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Messina Social City, lo scontro sul contratto. Gioveni (FdI): «Senza di noi avrebbero votato un atto illegittimo. Da Pergolizzi parole di sapore vannacciano»

- 23/09/2026

MESSINA — Quattro sedute di Consiglio comunale per approvare il contratto di servizio della “Messina Social City”. Un iter che si sta rivelando un vero e proprio calvario per l’amministrazione, nonostante possa contare su una maggioranza schiacciante in aula. A svelare i retroscena di questo stallo è, tra gli altri dell’opposizione, Libero Gioveni, capogruppo di Fratelli d’Italia, che ai nostri microfoni lancia un duro atto d’accusa contro la giunta e risponde per le rime alle controverse dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio, Nello Pergolizzi.

Gioveni traccia i connotati di un vero paradosso politico: come può un’amministrazione con venti consiglieri di maggioranza impantanarsi per giorni su un singolo provvedimento? «La risposta è semplice: l’opposizione sta facendo il suo lavoro di controllo», spiega Gioveni. Il nodo della questione riguarda le gravi carenze documentali che hanno accompagnato l’approdo dell’atto in aula. «Noi dell’opposizione siamo riusciti a far produrre e allegare documenti che originariamente mancavano, atti fondamentali per completare la delibera, come il piano degli investimenti e il piano economico-finanziario».

Ma c’è un ostacolo ancora più grande, di natura prettamente contabile e normativa, su cui Fratelli d’Italia ha richiamato l’attenzione del Segretario Generale. Citando l’articolo 114 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), Gioveni ha sollevato un quesito cruciale: «Come si può approvare un contratto di servizio di un’azienda speciale senza che il Consiglio comunale abbia prima approvato il bilancio di previsione del 2026? Se si stanziano, per esempio, due milioni di euro per l’asilo nido o per l’assistenza domiciliare agli anziani, chi certifica la copertura finanziaria in assenza di un bilancio di previsione? È un vulnus amministrativo evidente».

Il clima in aula, già teso per i cavilli tecnici, si è ulteriormente infiammato sul fronte politico. A far discutere è un’esternazione del vicepresidente del Consiglio comunale, Nello Pergolizzi, che per giustificare le lungaggini ha lamentato la presenza di «troppa democrazia».

Una frase che non è passata inosservata e che ha scatenato la reazione del capogruppo di FdI. «Gliel’ho detto in conferenza dei capigruppo: è stata una battuta infelice, la definirei di “vannacciana memoria”», attacca Gioveni. «Questa presunta ‘troppa democrazia’ a cui fa riferimento, in realtà, sta salvando l’amministrazione. Se noi dell’opposizione fossimo stati zitti, se ci fossimo limitati a fare da passacarte, la sua maggioranza avrebbe votato un atto a tutti gli effetti illegittimo, privo degli allegati obbligatori, del piano degli investimenti e del piano economico-finanziario. Invece di lamentarsi, dovrebbero ringraziarci».

Il caso “Messina Social City” diventa così l’occasione per una riflessione più ampia sulla tenuta della compagine guidata dal sindaco Federico Basile. Gioveni non risparmia una frecciata al primo cittadino, ricordando i turbolenti mesi passati: «I messinesi forse hanno dimenticato cosa è successo a febbraio, quando il sindaco minacciò le dimissioni sostenendo che il Consiglio comunale frenasse la sua azione amministrativa. Oggi che si ritrova con una “maggioranza bulgara” e numeri schiaccianti, siamo arrivati alla quarta seduta per approvare un singolo atto. La verità è che il vero freno a questa amministrazione non è l’opposizione, ma la loro stessa approssimazione».