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Crac Ascom, sedici anni dopo la resa dei conti in appello: sconto per Corona, scatta la Severino per il sindaco Mancuso

- 23/09/2026

La giustizia presenta il conto a sedici anni dai primi fuochi dell’inchiesta, chiudendo a Messina il capitolo d’appello sul disastroso fallimento della Ascom Finance, la società un tempo gravitante nell’orbita della Camera di Commercio peloritana. Il verdetto, emesso dal collegio presieduto dalla giudice Katia Mangano, ridisegna le pene e innesca un immediato terremoto politico alle falde dell’Etna.

Sotto la scure dei giudici di secondo grado ci sono due volti noti della politica siciliana. Per Roberto Corona, ex deputato regionale e figura storica della vecchia Dc messinese (assistito dall’avvocato Nino Favazzo), la condanna scende da sei a quattro anni di reclusione. Un alleggerimento tecnico, calcolato in “continuazione” con i tre anni già incassati a Roma nel 2015 e divenuti definitivi nel 2021.

Nessun ritocco, invece, per Fabio Mancuso, attuale sindaco di Adrano e coordinatore regionale del Mpa. La Corte ha confermato i 3 anni e 10 mesi del primo grado, pena che va considerata in continuazione con il patteggiamento a un anno e sei mesi già ratificato nella Capitale.

Per il primo cittadino etneo la condanna di appello attiva immediatamente i lucchetti della Legge Severino. Non si tratta di decadenza — per cui la legge richiede una sentenza definitiva — ma di un’autosospensione forzata che Mancuso, affiancato dal legale Francesco Messina, affronta senza arretrare, annunciando l’imminente ricorso in Cassazione.

«Parliamo di fatti privati di sedici anni fa, che non c’entrano nulla con il Comune di Adrano e con gli incarichi che mi avete affidato», si è difeso Mancuso, escludendo categoricamente le dimissioni per evitare l’arrivo di un commissario prefettizio. «Non ho esitato un istante: ho scelto la competenza e l’amore per la città. La guida passa al vicesindaco Agatino Perni e alla giunta. Sono sospeso dalla carica, non dalla mia attività politica. Si può servire Adrano anche, momentaneamente, senza fascia».

Le radici del crac: le polizze fantasma

La sentenza di Messina mette a sistema un’indagine complessa, sdoppiata per anni sull’asse dello Stretto e del Tevere, che deflagrò mediaticamente nell’ottobre del 2012 con l’arresto di Corona. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la Ascom Finance operava in un mercato milionario senza averne i requisiti: la società riuscì a emettere 4.100 polizze fideiussorie per un valore garantito di 500 milioni di euro, incamerando premi illeciti per oltre 14 milioni. Una bolla insostenibile crollata sotto il peso dei debiti, fino al definitivo crac sancito a Messina nell’agosto del 2013 su istanza della Procura romana. Un castello di carta che, a distanza di oltre tre lustri, continua a presentare il conto.