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Messina, il lavoro scompare: appena il 35,6% ha un’occupazione. La Caritas: «Oltre il 40% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro»

- 08/11/2026
Povertà

Il rapporto “Messina in cifre 2025” fotografa una città in piena crisi occupazionale: 49.781 lavoratori, 15.558 disoccupati e quasi 75 mila inattivi. In un anno persi oltre 4.300 occupati. Il rapporto della Caritas diocesana conferma la fragilità economica delle famiglie e il fenomeno del lavoro povero.

Messina, il lavoro scompare: appena il 35,6% ha un'occupazione. La Caritas: «Oltre il 40% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro»
Messina, il lavoro scompare: appena il 35,6% ha un'occupazione. La Caritas: «Oltre il 40% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro»

MESSINA – A Messina appena il 35,6 per cento dei residenti tra i 15 e i 64 anni ha un’occupazione. Poco più di uno su tre. Tutti gli altri sono disoccupati oppure fuori dal mercato del lavoro. È questa la fotografia restituita da Messina in cifre 2025, il rapporto elaborato dall’Ufficio statistica del Comune, che descrive una crisi occupazionale profonda e una progressiva erosione della capacità economica delle famiglie. Un atto di concreta presa di coscienza che registra numeri impietosi. Su una popolazione di riferimento di 140.002 residenti in età lavorativa, 49.781 risultano occupati, 15.558 cercano un lavoro e 74.663 sono inattivi. Quest’ultima categoria rappresenta il 53,3 per cento del totale: più della metà delle persone tra i 15 e i 64 anni non lavora e non cerca attivamente un impiego.

Tra gli inattivi rientrano studenti, persone impegnate nella cura dei familiari, soggetti impossibilitati a lavorare e quanti hanno smesso di cercare un’occupazione. Non sono dunque tutti disoccupati scoraggiati. Ma la dimensione del fenomeno, e soprattutto la sua crescita, restituisce l’immagine di una città nella quale il mercato del lavoro riesce a coinvolgere una quota sempre più ridotta della popolazione. Un progrssivo deterioramento del tessuto connettivo economico di una città che scivola verso il baratro di una nuova povertà silenziosa.

Oltre 4.300 occupati perduti in un anno

Rispetto al 2024, Messina ha perso 4.371 occupati, con una flessione dell’8,1 per cento. Il confronto con il 2018 è ancora più pesante: gli occupati sono diminuiti del 14 per cento, oltre ottomila persone in meno. Il tasso di occupazione è sceso dal 38,9 per cento del 2024 al 35,6 per cento del 2025. Una contrazione che colloca Messina all’ultimo posto tra le tredici grandi città italiane considerate nel rapporto. Nel complesso delle altre dodici città, il tasso di occupazione raggiunge il 65,4 per cento. Quasi trenta punti percentuali di differenza.

Anche il confronto con gli altri grandi centri del Mezzogiorno è sfavorevole. Napoli, Bari, Palermo e Catania registrano complessivamente un tasso di occupazione del 47,1 per cento, superiore di 11,5 punti rispetto a quello messinese.

Il paradosso: diminuiscono i disoccupati, ma anche quelli che lavorano

Il dato apparentemente più favorevole è quello della disoccupazione, scesa dal 32,1 al 23,8 per cento. Ma sarebbe sbagliato interpretarlo come il segnale di una ripresa. Il tasso di disoccupazione misura infatti la quota delle persone in cerca di lavoro rispetto alla popolazione attiva, composta da occupati e disoccupati. Non rispetto all’intera popolazione in età lavorativa. Se diminuiscono le persone che cercano attivamente un impiego, il tasso può ridursi anche senza un aumento degli occupati. Ed è proprio la contraddizione che emerge dai dati messinesi: la disoccupazione scende mentre l’occupazione crolla e l’inattività aumenta. Gli inattivi, infatti, sono cresciuti del 25,7 per cento rispetto all’anno precedente. Il loro tasso è passato dal 42,7 al 53,3 per cento. Parallelamente, il tasso di attività, che misura la partecipazione al mercato del lavoro, si è ridotto dal 57,3 al 46,7 per cento.

L’allarme della Caritas: oltre il 40% dei contribuenti dichiara fino a 15 mila euro

A rendere ancora più preoccupante la fotografia dell’economia messinese sono i dati della Caritas diocesana, contenuti nel XIV rapporto sulle povertà e le risorse 2024-2025, intitolato Povertà disarmanti e realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche dell’Università di Messina. Il documento, richiamando i dati del Ministero dell’Economia relativi ai redditi del 2023, evidenzia che oltre il 40 per cento dei contribuenti del Comune di Messina dichiara un reddito annuo compreso tra zero e 15 mila euro. Una quota enorme di popolazione fiscale che dispone di entrate modeste, in un contesto già caratterizzato da occupazione insufficiente e precarietà diffusa.

