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Corsi d’oro: niente carcere per Francantonio Genovese, pena sospesa

- 26/05/2026

Passa la linea della difesa per l’esponente politico messinese: il ricalcolo degli anni da scontare, scesi sotto la soglia dei quattro anni, apre la strada alle misure alternative.

Tramonta definitivamente l’ipotesi del carcere per Francantonio Genovese. A conclusione del processo “Corsi d’oro bis”, incentrato sulla gestione illecita dei fondi destinati alla formazione professionale, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha accolto la tesi del difensore, l’avvocato Nino Favazzo. Contestualmente all’emissione dell’ordine di carcerazione, i giudici hanno infatti disposto un provvedimento di sospensione della pena.

A evitare il trasferimento in cella è stato il ricalcolo degli anni da scontare rispetto alla condanna originaria a 6 anni e 8 mesi. Sottraendo i periodi già trascorsi in carcerazione preventiva e calcolando i cumuli con altre sentenze, il residuo della pena si è ridotto a 3 anni e poco più di 10 mesi effettivi. Scendendo sotto il limite cruciale dei 4 anni, la legge consente di evitare la reclusione attraverso pene alternative. La difesa è già al lavoro per richiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali.

La sentenza definitiva

Il capitolo giudiziario “Corsi d’oro” si è chiuso definitivamente a fine aprile, senza passare dalla Cassazione. L’ultimo stralcio del procedimento, celebrato in appello nel 2025, aveva ridisegnato il quadro accusatorio:

  • Assoluzione con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) per l’accusa di riciclaggio.
  • Conferma delle restanti imputazioni, tra cui truffa aggravata, associazione a delinquere, frode fiscale e tentata estorsione.

L’avvocato Favazzo, già a margine della conclusione del processo di secondo grado, aveva tracciato il bilancio dell’esecuzione penale. La pena complessiva eseguibile era stata ricalcolata in sei anni, dieci mesi e venti giorni, applicando il vincolo della continuazione tra i reati del filone “Corsi d’oro” e una precedente condanna per un reato fiscale definita nel 2024 (pari a un anno e sei mesi). Il legale aveva evidenziato come, nei fatti, la pena fosse già stata interamente espiata attraverso il regime di affidamento in prova.