un feticcio storico da rispolverare ai convegni, ma uno strumento vivo. Lo usano per difendere il territorio e, soprattutto, per far compiere enormi balzi in avanti al proprio tessuto produttivo, trasformando una regione a vocazione montana in un centro economico di interesse europeo. Loro l’autonomia la spremono fino all’ultima goccia per lo sviluppo dei cittadini. E noi?

Per capire l’abisso che ci separa, tra le due visioni, basta riavvolgere il nastro e tornare a quel fatidico incontro del 2023. Al tavolo ci sono i presidenti delle cinque Regioni a Statuto speciale, la premier Giorgia Meloni e il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. È l’occasione d’oro, il treno che passa una volta sola per chiedere al Governo centrale una vera revisione degli statuti, per rivendicare poteri al passo coi tempi, fondi e competenze strategiche. Le altre Regioni, con le province autonome in testa, si presentano armate di dossier pesanti e proposte di riforma costituzionale per blindare e modernizzare il proprio autogoverno.

E la Sicilia? Quale epocale battaglia ha scelto di combattere la nostra classe dirigente di fronte alla Meloni? Semplice: la mirabolante figura dell’”assessore supplente”.

Avete capito bene. Mentre gli altri chiedevano leve per l’economia, l’unica vera, grande urgenza siciliana portata ai massimi livelli istituzionali è stata la richiesta di modificare lo Statuto per far scattare un “deputato supplente” nel caso in cui un eletto all’Ars venga nominato assessore. Un marchingegno puramente politicante, la solita moltiplicazione dei pani e delle poltrone per accontentare i primi dei non eletti, sbrogliare le fisiologiche beghe di corrente e far girare la giostra degli incarichi senza che nessuno debba mai rinunciare al proprio seggio originario. La sublimazione della pochezza politica mascherata da riforma istituzionale.

Ad evidenziare questo imbarazzante teatrino ci ha pensato ieri, dal banco del Senato, la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino. Annunciando il suo voto favorevole al provvedimento per il Südtirol, ha ricordato con amara lucidità proprio quell’occasione miseramente sprecata dalla Sicilia. Un intervento netto, che ha squarciato il velo dell’ipocrisia: da una parte un Trentino Alto-Adige virtuoso, capace di interpretare le proprie esigenze, di farsi autore di modifiche statutarie serie e di correre spedito verso l’era moderna; dall’altra un’Isola che si accontenta delle briciole, mortificando l’opportunità di una riforma epocale per elemosinare un posticino di rimpiazzo all’Assemblea Regionale.

Così, al netto delle solenni celebrazioni di facciata, delle “buone intenzioni” e delle bandiere orgogliosamente sventolate da Schifani a favore di telecamera, la realtà dei fatti resta una sola, ed è desolante. Ottant’anni fa ai siciliani diedero l’Autonomia speciale per poter governare la loro terra; oggi, chi la governa, usa quell’Autonomia per sistemare i supplenti. E c’è pure il coraggio di tagliare la torta.