La Caritas individua nella bassa occupazione, nel lavoro povero, nell’inattività giovanile e femminile e nelle carenze dei servizi alcuni dei principali fattori di vulnerabilità sociale della città. Le differenze tra i quartieri sono rilevanti. Le prime tre circoscrizioni presentano livelli occupazionali inferiori alla media comunale e una maggiore incidenza del lavoro precario. Particolarmente critica la situazione della terza circoscrizione, mentre la quarta registra indicatori mediamente migliori.

Ma la povertà non resta confinata nelle periferie. Attraversa l’intero territorio cittadino e coinvolge anche famiglie che, pur disponendo di un reddito, non riescono più a sostenere con sufficiente tranquillità le spese ordinarie. Basta un imprevisto perché la delicata stabilità diventi crisi economica familiare devastante. Il rapporto evidenzia inoltre che 28 giovani su cento, nella fascia tra i 15 e i 29 anni, non studiano e non lavorano, con punte del 33 per cento nella terza circoscrizione. Un dato che racconta anche le difficoltà di accesso al lavoro delle nuove generazioni.

La nuova povertà: avere un lavoro e non riuscire a vivere

È proprio il fenomeno del lavoro povero a rappresentare uno degli aspetti più preoccupanti della crisi sociale. Il rapporto nazionale Caritas 2026, Sempre più poveri, sempre più a lungo, segnala che il 24 per cento delle persone che si rivolgono alla rete Caritas ha un’occupazione. È un dato nazionale, non riferito specificamente a Messina, ma descrive una trasformazione che riguarda anche il Mezzogiorno: avere un lavoro non rappresenta più necessariamente una protezione sufficiente dalla povertà. La Caritas diocesana di Messina, nel proprio rapporto, richiama espressamente il problema delle famiglie composte da disoccupati, lavoratori informali o sottoccupati, spesso intrappolati in impieghi poco qualificati e scarsamente retribuiti. In una economia che arretra, non ci sono più impieghi e lavori capaci di produrre redditività sufficiente per il risparmio e men che meno per la sopravvivenza. Un dramma senza via dì uscita.

Il documento denuncia anche il rischio di impoverimento delle famiglie che restano escluse dalle misure pubbliche di sostegno economico, pur vivendo condizioni di precarietà e bisogno. È il terreno sul quale si sviluppa una povertà meno visibile di quella tradizionale. Persone che hanno ancora una casa, uno stipendio, una vita apparentemente ordinaria, ma non riescono più a conservare il tenore di vita precedente. Il mutuo o l’affitto, le bollette, la spesa alimentare, i costi dei trasporti e le necessità dei figli assorbono quote crescenti del reddito disponibile. Si riducono i consumi, si rinviano gli acquisti, si utilizzano i risparmi. Le spese impreviste diventano difficili da affrontare. Anche una famiglia che non rientra formalmente nelle statistiche della povertà può trovarsi in una condizione di vulnerabilità economica. Il rapporto nazionale Caritas segnala inoltre una crescita della povertà cronica: diminuisce la quota dei nuovi assistiti, mentre aumentano le persone che restano povere per periodi sempre più lunghi.

Una città sempre più fragile

Il quadro che emerge dall’incrocio tra Messina in cifre e il rapporto della Caritas è quello di una città nella quale si restringe la popolazione occupata e una parte consistente dei contribuenti dispone di redditi modesti. La crisi del lavoro incide direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie e, di conseguenza, sull’economia locale. Meno occupati significa una base più ristretta di redditi da lavoro, consumi potenzialmente più deboli e maggiori difficoltà per le attività commerciali che dipendono dalla domanda interna.

Non esiste, nei due rapporti, una quantificazione univoca delle famiglie messinesi recentemente scivolate sotto la soglia di povertà. Esistono però indicatori convergenti di fragilità: quasi 75 mila inattivi, meno di 50 mila occupati nella fascia considerata dal rapporto comunale, oltre il 40 per cento dei contribuenti con redditi dichiarati fino a 15 mila euro e una diffusione del lavoro precario che la Caritas considera tra le principali cause dell’impoverimento.

La crisi messinese non riguarda più soltanto chi un lavoro non riesce a trovarlo. Riguarda anche chi lavora, guadagna poco e vede progressivamente ridursi la propria sicurezza economica.

Messina, il lavoro scompare: appena il 35,6% ha un'occupazione. La Caritas: «Oltre il 40% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro»
Messina, il lavoro scompare: appena il 35,6% ha un'occupazione. La Caritas: «Oltre il 40% dei contribuenti dichiara meno di 15 mila euro»

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.