38 views 4 min 0 Comment

Trasporti per le isole minori, scontro Stato-Regione: bozza di accordo ignorata e il rischio di nuovi rincari sui biglietti che peserà sui siciliani

- 24/09/2026

Il Ministero già da dieci giorni ha passato le competenze a Palazzo d’Orléans, che ora deve trovare 50 milioni per calmierare le tariffe. Ma da Schifani solo silenzio. L’allarme della senatrice Musolino in commissione e il conto che rischia di ricadere interamente sui cittadini.

Il conto finale, come spesso accade, rischia di pagarlo chi viaggia. Dopo l’aumento del 18% già scattato sulle tariffe dei trasporti marittimi per le isole minori, all’orizzonte si profila una nuova stangata per i siciliani. A far suonare il campanello d’allarme è stata ieri la senatrice Dafne Musolino durante i lavori della Commissione per l’insularità, presenti il direttore generale del MIT Patrizia Scarchilli ed il vice presidente della Compagnia di navigazione siciliana Vincenzo Franza.

Dietro l’ombra di questi nuovi rincari non c’è solo l’aumento fisiologico del costo dei carburanti, ma un vero e proprio braccio di ferro istituzionale tra il Governo nazionale e la Regione Siciliana. Una vicenda dai contorni burocratici complessi che si sta scaricando direttamente sulle tasche dei cittadini.

E’ la fine di un’unicum, di una anomalia storica: il nodo della questione è un documento formale, una bozza di accordo, inviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) a Palazzo d’Orléans.

L’obiettivo del Governo è porre fine a un’eccezione tutta siciliana: fino a oggi, infatti, i costi dei collegamenti marittimi per le isole minori sono stati sostenuti direttamente dallo Stato centrale, a differenza di quanto accade in tutte le altre regioni italiane. L’accordo proposto da Roma prevede un passaggio di consegne definitivo: dal 2028 il servizio sarà interamente affidato alla Regione, che dovrà occuparsi di redigere i bandi di gara e sostenere i relativi contributi economici.

Il nodo dei 50 milioni e il silenzio di Palermo: per tenere in piedi il servizio oggi, calmierando l’impatto del caro-carburante, serve però un contributo immediato di 50 milioni di euro da destinare alle compagnie di navigazione. Ed è qui che il meccanismo si è inceppato. Tra maggio e giugno ci sono stati dei tavoli di confronto tra le istituzioni, ma senza arrivare alla necessaria firma. Da oltre dieci giorni la bozza di accordo definitiva inviata dal Governo giace sul tavolo della Regione come lettera morta. Nessuna risposta, nessuna presa in carico formale.

Il rimpallo di responsabilità: la dinamica di questo stallo è chiara: la Sicilia fatica a trovare le coperture o spera in un salvagente, chiedendo implicitamente al Governo di farsi carico della spesa. Da Roma, però, la porta è chiusa. La risposta del ministero non ammette repliche: “Il servizio è vostro e voi dovete provvedere“. C’è da chiedersi se sia proprio il peso del caro-carburante, e quindi l’entità del contributo milionario da versare, la causa della paralisi regionale.

Qualunque sia il motivo, l’atteggiamento passivo della Sicilia non potrà durare in eterno. La normalizzazione amministrativa, che impone all’Isola di allinearsi alle regole in vigore nel resto d’Italia, è un percorso ormai tracciato. Nel frattempo, l’inerzia politica si traduce in incertezza economica. Eppure proprio pochi giorni fa proprio Schifani vantava la stabilità economica regionale e dichiarava “adesso siamo in avanzo di 5,5 miliardi“. Allora perché non stoppare il rischio di nuovi rincari e sbloccare il contributo dovuto?

Senza lo sblocco di quei 50 milioni, le compagnie di navigazione non avranno altra scelta che adeguare i bilanci ritoccando ancora una volta i prezzi dei biglietti. Più di un paventato rischio che l’economia delle isole minori e i residenti non possono permettersi.