
Una studentessa con disabilità sarebbe stata umiliata davanti ai compagni, ripresa con il cellulare e persino privata del permesso di andare in bagno. A giugno lo svenimento e il ricovero. La Procura di Lecce indaga un’insegnante di sostegno e una docente di matematica. La ragazza ha cambiato scuola.

Il cellulare è forse il dettaglio che racconta meglio di tutti questa storia. Non soltanto le parole, i richiami, la presunta umiliazione davanti ai compagni. Qualcuno avrebbe anche preso un telefono, acceso la videocamera e trasformato la difficoltà di una bambina in un’immagine da registrare. Succede, secondo l’accusa, dentro una scuola. Dovrebbe essere il posto nel quale una difficoltà viene compensata, una fragilità protetta, una lentezza accompagnata. L’inchiesta aperta dalla Procura di Lecce racconta invece, allo stato delle contestazioni, l’esatto contrario.
Due docenti di un istituto comprensivo del Nord Salento sono indagate per una serie di episodi ai danni di una studentessa con disabilità, oggi undicenne. L’insegnante di sostegno risponde dell’ipotesi di abuso dei mezzi di correzione; quella di matematica di maltrattamenti nei confronti di una minore sottoposta alla sua autorità per ragioni di istruzione. Le accuse sono ancora tutte da verificare e il procedimento dovrà naturalmente raccogliere anche le versioni delle due insegnanti.
Ma ciò che emerge dalla denuncia della famiglia è pesante proprio perché non descrive un singolo scatto d’ira, una frase sbagliata o una giornata storta. Descrive una sequenza. Gli episodi contestati si collocherebbero tra febbraio e maggio 2026. L’insegnante di sostegno avrebbe ripetutamente evidenziato davanti alla classe la lentezza della studentessa e le sue difficoltà di apprendimento, proprio mentre avrebbe dovuto aiutarla a superarle. Secondo l’ipotesi investigativa, in alcune situazioni non le sarebbe stata fornita neppure l’assistenza necessaria. Una curiosa interpretazione del verbo “sostenere”. Ancora più gravi le contestazioni rivolte alla docente di matematica. La ragazza sarebbe stata sottoposta a richiami pubblici dai toni offensivi e a comportamenti ritenuti vessatori. In un’occasione le sarebbe stato negato persino il permesso di andare in bagno.
Poi ci sarebbero i filmati. La docente avrebbe ripreso con il proprio cellulare la studentessa mentre questa manifestava evidenti difficoltà durante le attività didattiche. Video realizzati, secondo quanto ricostruito, senza che i genitori ne fossero a conoscenza. Per gli inquirenti quei comportamenti avrebbero contribuito a provocare nella minore un forte stato di sofferenza e mortificazione.
La vicenda sarebbe andata avanti per mesi fino all’inizio di giugno, quando il disagio della studentessa ha assunto una forma molto meno metaforica. Durante una lezione la bambina ha accusato un malore ed è svenuta. È stata accompagnata in ospedale dalla madre; secondo Corriere Salentino, nella caduta avrebbe anche battuto la testa. Da quel momento non avrebbe più voluto rimettere piede nella scuola.
È dopo quell’episodio che i genitori hanno deciso di denunciare. E a quel punto ciò che fino a quel momento apparteneva alle mura di un’aula è entrato in un fascicolo giudiziario. Secondo quanto riferito da Corriere Salentino e ripreso da Repubblica, la studentessa sarebbe stata già ascoltata in forma protetta nell’ambito dell’incidente probatorio e avrebbe ribadito le accuse. Anche la sorella gemella, presente in classe, avrebbe confermato alcuni degli episodi contestati. È inoltre prevista una valutazione sulla capacità della minore di rendere testimonianza. Saranno magistrati e giudici a stabilire se quei fatti si siano verificati nei termini denunciati e, soprattutto, se integrino i reati contestati. Essere indagati non significa essere colpevoli. Resta però un fatto già consumato, che non ha bisogno di una sentenza per essere misurato: quella ragazza in quella scuola non è tornata. Ha ottenuto il trasferimento e il nuovo anno scolastico è cominciato in un altro istituto. È forse questo il dettaglio più amaro. La scuola possiede una parola meravigliosa per descrivere il rapporto con gli alunni più fragili: inclusione. È scritta nei programmi, nei progetti, nelle circolari, nei convegni. Riempie documenti e presentazioni. Poi arriva un caso come questo e quella parola viene sottoposta alla prova più semplice. Una bambina entra in classe con una difficoltà. La scuola deve fare in modo che si senta meno sola. Non farle sentire, davanti a tutti, quanto è diversa.








