I dati Svimez certificano il disastro: Sicilia ultima per i livelli di assistenza, mentre il gioco di prestigio della riforma drena un fiume di fondi ricchi verso il Nord.
C’è un vecchio adagio che aleggia sempre nei palazzi romani quando si parla di riforme epocali: se nel testo c’è scritto “senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato”, preparatevi a mettere mano al portafoglio. O, nel caso dei cittadini del Mezzogiorno, a preparare le valigie per l’ospedale più vicino. Che, guarda caso, si trova sempre un po’ più a nord del Po.
A svelare l’ennesima furbata nascosta nelle pieghe dell’autonomia differenziata ci ha pensato la Svimez, audita in commissione Affari sociali alla Camera. Tutta gente che ha il pessimo vizio di leggere i documenti prima di approvarli, rovinando la festa a quei governatori che già si sfregavano le mani in attesa del bottino.
Un Paese a due velocità anche per le cure
Il quadro tracciato dall’audizione è quello del classico “Paese, due cure”. Mentre Lombardia e Piemonte viaggiano a ritmi da Formula 1 sui Livelli essenziali di assistenza (con punte rispettivamente di 95 e 93 nella prevenzione, 76 e 90 nei distretti, 86 e 87 negli ospedali), il Mezzogiorno arranca drammaticamente sotto la soglia minima di decenza del 60%. La Sicilia, in particolare, veste la maglia nera con un bollettino da profondo rosso: 48 nella prevenzione, 44 nei distretti e 80 negli ospedali.
E siccome al Sud le strutture pubbliche languono, i cittadini fanno l’unica cosa che resta loro: il biglietto del treno. Questo turismo sanitario forzato si traduce in un gigantesco bancomat per le Regioni settentrionali. Solo nel 2024, le disgrazie e la mancanza di offerta altrui hanno fatto incassare 419 milioni all’Emilia-Romagna, 385 alla Lombardia e 111 al Veneto. La Sicilia, da sola, stacca un assegno da 138 milioni per finanziare le cure dei propri cittadini al Nord. Un “pizzo” istituzionale bello e buono.
Il pedaggio sulla pelle
I numeri, per chi ha il coraggio di guardarli, non sono solo cifre: sono sentenze. In Italia ci sono 1,6 milioni di famiglie in povertà sanitaria. Di queste, 700mila vivono al Sud, con il 6,3% concentrato solo in Sicilia. Il risultato di questo sfacelo? Sotto il Garigliano si vive un anno e mezzo in meno e si muore di più, con un tasso di mortalità oncologica superiore di quasi il 9%. Se in Lombardia la prevenzione funziona, in Sicilia la copertura per lo screening mammografico si ferma a un misero 52% nel pubblico e al 13,5% nel privato. Ecco perché il 20% dei malati oncologici (12.401 pazienti su 66.885) è costretto a migrare al Nord per salvarsi la pelle, con l’Isola che tocca il 16% di mobilità forzata.
In questo scenario da terzo mondo, l’autonomia differenziata cala come una mannaia. Le stime della Svimez, che ora propone disperatamente di modificare i criteri di riparto, parlano di trasferimenti statali per la sanità che vedrebbero un aumento del 7% per il Nord, con una riduzione speculare per il Sud: un taglio secco di 9 miliardi. Robin Hood al contrario: si ruba ai poveri per dare ai ricchi.
La supercazzola dell’invarianza finanziaria
Ma il vero colpo di teatro, il “trucco” che rende il tutto un capolavoro di cinismo politico, sta in quello che la Svimez smaschera come un paradosso logico. È il gioco delle tre carte della “clausola di invarianza finanziaria“.
Nei testi sacri dell’autonomia, i sedicenti patrioti hanno scritto che tutto questo magnifico trasferimento di poteri deve avvenire “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” e con le risorse a legislazione vigente. Nessun costo aggiuntivo, giurano. Ma come fa una Regione del Nord a chiedere più poteri in ambito sanitario, magari per reclutare e incentivare economicamente medici e infermieri, senza tirare fuori un euro in più?
Semplice: non può. Affermare che questi interventi si faranno a costo zero svuota di senso le richieste stesse. Come fa notare la Svimez, le carte tecniche allegate alle intese glissano elegantemente sul punto, non fornendo chiarimenti. E siccome la coperta è una sola, se il Nord si prenderà la fetta più grossa per pagare i suoi super-ospedali, i soldi verranno inevitabilmente sottratti altrove.
Tutto questo passa sotto un assordante silenzio, nascosto nelle pieghe dei “non detto” burocratici. Perché, in fondo, in Italia le truffe peggiori non si fanno mai a mano armata, ma con i commi in burocratese.




