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Torri Morandi – Il paradosso del nuovo polo culturale: grande parterre a Palazzo Zanca, ma “l’ideatore” Caminiti resta fuori

- 28/06/2026

Mentre a Palazzo Zanca istituzioni e curatori progettano il futuro delle Torri Morandi, esplode la polemica sulle origini della riqualificazione. L’artista messinese denuncia l’esclusione e rivendica l’intuizione del progetto “Amenità” e il ruolo chiave per l’arrivo del brand romano sullo Stretto: la prova in una cronaca del 2019.

La macchina istituzionale accelera sul “Nuovo polo culturale – Torri Morandi – Villa Pace”, radunando l’intellighenzia cittadina per tessere la rete del futuro artistico di Messina. Eppure, proprio mentre i vertici si confrontano, Alex Caminiti, l’artista che per primo aveva disegnato su carta quel sogno di riqualificazione denuncia un’amara esclusione: «L’idea fu mia, ma commisi l’errore di non protocollarla».

Venerdì 26 giugno, il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca si è trasformato nel crocevia di questo rilancio. Il sindaco Federico Basile e l’assessore alle Politiche culturali Enzo Caruso hanno voluto attorno a un tavolo le massime espressioni culturali del territorio: dalla Magnifica Rettrice dell’Università al Direttore del Museo regionale, passando per la Soprintendenza, la Biblioteca Regionale, il Teatro Vittorio Emanuele e le fondazioni cittadine. Un appuntamento strategico, arricchito dalla presenza di Chiara Ianeselli, Dirigente dell’Unità di Missione per la cooperazione culturale, per avviare una proposta artistica dal forte respiro mediterraneo.

Un tavolo di altissimo profilo in cui, paradossalmente, non ha trovato posto chi oggi rivendica a gran voce la genesi dell’intera operazione. Alex Caminiti non ci sta e rompe il silenzio su quello che in origine, nel 2019, era stato battezzato progetto “Amenità”. Lo sfogo dell’artista messinese alza il velo sulle origini della riqualificazione delle Torri Morandi, oggi fiore all’occhiello dell’amministrazione. Una visione che, sostiene Caminiti, condivise agli albori con l’allora vicesindaco Salvatore Mondello.

«Mi dissero di fare i rendering e li feci», racconta l’artista, mostrando le proiezioni visive di quella che doveva essere una rigenerazione urbana attraverso l’arte. Il corto circuito che lo ha tagliato fuori? Una leggerezza burocratica: «Purtroppo non feci passare il progetto dal protocollo». Un dettaglio formale che oggi pesa. Nel nascente polo “MAXXI 2” dello Stretto non solo non gli viene riconosciuto alcun merito ideativo, ma non sarebbe prevista l’esposizione di alcuna sua opera.

La sua “paternità” non si basa però solo sui ricordi. A testimoniarla c’è la memoria del web: un articolo pubblicato da Normanno nell’ottobre del 2019 racconta chiaramente del lancio del progetto “Amenità”, mirato ad abbellire i fabbricati delle aree di risanamento. In quel pezzo, Caminiti figurava in veste di esperto del Sindaco per l’arte contemporanea, seduto a Palazzo Zanca proprio accanto a Mondello e ai vertici di A.RIS.ME.

C’è, infine, il retroscena politico che lega a doppio filo Messina alla Capitale. A far sbarcare il brand MAXXI in Sicilia non sarebbe stata una fredda strategia calata dall’alto, ma un’intuizione dello stesso Caminiti. Sarebbe stato lui il primo a illustrare all’onorevole Nino Germanà le potenzialità della fondazione nazionale. Un seme piantato anni fa che oggi è germogliato in un grande cantiere culturale cittadino. Dove, però, per raccoglierne i frutti venerdì scorso c’erano tutti, tranne lui.