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Aggressione a Centocelle, arrivano le scuse della famiglia. La prof ferita: “Pronta ad abbracciarlo”

- 21/09/2026

Il messaggio dei genitori rompe il silenzio dopo l’assalto in aula. Mentre la docente si dice pronta al perdono, le indagini dei carabinieri svelano i dettagli del piano: armi acquistate sul web e un conto alla rovescia sui social. Il ministro Valditara premierà il compagno di classe che ha sventato il peggio.

Passati due giorni dai drammatici minuti che hanno sconvolto la scuola media “Giovanni Verga” di Roma, la famiglia del tredicenne autore dell’assalto invia una mail di scuse indirizzata direttamente a Isabella Marsilio, la professoressa colpita dal loro figlio con più fendenti in classe. Un messaggio privato che arriva dopo l’amaro sfogo della docente, ferita tanto dalle lame quanto dall’assenza iniziale di un segnale dai genitori del ragazzo. Quelle scuse non cancellano la gravità dei fatti, ma restituiscono una dimensione umana alla vicenda. Marsilio stessa aveva ricordato di aver già incontrato in passato madre e padre dell’alunno: persone perbene, aveva sottolineato, ma in evidente affanno di fronte al disagio del figlio, lontane dall’essere un bersaglio pubblico da colpire.

L’irruzione in aula è stata rapida e violenta. Prima lo spray urticante per saturare l’aria e disorientare alunni e personale, poi le coltellate dirette alla cattedra. Una dinamica che avrebbe potuto avere esiti ben più drammatici se non fosse intervenuto un compagno di classe. Un altro tredicenne che, con lucidità e coraggio, si è lanciato sull’aggressore riuscendo a immobilizzarlo con l’aiuto di altri studenti. Un gesto che la professoressa non ha esitato a definire provvidenziale, chiamando il giovane il suo “salvatore”, e che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha già annunciato di voler riconoscere con una premiazione ufficiale.

Isabella Marsilio, sessantasei anni e all’ultimo anno di insegnamento prima della pensione, è stata soccorsa dal 118 e successivamente dimessa dall’ospedale con una prognosi di quindici giorni. I fendenti le hanno sfiorato organi vitali, facendole temere per la propria vita, ma nelle sue parole non c’è traccia di rancore. Ha respinto ogni logica di vendetta e ha dichiarato di essere pronta, non appena le condizioni lo permetteranno, a incontrare e abbracciare il suo aggressore per tentare di comprendere le ragioni dietro al suo gesto.

Mentre la docente cerca risposte, i Carabinieri proseguono le verifiche per ricostruire la genesi dell’attacco. Sotto la lente degli inquirenti c’è la premeditazione dell’assalto. I militari hanno effettuato una copia forense degli smartphone del ragazzo e della madre, analizzando chat, ricerche web e transazioni. Le prime risultanze tratteggiano un piano studiato nei dettagli: il minore avrebbe utilizzato le carte di pagamento memorizzate sul dispositivo materno per ordinare online i coltelli e il casco portato a scuola, lasciando persino la traccia di un conto alla rovescia pubblicato su un profilo social poi oscurato. Resta aperto il nodo del movente. Se inizialmente si era ipotizzata la frustrazione per un debito scolastico e una verifica di recupero fissata per quella mattina, gli inquirenti sottolineano ora come una semplice insufficienza non basti a spiegare una pianificazione così articolata e densa di zone d’ombra.