Sistemato il verde e riposizionata la targa, ma il materiale in plastica, la doratura scomparsa della statua e non ripristinata, e il basamento trascurato scatenano la delusione dell’autore. L’artista: “Mancanza di rispetto, l’opera ha perso anche la sua patina d’oro originale”.
C’è voluto del tempo, ma la statua “Messina”, donata alla città dal pittore e scultore di fama internazionale Alex Caminiti, ha finalmente ricevuto un po’ di attenzione. Un intervento atteso che ha restituito decoro all’area verde circostante e ha visto il riposizionamento della targa recante il titolo dell’opera e il nome del maestro. Eppure, quello che doveva essere un segnale di rinascita si è trasformato nell’ennesima occasione mancata per valorizzare l’arte e il patrimonio culturale cittadino.
Lo sforzo e la buona volontà, riconducibili all’impegno del commissario straordinario Mattei, si sono infatti scontrati con un’esecuzione approssimativa che ha finito per vanificare le buone intenzioni. La targa originale in marmo, misteriosamente scomparsa poco dopo la prima installazione, è stata rimpiazzata con una targa in plastica, esteticamente simile a quelle in uso negli studi professionali. A peggiorare la percezione dell’intervento è stata la modalità di affissione: la nuova targa è stata incollata con del silicone su un basamento che rimane visibilmente trascurato. Un dettaglio che evidenzia come l’amore per i dettagli, per la propria città e per la cultura siano, troppo spesso, merce rara.
Un epilogo che ha lasciato l’amaro in bocca allo stesso autore dell’opera. Il commento di Alex Caminiti è un misto di gratitudine istituzionale e profonda delusione per la cura materiale dell’arte: “Con tutto il rispetto per il commissario straordinario che ha voluto lasciare un segno del suo passaggio a Messina, e che ringrazio di vero cuore, chi aveva l’incarico di posare la targa dopo anni dalla sua distruzione non ha avuto alcun rispetto“.
Il maestro punta il dito contro la superficialità del lavoro svolto dalle maestranze incaricate: “Una targa di plastica, esposta sotto il sole cocente e la pioggia, ha vita breve. Andava fatta in marmo, così come la donai al tempo“. Ma le critiche di Caminiti non si limitano all’insegna. A preoccupare è lo stato conservativo dell’opera stessa: “La statua oggi è totalmente nera, senza più alcuna traccia della patina in oro con cui la consegnai. E poi, ancora, nessuno che si occupi di ripristinare il basamento“.
Un disinteresse e una sciatteria che spingono lo scultore a una riflessione più amara sulle dinamiche cittadine: “Insomma, credo che sia una questione personale, altrimenti non si spiega il perché di questa approssimazione. Spero che qualcuno ne parli. Lei è Messina, la nostra città, un simbolo di identità per tutti quelli come me che ancora credono che possa rinascere. Prosit”.
Un monito: non basta un intervento di facciata per ricucire il rapporto tra la città e la sua bellezza. Servono rispetto per l’arte e una visione culturale che non si accontenti di soluzioni al risparmio.






