31 views 4 min 0 Comment

Sicilia, prima per le rinnovabili . Ma il conto dell’energia resta il più caro

- 23/09/2026

L’Isola guida la crescita del fotovoltaico, ma ad agosto registra il prezzo all’ingrosso più alto d’Italia. Tra limiti della rete e regole del mercato, il divario merita una spiegazione pubblica. Speculazione? O rete inadeguata?

Il sole è siciliano ma il vantaggio, per ora, non si capisce bene di chi sia. Nell’Isola aumentano i pannelli, cresce la capacità fotovoltaica ma il mercato elettrico continua a presentare un conto da primato. Una transizione curiosa: anche se in Sicilia si cambia la fonte, i siciliani subiscono il salasso.

Nel rapporto Terna di agosto 2026, la Sicilia risulta prima per incremento della capacità fotovoltaica in esercizio dall’inizio dell’anno: 584 megawatt, davanti a Lombardia e Lazio. Ma nello stesso mese conquista anche un primato assai meno invidiabile: 198,4 euro per megawattora sul mercato all’ingrosso, contro i 180 del riferimento nazionale, il PUN Index GME. Il prezzo zonale più alto d’Italia. Una maggiorazione del 10,2% circa.

Abbastanza per pretendere chiarimenti.

Il primato riguarda il prezzo zonale all’ingrosso.

Insomma, in Sicilia l’elettricità costerebbe più che altrove persino quando sole e vento arrivano a coprire il cento per cento dei consumi siciliani. In Sicilia il prezzo medio nelle fasce convenzionali di picco è pari a 168,4 euro per megawattora, mentre nelle fasce fuori picco sale a 228,4 euro.

E’ necessario comprendere come stanno le cose. Il mercato elettrico non funziona come una cooperativa nella quale si sommano i costi e si divide il conto. Sul Mercato del giorno prima le offerte accettate vengono valorizzate al prezzo marginale della zona, determinato dall’incontro fra domanda e offerta e condizionato dai limiti di trasporto. La presenza di energia prodotta a basso costo, però, non impone, da sola, un prezzo altrettanto basso a tutta l’elettricità scambiata. Poi ci sono i cavi. Meno fotogenici dei pannelli, decisamente meno adatti alle inaugurazioni, ma essenziali per capire dove finisca il beneficio delle rinnovabili. Un problema di rete?

La Banca d’Italia ha spiegato il meccanismo: quando la rete non consente di trasferire abbastanza elettricità fra le diverse aree, i prezzi possono separarsi. Una zona impossibilitata a importare energia meno costosa può pagare di più; una zona con produzione eccedente e collegamenti saturi in uscita può registrare prezzi più bassi. Per questo la crescita delle rinnovabili deve accompagnarsi allo sviluppo delle reti e degli accumuli. Altrimenti aumentano gli impianti e restano le strozzature.

La domanda è da rivolgere ad ARERA: da che cosa nasce il differenziale siciliano?

Il regolamento europeo REMIT vieta le manipolazioni dei mercati energetici all’ingrosso e prevede poteri di vigilanza, indagine e sanzione. In Italia opera ARERA, in cooperazione con ACER e con le altre autorità competenti; Terna e GME collaborano alle indagini sulle sospette violazioni. Sul versante delle infrastrutture, il Tyrrhenian Link è destinato a rafforzare i collegamenti fra Sicilia, Sardegna e Campania, migliorando la capacità di scambio e la flessibilità del sistema. Il suo contributo andrà misurato nei risultati: meno congestioni, migliore utilizzo delle rinnovabili, maggiore sicurezza della rete.

Alla politica regionale resta un compito meno cerimoniale del taglio del nastro: pretendere un rendiconto comprensibile. Celebrare la potenza installata è facile. Spiegare come quella potenza diventi un beneficio economico per il territorio richiede qualche riga in più del comunicato stampa. La Sicilia ha bisogno di sapere perché i suoi primati energetici procedano in direzioni opposte e quali interventi possano correggere il divario.

Il sole continua a fare la sua parte. Adesso si attendono gli altri.